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Dopo un anno di viaggio, attraverso gli attuali territori del Tajikistan e
dell'Afghanistan, Xuanzang entrò nel territorio indiano attraverso la città di
Nagarahàra (odierna Jalalabad), primo importante centro situato lungo la
via della seta occidentale, da cui prosegui, dopo aver guadato il fiume
Hunza, verso Purushapura (odierna Peshawar); per il calendario
occidentale era l'anno 630.

L'Impero Harsha 

All'arrivo di Xuanzang il nord del subcontinente indiano era unificato sotto
l'imperatore Harsha di Kannauj.
Questo sovrano (chiamato anche Harshavardhana o Harsha vardhan
590 – 647) governò l'India del Nord per più di quarant'anni; era figlio di
Prabhakar Vardhan e fratello minore di Rajyavardhan, re del Thanesar.
Al culmine della sua potenza il regno si estendeva dal Punjab, al Bengala,
all'Orissa e in tutta la pianura Indo-Gangetica a nord del fiume Narmada.
Era stato incoronato re nell'aprile 606, a soli 16 anni.
Le sue imprese furono celebrate dal poeta e scrittore indiano Banabhatta,
ma il regno crollò subito dopo la sua morte. Tra il secolo VII e IX, tre
diverse dinastie lottarono per il controllo dell'India settentrionale; i
Pratahara del Malwa e successivamente Kannauj, i Pala del Bengala e i
Rashtrakuta del Deccan.

LI'mpero Chalukya

Nello stesso periodo la dinastia Chalukya regnava stabilmente su gran parte dell'India meridionale e centrale (tra il VI e il XII secolo).
Il dominio dei Chalukya segna un importante tappa nella storia del Sud dell’India e un’epoca d'oro nella storia del Karnataka. Per la prima volta un unico regno assumeva il controllo ed unificava tutta la regione tra il Kaveri e il fiume Narmada. La crescita di questo impero ebbe come conseguenza la nascita di un’amministrazione efficiente, lo sviluppo del commercio d'oltremare e  di nuovo stile architettonico che prende il nome dalla dinastia stessa.
La storia della dinastia Chalukya, tuttavia, non è così lineare come quella di altri stati
confinanti. Durante la loro storia i Chalukya regnarono con tre linee dinastiche distinte
ma a tratti connesse tra loro. La prima dinastia, nota come "Badami Chalukya", ebbe
come capitale Vatapi (moderna Badami) dalla metà del VI secolo. Iniziarono ad affermare
la loro indipendenza al declino del regno di Kadamba di Banavasi e rapidamente
consolidarono il potere durante il regno di Pulakesi II. Dopo la morte di quest'ultimo, la
Chalukya Orientale divenne un regno indipendente del Deccan e Vengi ne fu la capitale
all’incirca fino al XI secolo. Nella zona occidentale dell’altopiano del Deccan, il
rafforzamento dei Rashtrakuta a metà del VIII secolo oscurò i Chalukya di Badami prima
della ripresa ad opera dei loro discendenti, i Chalukya Occidentali alla fine del X secolo.
Questi ultimi governarono da Kalyani (moderna Basavakalyan) fino alla fine del XII secolo.

Lo stesso anno Xuanzang giunse nel famoso centro di studi buddhisti di Nalanda, vera
metà del suo lungo viaggio, e vi rimase due anni studiando con il rettore Silabhadra, di
origine bengalese, approfondendo materie come il sanscrito, la logica, la grammatica e,
principalmente, la dottrina buddhista Yogacara, la principale corrente del buddhismo
indiano, sviluppatasi a partire dal IV secolo d.C.
Secondo il racconto di Xuanzang 18 esponenti delle dinastie regnanti allora in India
ascoltarono i dibattiti a cui egli prese parte, confrontandosi non solo con gli induisti del
luogo, ma anche con la fazione buddista Hinayana e i seguaci di altre dottrine materialiste,
che lo affrontarono in un famoso confronto aperto, da cui però uscì vittorioso. Secondo
l'abitudine del tempo, che impressionò molto il giovane monaco, in tali occasioni gli sconfitti
dovevano pagare con dure punizioni, ma anche con la vita; tuttavia il magnanimo Xuanzang
volle che venissero risparmiati.

Xuanzang percorse le strade dell'India per ben quattordici anni e solo nel 644 decise di prendere la via del ritorno percorrendo a ritroso la strada verso il Pamir. Il monaco fece in tempo a lasciare il subcontinente prima dell'inizio del dilagare delle orde turche centroasiatiche, ormai convertite all'Islam, che di li a pochi anni avrebbero travolto i regni settentrionali del Kashmir e di Gandhara, nonostante il debole protettorato imposto dalla Cina nei suoi tentativi di espansione verso occidente.
Il viaggio di ritorno non fu meno avventuroso e rischioso dell'andata; Xuanzang decise di costeggiare a sud il deserto di Taklimakan, lasciandosi sulla destra le catene montuose del Kunlun e del Pamir.
Dopo il rientro in patria rifiutò la richiesta dell’imperatore Tang Tài Zòng di tornare laico
ed assumere un incarico a corte; si stabilì invece nel tempio Hongfu di Chang’an dove
riunì famosi monaci e studiosi di tutto il paese (tra cui anche esponenti della corte e del
governo, ed eruditi di origine indiana) ed iniziò un meticoloso lavoro di traduzione durato
19 anni.
Xuanzang in questo periodo tradusse 75 classici in 1335 volumi, interpretando alla lettera
ed in modo sistematico i testi fondamentali che riflettono l’intero aspetto del Buddismo
indiano del V secolo, e traducendo, anche in età avanzata, i 600 volumi della
“Prajñaparamita” (Sutra della perfezione della saggezza o Sutra della conoscenza
trascendente; nome dato ad un insieme di trentotto sutra buddhisti, i più antichi risalenti
al I secolo a.C. mentre i più tardi giungono al VII secolo d.C.; fondamento del Buddhismo
Mahàyàna insieme al Sutra del Loto). Grazie alla padronanza della cultura cinese e del
sanscrito, la sua traduzione è ancora oggi oggi la più corrispondente ai testi originali.
A parte la stesura dei testi buddisti, Xuanzang raccontò le sue esperienze di viaggio al
discepolo Bianji, che le pose per iscritto realizzando l'opera “Ricordi del viaggio in
occidente al tempo della grande dinastia Tang
”. Il testo presenta più di cento paesi visitati
nel viaggio, descrivendone sistematicamente la storia, l'esenzione e la topografia, le origini
etniche, le risorse naturali, il clima, la cultura e la politica, caratteristiche che ne fanno un
prezioso documento sull’antica storia e geografia di Afghanistan, Pakistan, India e dell’Asia
centrale.

Xuanzang dedica la prima parte del libro V alla descrizione della penisola indiana, nel suo
complesso, sotto l'aspetto geografico, morfologico, naturalistico, antropologico e politico.
Anche se non fa esplicito riferimento alle dinastie regnanti, sappiamo, come già accennato,
che la penisola ed il subcontinente erano allora divisi in due principali stati, uno dei quali -
a nord - governato dall'imperatore Harsha di Kannauj, mentre la dinastia Chalukya regnava su gran parte del territorio peninsulare. La meticolosa descrizione mette in luce principalmente la curiosità e lo stupore del giovane monaco cinese di fronte ad un mondo per molti versi profondamente diverso dal suo; a questo proposito è emblematica la descrizione dell'alfabeto utilizzato nelle lingue locali, di matrice indoeuropea, marcatamente diverso dalla scrittura ideografica in uso nell'impero cinese e giunta immutata fino ad oggi.
In molti casi Xuanzang ammette di non essere in grado di dar conto delle innumerevoli sfaccettature della società indiana di allora, come le molte etnie presenti sul territorio o i molti dialetti parlati. Anche se nell'insieme quello che emerge è il quadro di una nazione pacifica e prospera, governata da monarchi saldamente al potere e portatori di un governo saggio ed illuminato; proprio l'acume delle osservazioni non riesce a nascondere la complessità e le contraddizioni della società indiana del VII secolo, forse non dissimili dalle attuali, ma saldamente sotto controllo e forse diversamente vissute dalla stessa popolazione.
Basti pensare che una divisione in caste della società, presente già allora, appare basata unicamente sulle attività lavorative svolte dagli appartenenti, ma, incredibilmente, non esclude affatto la possibilità di unioni tra esponenti di caste diverse, e, addirittura, passaggi di casta verso l'alto o verso il basso !


D.C. Wong, The Making of a Saint: Images of Xuanzang in East Asia, in:"Early Medieval China", VIII, 2002, pp. 43 - 81

S. Hovey Wriggins, The Silk Road Journey with Xuanzang, Westview Press, Boulder, Colorado 2004.

M. Saran, Chasing the Monk's Shadow: A Journey in the Footsteps of Xuanzang, Penguin/Viking, Nuova Delhi 2005

Xuanzang and the Silk Route, by L. Chandra & R. Banerjee Hardcover, Munshiram Manoharlal Publishers Edition, 2008



L'assetto geopolitico dell'India all'inizio del VII secolo e le principali città toccate da Xuanzang
Ritratto di un principe indiano sconosciuto risalente al VII secolo; Museo Nazionale di Kabul
Dàyàn Tà o la Pagoda dell'Oca Selvaggia, dove Xianzang volle conservare la collezione di testi sacri riportati dall'india e i volumi da lui tradotti.