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Non esistono testimonianze scritte di quanto accadde in
riva al lago nella prima metà del IV secolo, ma secondo
gli autori delle recenti indagini nella palude di Nydan,
tutte e tre le imbarcazioni rinvenute nel XIX secolo
vennero certamente progettate per solcare il mare, e la
loro terra di origine non può essere che la vicina
scandinavia. È probabile che, quella sopravvissuta, abbia
potuto trasportare circa 40 guerrieri giunti per una razzia,
che, tuttavia, sarebbero stati facilmente sopraffatti dagli
abitanti del luogo.
Questi, dopo aver sgominato la banda di predoni, si
appropriarono della loro nave, ed insieme a questa fecero
a pezzi tutti gli oggetti rinvenuti sugli assalitori, comprese
le armi e gli effetti personali; addirittura vennero piegate
le lame delle spade e frantumate le aste delle frecce. Una
tale sistematica distruzione di tali oggetti, che per l'epoca
dovevano essere di notevole pregio, si spiega solo con la
necessità di dover ottemperare ad un preciso rituale: un
offerta sacrificale agli dei del lago per ringraziarli della vittoria sugli assalitori. Al termine del rituale lo scafo della nave, trascinata dalla costa fino al lago, venne squarciato a colpi di ascia e lasciato affondare, infine vennero sacrificati anche alcuni cavalli.
Il fatto che più di un vascello sia stato rinvenuto, in strati diversi del terreno melmoso, sta ad indicare che episodi come quello che (probabilmente) si verificò nella prima metà del IV secolo, dovevano essere frequenti.
Se questa interpretazione è esatta è probabile che le “incursioni” dei razziatori scandinavi sulle coste dello Jutland andassero avanti da oltre 500 anni, forse con cadenza periodica; infatti una ricostruzione storica simile si adatterebbe molto bene anche alle circostanze dell'inabissamento del vascello protostorico di Hjortspring, in una località paludosa molto vicina a Nydam Mose, avvenuto presumibilmente nel IV sec. a.C.

La barca di Hjortspring è un vascello dall'Età di Ferro, dal
profilo simile a quello di una grande canoa, di fabbricazione
scandinava, rinvenuto nel 1921–1922 ad Hjortspring Mose
(Als nel Sønderjylland). Era una una imbarcazione in legno,
di forma cilindrica, lunga complessivamente 21 m. (con 13 m.
di spazio interno per l'equipaggio), e larga 2 m.; poteva
trasportare 22 - 23 uomini che la governavano con pagaie
(data la totale assenza di scalmi per i remi); il natante sarebbe
stato costruito intorno al 400 -300 a.C.
Quando è stata rinvenuta conteneva una grande quantità di
armi e parti di armature, compresi 131 scudi di tipo Celtico,
33 umboni da scudo decorati, 138 lance d'assalto in ferro,
10 spade in ferro, e i resti di una cotta in maglia di ferro. Per questo
motivo il suo affondamento è stato interpretato come un intenzionale
“sacrificio di guerra”; una serie di oggetti “predati” ad un gruppo di
assalitori, ed offerti alle divinità lacustri in segno di ringraziamento.
In realtà la gran quantità di armi rinvenute a Hjortspring lascia supporre
che si sia trattato di un assalto in grande stile, compiuto con più di una
imbarcazione, e con un piccolo “esercito” formato da un centinaio di uomini almeno; di questi 10 o 12, di rango più alto, impugnavano spade e, contestualmente, indossavano cotte di maglia; vi erano poi circa 80 soldati armati lance e scudi. Non vi sono due spade o lance uguali tra loro, a dimostrazione che queste erano le armi personali dei singoli guerrieri, probabilmente forgiate “su ordinazione”. Dentro e intorno alla barca erano disseminati altri oggetti riferibili a questo piccolo esercito: spade, lance e punte di lancia, scudi di legno, che all'occorrenza diventavano recipienti di legno, cucchiai e piatti in legno e pale in legno d'acero. Le asce da battaglia, bene attestati in contesti più tardi, tra cui lo stesso Nydam Mose, non sembrano aver fatto parte dell'armamento di questi uomini.
La barca di Hjortspring è, ad oggi, il più antico natante conservato, interamente realizzato con assi di legno, e i suoi confronti più diretti, in Scandinavia, sono le migliaia di immagini di navi incise su pietre risalenti all'età del bronzo nordica.
Il singolare profilo che caratterizza queste antichissime imbarcazioni, a due archi paralleli, non è stato ancora interpretato dal punto di vista funzionale. Le due assi ricurve che spuntano, a poppa e a prora, collegate con un bastone verticale, non sembrano aver avuto alcuna funzione particolare per la stabilità della canoa. Questi pali ricurvi che concludevano l'imbarcazione su entrambi i lati, infatti, potevano essere sufficientemente robusti per fissare le assi utili a prolungare e concludere lo scafo per l'intera sua lunghezza.

Ma da dove giungevano i “pirati” che, in questo arco di tempo, battevano le coste orientali dello
Jutland ?
In linea di massima la costa nord della Norvegia, impervia, inaccessibile e caratterizzata
dai lunghi e profondissimi fiordi spesso accessibili solo dal mare, è la terra che più di ogni altra si
identifica con il Popolo dei Vichinghi, così come comparvero nelle cronache europee a partire
dal IX secolo. Effettivamente un gran numero di relitti di navi nordiche sono stati rinvenuti lungo la
costa nord occidentale della Norvegia, ed alcuni di questi stanno a testimoniare che gli abitanti di
quelle terre solcavano il mare ben prima dell'inizio “ufficiale” dell'era dei Vichinghi. Almeno due di
queste imbarcazioni, conservate purtroppo in maniera frammentaria, sono confrontabili con quella di Nydam e vengono datate nello stesso arco di tempo o poco dopo.
Si tratta dei relitti di Halsnøy, datato al V secolo d.C., e di quello di Kvalsund della fine
del VII.

I resti della barca di Halsnøy sono stati rinvenuti nel 1898 in una palude presso Hordaland,
nella Norvegia occidentale.
Analogamente all'imbarcazione di Nydam. il fondo dello scafo era costituito da un unico
lungo asse, mentre ogni fiancata era costituita da due corsi di fasciame sovrapposti,
realizzati in legno di pino. La barca è stata molto danneggiata durante il recupero: solo
un paio di corsi di fasciame, una costola e uno scalmo si sono conservati; era certamente
spinta a remi dal momento che non sarebbero state rilevate tracce di un albero o altri
elementi particolari.
Le costole erano unite al fasciame con legature in cavo di rafia (i fori passanti misuravano
circa 2 mm. di diametro). In alcuni fori erano presenti resti di piccoli tasselli o spine in legno
inseriti per stabilizzare la cucitura.
Le tavole del fondo erano impermeabilizzate con strisce di stoffa di lana intrisa nel catrame.
I pochi resti della barca rendono difficile stiramene la lunghezza complessiva; l'imbarcazione
era probabilmente molto simile a un færing di circa 17-18 m.

(Le parti originali sono esposte al museo marittimo di Bergen, in Norvegia.
Una replica è stata costruita nel 2007 da Knut Sørnes costruttore di barche. La
replica misura 5,45 m di lunghezza, con un raggio di 1,20 m., ed è esposta nel museo
di Horda in Norvegia)








Le due imbarcazioni, dette di Kvalsund, sono state rinvenute ad Herøy, nella contea di
Møre og Romsdal (Norvegia), nel 1920; sono state costruite circa 100 anni prima della
cosiddetta “età dei vichinghi”, ovvero intorno al 690-700 d.C. (datazione al Carbonio 14).
La barca più grande, lunga 18 m. e larga 3,2 m., poteva ospitare 20 rematori, con 10 paia
di remi sostenuti da scalmi fissati lungo le fiancate. Il remo che fungeva da timone era fissato
sul lato destro dello scafo, proprio come nelle navi vichinghe più tarde.
Il suo profilo era leggermente più in stondato rispetto a quella di Nydam Mose, così da
poter trasportare un carico maggiore. Non è stata trovata alcuna traccia di un eventuale
sistema di fissaggio di un albero, per cui non è certo che la nave fosse dotata anche di una
vela. Tutte le parti erano fissate con spine in legno, mentre le costole erano legate ai
morsetti con corde. Molti ricercatori ritengono che sia stata usata solo per il traffico locale.
Questa imbarcazione testimonia della rapida evoluzione, avutasi in soli 200 anni, nel disegno
e nella fabbricazione delle navi nordiche; l'assottigliamento dello scafo, l'innalzamento della
chiglia e del profilo del fondo, la diminuzione drastica del pescaggio, e, soprattutto, la
comparsa del classico profilo
verticale, a poppa e a prora,
dimostrano la sempre maggiore
dimestichezza delle popolazioni
scandinave con il mare e la
navigazione. Molti dati, archeologici
e iconografici, suggeriscono che in
questa fase le imbarcazioni fossero
spinte unicamente a remi (ma
Tacito
XLIV
, lascia intendere che le navi
nordiche del suo tempo disponessero
anche di una vela); la loro estrema
maneggevolezza, anche nelle più
avverse condizioni imposte dalla
natura dei luoghi, sta ad indicare che non venivano utilizzate solo per brevi spostamento o piccolo cabotaggio.

Considerato che queste
imbarcazioni erano molto
più piccole delle classiche
navi vichinghe, e che non è
certo che fossero provviste
di vela, è improbabile che i
“pirati” di Nydam abbiano
compiuto un lungo viaggio per giungere alla loro meta; verosimilmente partirono da una località posta lungo la costa del mare di Skagerrak o del mare di Kattegat; in quest'ultimo caso avrebbero potuto facilmente navigare lungo le coste delle isole di Sjælland e Fyn. Queste terre del resto vennero ripetutamente frequentate dalle popolazioni scandinave come risulta dalla presenza di altri relitti di navi vichinghe: quello di Ladby (X secolo, isola di Fyn), e quello di Roskilde (XI secolo, isola di  Sjælland).

La prima testimonianza storica di un'incursione di uomini del nord sul suolo europeo (per la precisione inglese), sembra essere quella riportata dalla Cronaca Anglosassone, nell'anno 787 (o 789 ?); in quell'anno, essendo re Beorhtric del Wessex (786 - 802), approdarono tre navi degli “uomini del Nord” (Nordemanna), o Danesi (Deniscra) come li definisce l'ignoto autore, che uccisero il locale agente delle imposte che si era recato a riceverli. L'episodio è stato localizzato lungo la costa meridionale del  Wessex, nei pressi dell'isola di Portland. Le parole del cronista lasciano intendere, tuttavia, che quello non fosse il primo “contatto” con i popoli del nord, dal momento che egli cita chiaramente la Danimarca come la loro terra di origine.

“dcclxxxvii. Her Brihtric cing nam Offan dohter Eadburghe to wiue, J on his dagan coman ærost iii scipa Nordmanna of Heredalande; þæt wæran da æroston scipa Deniscra manna da Angelcynnes land gesohton”.
“Hic 'Brihtricus rex accepit filiam regis Offe sibi in uxorem, et' uenerunt .iii. Prome naues de Danis; 'prime fuerunt', quia numquam (ante has), postquam Angli 'intrauerunt Britanniam' uenerunt alie” (Canterbury Bilingual Epitome, circa 1100 d.C.)


“Quest'anno (787 d.C.) il re Bertric (Beorhtric) prese Edburga figlia di Offa come moglie. E negli stessi giorni giunsero per la prima volta tre navi condotte dagli Uomini del Nord, provenienti dalla terra dei briganti. Il reve (In seguito detto "Sheriff"; ovvero il Reve, o steward, della Contea "Exactor regis"), poi, si recò presso di loro e li guidò in città del re; ma poiché non sapeva chi fossero, venne anch'egli ucciso. Queste furono le prime navi degli uomini danesi che ha toccarono la terra della nazione inglese”.

Un secondo episodio, all'inizio dell'anno 793, è localizzato lungo la costa orientale della Britannia, nel regno di Northumbria; secondo le cronache la scorreria culminò nella distruzione del monastero di Lindisfarne (“Holy-island”), l'8 gennaio (ma alcuni editori del testo ritengono debba trattarsi dell'8 di luglio). Il monaco Alcuino, alla corte di Carlo Magno, scrisse in proposito: “
mai prima d'ora un tale terrore era apparso in Gran Bretagna, come quello che ora abbiamo sofferto, da una razza pagana... I pagani hanno versato il sangue dei santi intorno all'altare, e calpestato i corpi dei santi nel tempio di Dio, come letame per le strade”.
Le successive incursioni vichinghe, nel 875, causarono l fuga dei monaci dall'isola con le reliquie di San Cuthbert (ora sepolte nella Cattedrale di Durham).

“.dccxciii. Her wæron rede forebycna cumene on Nordymbra land, J gæt folc earmilce (drehtan), dæt wæran ormete ligræscas, J wæran gesawanæ fyrene dracan on dan lifte fleogende. 'And' sona fyli'g'de mycel hunger, j æfter dan des ylcan geares earmlice hædenra hergung adyligodan Godes cyrican in Lindisfarenaee, dur'h' reaflac J manslyht”.
“Hic ostensa sunt saua prodigia in Nordhumbra, que populum (miserabiliter terruerunt. Nam ignei dracones uisi sunt in aere), et statim secuta est magna fames. (E)odem anno paganorum irruptio totam regionem et ecclesias depredauit et uastauit terram rapinis et homicidiis. Translatio sancti Albani martiris” (Canterbury Bilingual Epitome, circa 1100 d.C.).


“Questo anno (793 d.C.) si manifestarono terribili avvertimenti sulla terra di Northumbria, terrorizzando più dolorosamente le persone: questi furono immense lame di luce che correvano attraverso l'aria, e turbini, incendi, e dragoni che volavano attraverso il firmamento.  Questi colpi tremendi furono seguiti presto da una grande carestia, e non molto dopo, nel sesto giorno prima delle idi di gennaio dello stesso anno, le incursioni terribili di uomini pagani causarono la tremenda devastazione della chiesa di Dio nell'Isola Sacra, razzie e stragi.  Siga morì nell'ottavo giorno prima delle calende di marzo”.

C. Engelhardt, Denmark in the Early Iron Age, illustrated by recent discoveries in the Peat Mosses of Slevig, ed. by Williams and Norgate, London 1866

C. Engelhardt, Kragehul Mosefund 1751 - 1865. Et overgangsfund mellem den ældre og mellem-jernalderen, Kjøbenhavn 1867

H. Shetelig, Fr. Johannessen, Kvalsundfundet og andre norske myrfund av fartøier. Med botaniske bidrag av Jens Holmboe og Knud Jessen, Bergens Museums skrifter. Ny rekke. bd. 2. no. 2.1929.

O. Crumlin-Pedersen, Skin or wood ? A study of the origin of the Scandinavian plank-boat, in O. Hasslöff, H. Henningsen, A.E. Christensen, (eds.), Ships and shipyards, sailors and fishermen: Introduction to Maritime Ethnology. Copenhagen, 1972, pp. 208-234

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A. Rau: Nydam Mose - Die personengebundenen Gegenstände, Publisher: Aarhus Universitetsforlag, Zentrum für Baltische und Skandinavische Archäologie, Jahresbericht 2010




Punte di lancia provenienti dalla palude di Nydam, parte dell'armamento dei guerrieri nordici (IV sec. d.C.)
I resti della barca di Hjortspring (a sinistra), e, sotto, la sua ricostruzione; V-IV sec. a.C.
Molto interessante è il fatto che le tavole della barca di Halsnøy vennero tagliate da “quarti di tronco”, segati in modo che gli anelli annuali si venissero a trovarsi in diagonale nella sezione delle tavole stesse. Questo sarebbe stato fatto deliberatamente per rendere il fasciame più resistente alla possibile fessurazione causata dall'attrito dei ceppi “frustati” dalle costole. È stato anche notato che, in questo modo, le tavole hanno una maggiore tenuta stagna, che non avendo gli anelli radiali posti ad angolo retto in rapporto alla superficie.
Replica moderna della barca di Halsnøy, 2007
Come accennato non è stato rinvenuto alcun blocco per l'albero, o paramezzale nella coperta di Kvalsund; tuttavia due degli oggetti inventariati al momento della scoperta, e nella relazione del 1929, sono etichettati specificamente come i possibili frammenti di un albero. Haakon Shetelig (25 giugno 1877 - 22 luglio 1955), autore del rinvenimento, era convinto che questi elementi facessero parte di un albero rotto. Si tratta di un asta rotonda di pino lunga 5 m, spezzata in entrambe le estremità; l'estremità più stretta misura 68 millimetri di diametro, l'altra (quella inferiore) 115 millimetri. Questa si lega, presumibilmente, ad un altro frammento di pino, lungo 80 cm e largo 12; le estremità sono molto deteriorate e non ricollocabili con esattezza; tuttavia secondo Shetelig, sulla base della relazione di scavo, "se le fratture dei due pezzi vengono unite, l'albero sarebbe conservato per una lunghezza di almeno 5,75 metri". Questo potrebbe aver misurato dai 6 agli 8 metri; il diametro dell'asta, inoltre, si adatta bene alle misure di un tronco di pino, che era usato frequentemente per gli alberi delle navi nordiche.
Copia della barca di Kvalsund nel museo di Sunnmøre nel Lesund
La barca più piccola era un Faering (scafo per due soli rematori), lungo 9.55 m. e largo 1.50 m.; dotata di timone di poppa (styri) e di due paia sole di remi. Lo scafo era composto da 5 fasce di quercia per ogni lato, fissate a costole di pino.
(Una copia in scala 1/1 della nave si trova nel museo di Sunnmøre nel Lesund – Norvegia; una ricostruzione realizzata da Sigurd Bjørkedal nel 1973 si trova al Herøy Coastal Museum, in Herøy, Sunnmøre; Le parti originali sono invece al Bergen Maritime Museum, della University of Bergen -Norvegia).