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Il regno centro asiatico degli Huna Ephthaliti
dalla fine del IV secolo alla metà del VI
secolo d.C.


Il regno Ephthalita, per le dimensioni, la potenza militare
e la floridezza economica  raggiunte intorno alla metà del
V secolo, era ben noto ai geografi e agli annalisti
contemporanei, che in molti casi non mancarono di riportare
nelle loro opere varie notizie su di esso.
La natura geografica della regione, tuttavia, per la presenza
di catene montuose tra le più alte al mondo (Hindu Kush),
ed alcune tra le più inaccessibili aree desertiche dell'Asia
centrale (il Gobi e il Taklamakan), nonché la natura
montagnosa ed impervia dell'intera regione, favorirono un
certo isolamento, di quel regno, nei confronti delle nazioni
circostanti; situazione questa che si è protratta fino ad oggi,
ma che nell'antichità fu particolarmente penalizzante per
quanto riguarda la circolazione delle genti e delle notizie.
Non è un caso, allora, che gli scambi economici e culturali
maggiormente proficui siano stati intrapresi tra i regni centro
asiatici e i grandi imperi indiani, soprattutto il grande regno
Gupta Rajavamsa, fiorito nella parte centrale della penisola
indiana, tra il III e il VI secolo.
In questo stesso periodo, inoltre, mentre autori occidentali
come Prisco e Procopio riportavano per lo più scarse
notizie di seconda mano, un grosso aiuto per la ricostruzione
storica e la definizione geografica del regno Ephthalita,
viene dalle cronache cinesi dell'epoca delle dinastie Tang e
Liang (502 - 587 e 618 - 907 d.C.).
Questi testi segnalano puntualmente le ambascerie che
giungevano dai regni confinanti, e, sulla base delle
informazioni di cui i cronisti disponevano, riportano in
maniera approssimativa le distanze percorse per i loro viaggi.







debbano identificarsi con quella nazione centro asiatica che, in occidente, si riteneva governata da una popolazione nomade detta “Unni Bianchi” (fauxol oovvoc, ma anche Sita Huna o Sveta Huna). Sempre secondo le cronache cinesi i sovrani di Hua si fregiavano del titolo (evidentemente onorifico) di “Yen-tai-i-li-t'o”, che coincide probabilmente con gli “Abdelai” o Ephthalitai di cui parlano gli autori di lingua greca, e gli “Hep't'al” delle fonti armene contemporanee. Secondo l'etimologia proposta nel X secolo da Bal'ami la parola “Hephthalites, nel linguaggio di Bukhara ha il significato di 'uomo forte'. Una parola simile esiste anche nel Khotanese Saka, e significa uomo valoroso, valente” (Abu ‘Ali Muhammad b. Muhammad al-Bal‘ami; vizir samanide e storico persiano che scrive intorno al 963 c.a.)

La data della presa del potere da parte degli
Ephthaliti non è nota con esattezza, ma potrebbe
situarsi nel corso della seconda metà del IV
secolo o all'inizio del V, dal momento che questa
dinastia risulta già conosciuta in Cina nel 456, a
partire da una loro ambasciata (probabilmente la
prima di cui si abbia notizia) nel Wei
Settentrionale;  nelle cronache del  T'ung-tien
è riportato che questa giunse ottanta o novanta
anni dopo la nascita del loro  impero.

Secondo il Liang-shu (Liang Zhu), invece, altre cinque ambascerie furono inviate dal paese di Hua alla corte di Liang, tra il 15 anno di T'ien-chien (516) ed il 7 anno di Ta-t'ung (541); è probabile che proprio grazie a queste ambasciate siano giunte in Cina le prime informazioni relative ai regni di Hua e Po-t'i, confluite poi negli annali della dinastia Liang. In quella data, gli Ephthaliti erano all'apice della loro potenza, e  controllavano tutti i paesi di seguito menzionati.
Nell'arco di circa un secolo infatti, secondo la
stessa fonte, essi sarebbero riusciti a
sottomettere le tribù di intere regioni come
Po-ssii
(Persia orientale), P'an-p'an
(regione di Warwaliz, l'antica capitale del
Tokharistan), Chi-pi (Kashmir), Yen-ch'i
(Karashar, Kazakhstan), Kuei-tzu e Shu-le
(Kucha e Kashgar, oggi nella prefettura di
Aksu, Xinjiang, Cina), Ku-io (Aksu, sempre nella provincia cinese di Xinjiang, oggi capitale della omonima prefettura), Yii-t'ien (regione di Khotan, lungo il limite meridionale del deserto del Taklamakan), e Chii-p'an (Karghalik, al limite occidentale della medesima regione), e ad espandere il loro territorio “per migliaia di li”.
Gli stessi annali, infine, registrano l'arrivo di altre due ambasciate tra il primo e il 7° anno di Pcu-t'ung (520 e 526), e tra il primo e il 7° anno di Ta-t'ung (535 e 541).

Per una migliore localizzazione della terra degli
Ephthaliti (Hua) bisogna ricorrere ancora al
Liang-shu
(Vol 54), il quale descrive "…
Il paese di Po-t'i, il cui re è chiamato
Ghih Shih-chi-i, e che probabilmente
discende da un ramo degli Hsiung-nu.
Kuan Ying degli Han mosse guerra agli
Hsiung-nu e sterminò un corpo di cavalleria
al confine di Po-t'i. Attualmente (il paese)
si estende ad est del paese di Hua alla
distanza di sei giorni di viaggio. Ad ovest
si estende fino alla lontana Po-ssu (Persia). La terra produce grande abbondanza di cibo, come riso, grano, angurie ed altri generi di frutta, quasi come nel paese di Hua. Nel III anno di P'u-t'ung (522) il sovrano di Po-t'i inviò un ambasciata per offrire quei loro prodotti
".

Nella biografia di P'ei Tzu-yeh (Tsu Ye o Tzu-Yeh Shi, influente geisha e celebre poetessa che visse sotto la dinastia Jin tra la fine del III e l'inizio del IV secolo,) è riportato quanto segue: "A quel tempo (quando era al servizio di Kao-tsu dei Liang) degli ambasciatori giunsero, passando per Min-shan-tao, da Po-t'i e dal paese di Hua entrambi situati oltre della frontiera di nord ovest, per versare il loro tributo. Questi due paesi non avevano mai inviato degli ambasciatori (in Cina) per generazioni, e nessuno seppe mai della loro origine”. Da passo risulta, forse per la prima volta, l'identificazione di Po-t'i e Hua, formulata anche dall'autore del Liang-shu.

In conclusione Hua è il nome di un regno, il cui sovrano viene citato, nelle cronache cinesi, anche con il titolo di Yen-tai-i-li-t'o (i.e. Yeptailitha); nelle stesse fonti il nome della dinastia ricorre anche come I-ta (o una sua variante I-tien o Iep-tien), e i loro sovrani portavano tale nome come titolo onorifico. Negli autori di lingua greca è utilizzato il termine Abdelai o Ephthalitai; nelle fonti armene Hep't'al; ancora, nei testi persiani Hèftàl ed anche hyòn; in arabo Haital e nelle fonti persiane più tarde Hètàl.
Il Liang-shu localizza il regno di Hua ad una distanza di viaggio di sei giorni ad ovest di Po-t'i o Bakhdhi (Balkh). Nello stesso testo, infine, è riportata anche l'indicazione, preziosa, secondo cui l'impero di Po-ssii (Persia) era situato ancora più ad ovest rispetto a Hua.
Sulla base di tutte queste indicazioni si può concludere che il regno denominato Hua sia da localizzarsi nella regione attraversata dal corso centrale del fiume Oxus (Amu Darya, detto anche Oxus - dal greco - e Amu; il più grande fiume dell'Asia centrale, formato dall'unione dei fiumi Vakhsh e Panj. Anticamente il fiume veniva indicato come confine tra Iran e Turan).

È probabile che il regno degli Ephthaliti si si sia espanso verso sud, nell'attuale regione di Ghor (nel centro dell'Afghanistan), solo nel VII secolo. Non è chiaro se il territorio che le antiche cronache chiamano Hua (attuale Tukharistan) possa essere considerato come il centro dell'impero degli Ephthaliti fin dal suo sorgere; potrebbe trattarsi anche di uno dei territori di confine del loro vasto regno, che comprendeva Khorasan, Tukharestan, Sogdiana, Gandhara, il nord delle montagne T'ien-shan, ed una parte di Turkestan cinese. Po-t'i, invece, essendo una delle regioni periferiche, era anche quella da cui le ambascerie potevano raggiungere in maniera più agevole il territorio cinese, e che, nella semplificazione imposta dai cronisti, finiva per identificare l'intero regno Ephthalita. (Ghor è una delle trentaquattro province afghane, localizzata nell'Afghanistan centrale, verso il nord ovest; la capitale è Chaghcharan. Il nome "Ghor" deriva dall'Avestano “Gairi” e dal Sanscrito “Giri”. nella lingua Bactriana, più tardi, è divenuto “G'wrao” con il significato di "montagna"; nel Pashto moderno la parola “Ghar” ha mantenuto lo stesso significato).

Tra gli autori occidentali Procopio, che scrive alla metà del VI secolo, quando gli Ephthaliti erano all'apice del loro potere, riferisce che di una grande città chiamato Gorgo, che può essere identificata anche con Ghor (a parziale conferma che Hua può essere stato solo un altro importante centro dell'impero Ephthalita). Procopio  (I, in, 2; I, iv, 10) li descrive in questi termini "Gli Unni Ephthalitae, che sono detti anche Unni Bianchi, sono della stessa etnia degli Unni; nondimeno essi non si mescolano con le altre tribù degli Unni da noi conosciute, in quanto non occupano terre confinanti, e neanche vicine tra loro; il loro attuale territorio si trova immediatamente a nord della Persia, così come la loro città, chiamata Gorgo, si trova [sempre] a nord non lontano dal confine persiano; di conseguenza essa diviene spesso oggetto di contese territoriali tra le due popolazioni. Essi non sono nomadi come le altre tribù degli Unni, ma da un periodo lungo si sono stabiliti in una territorio accogliente; come risultato di questo stato di cose non hanno mai fatto alcuna incursione nel territorio romano ad eccezione dei casi in cui si allearono con l'esercito dei Medi. Tra tutte le tribù degli Unni sono quelli che si caratterizzano per i volti dalla carnagione chiara e l'espressione non sgradevole; è anche vero che il loro modo di vivere è molto diverso da quello dei loro parenti, in quanto non praticano un'esistenza selvaggia come gli altri [Unni]; invece sono governati da un re e possiedono una costituzione legale, osservano le leggi e la giustizia nei rapporti tra le persone e con i popoli vicini, in nessun modo sono da meno dei romani e dei persiani".
Procopio (1.3) riporta anche la notizia secondo cui, quando un uomo muore, la legge di Ephthaliti prescrive che con lui si debbano seppellire vivi i suoi compagni. Una famiglia ricca, inoltre, può far costruire un edificio (per custodire il cadavere) che viene chiamato "ka'ba”. Il fatto che gli Ephthaliti realizzassero delle tombe e seppellissero i morti, dimostra che non furono mai degli Zoroastriani osservanti. Questi ultimi, infatti, usavano lasciare i cadaveri all'aperto.

Il nome Huna, infine, appare nelle cronache indiane, tra la metà del V e la prima metà del
VI secolo d.C.; con questa definizione i testi locali sembrano riferirsi proprio agli Ephthaliti.
Uno dei testi epigrafici più importanti per questo periodo, l'iscrizione sul monumento che
commemorava la vittoria di
Yashodharman, re di Malwa, su Mihirakula (nel 528) re di
una popolazione che aveva invaso l'India centrale, li indica, appunto, con il termine Huna.
Dall'accostamento dei dati storici (soprattutto epigrafici) sembrerebbe che alla fine del V
secolo l'impero Gupta sia entrato in crisi anche a causa dell'espansione, verso est, degli 
Huna Ephthaliti.

Tra il 485 e il 510 dC anche il piccolo regno vassallo di Malwa (oltre ad altri territori
nell'India centrale come Gujarat e Thanesar), dovette a sua volta sottomettersi agli Huna
Hephthaliti. Tôramâna (448 - 510 d.C. ca.) è stato forse il primo re Huna ad estendere
il proprio dominio fino al centro dell'India. Una delle conseguenze di questa situazione è
stata la frammentazione di parte del territorio in diversi piccoli regni.
Nell'iscrizione di Eran il re Huna Tôramâna è menzionato come Rajadhiraja Maharaja
Toramana Shahi Jaula
. Il testo si data al suo primo anno di regno, e riferisce che il
territorio di Malwa era allora incluso nel suo dominio. Secondo un iscrizione rinvenuta nel
1983 a Risthal, il re di Malwa Prakashadharma Aulikara lo avrebbe sconfitto nel 515
d.C. Gli succedette suo figlio
Mihirakula.
Quest'ultimo governò il suo popolo dal 502 al 530. Viene descritto nella "Cronologia
delle Regioni Occidentali" di Hsüan-tsang (VII sec.) come un buon governatore che si
prodigò per rafforzare ed estendere il suo regno nei territori vicini. La sua iscrizione di
Gwalior indica il limite raggiunto dal territorio da lui conquistato nel 15° anno del suo
regno. Nel 528, tuttavia, ricevette una dura sconfitta da parte de re di Malwa Aulikara
Yasodharman
, e dall'imperatore Gupta Narasimhagupta Baladitya (dal 495 d.C. a data
ignota). Dopo il 533 si sarebbe definitivamente ritirato dalle pianure dell'India del nord, rifugiandosi in Kashmir, e stabilendo la sua corte a Sialkot (morì forse nel 533). Mihirakula è anche ricordato dalle contemporanee cronache indiane e cinesi per la sua crudeltà, la distruzione di templi e monasteri, e per la sua particolare ostilità verso buddismo. Si considerava, tuttavia, un fedele di Shiva.

Le colonne iscritte di Sondani (nel Distretto di Mandsau), fatte erigere da Yasodharman a ricordo delle sue imprese militari, riportano che il suo regno si estendevaallora fino all'Himalaya, nel nord, e a Travancore nel sud, sebbene ciò appaia piuttosto improbabile.
Sulla base delle iscrizioni note sembra che i Gupta, sebbene il loro potere fosse molto indebolito, abbiano continuato a resistere all'avanzata degli Huna. Narasimhagupta Baladitya (495) tentò un'alleanza con i regni indipendenti e riuscì a liberare gran parte dell'India del nord intorno al 530. La successione dei Gupta nel corso del VI secolo non è del tutto chiara, tuttavia l'esponente di maggior spicco della dinastia, in questi anni, dovette essere il re Vishnugupta  (540 - 550 ca.). Oltre all'invasione degli Huna, i fattori che contribuiscono al declino dell'impero includono le lotte interne al confinante regno Vakatakas e l'ascesa del potere dei re di Malwa.

Secondo Tabari (Amul, 839 - Baghdad, 923), il Khakan, re dei Turchi, invase il territorio della Persia al tempo di Bahram Gur (Bahram V quattordicesimo imperatore Sassanide 421 - 438) con 250,000 uomini al seguito, ma venne duramente sconfitto e privato di tutti i territori che gli erano appartenuti. Bahram Gur poté stabilire, così, un marzban (comando militare o marca di confine) sul territorio conquistato; ricevette la sottomissione degli abitanti nelle regioni che confinavano col territorio dei turchi; fece erigere delle fortificazioni sul confine tra la terra di Persia ed il territorio delle popolazioni sottomesse; inviò, infine, un generale nella regione oltre il fiume Oxus per sottometterne gli abitanti. (Generalmente si ritiene che Tabari si sia basato su traduzioni arabe del Khodhdindme, una storia “ufficiosa” della Persia Sassanide compilata sotto il regno di Khosro I (531 - 578) e i suoi successori fino a Yazdegerd III (632-651/652). Tuttavia il Khoddindme stesso, e le sue eventuali traduzioni arabe, sono andate perse da tempo).

Risale al 630, circa, il transito del pellegrino cinese
Chen Yi Xuanzang attraverso i territori afgani di  Balkh,
Konduz,  Bamiyan e Kapisa; da qui, attraverso il passo
di Khyber si dirisse verso Peshawar e l'India. Descrivendo
il suo soggiorno a Kapisa (circa 60 Km a nord di Kabul), 
Xuanzang parla della città come della residenza di una
dinastia regnante, di profonda fede buddista, il cui sovrani
appartenevano alla casta Kshattriya, l'elite militare della
società, e controllavano molti altri stati confinanti.
Dalla lunga descrizione di Kapisa risulta chiaro che, in
quel momento, si trattava della città dominante dell'intero
regno, un importante emporio e centro produttivo,
nonché prospero centro religioso. Si ritiene che il potere
politico dei suoi re fosse, tuttavia, limitato a Kabul,
Laghman, Jalalabad e Gandhara.
Anche se l'autore non lo afferma in maniera esplicita è
probabile che la dinastia regnante di cui parla sia una di
quelle instauratesi in maniera autonoma dopo il rapido
declino del regno Ephthalita nel 530 d.C. causato dalle
sconfitte inferte dall'impero Gupta (528) e dalla coalizione
tra turchi Occidentali e Sassanidi guidati da Bahram V.
Nel corso dei decenni successivi il territorio degli Hephthaliti,
gravitante su Kabul, era tornato sotto il controllo dei Sassanidi;
ma il loro governo non riuscì ad evitare l'instaurarsi di un secolo
di anarchia, durante il quale quasi ogni valle dovette passare sotto il controllo
di principi locali, forse discendenti degli antichi Kushan o degli stessi
Hephthaliti. Molti di loro dovettero anche adottare la religione dei loro sudditi.
Di questo travagliato periodo di passaggio è testimone proprio Xuanzang,
le cui precise osservazioni, raccolte durante il suo viaggio durato dal 630
al 644, offrono le descrizioni più chiare e preziose delle valli del nord
dell'Afghanistan, dal tempo dei geografi greci. Egli, come accennato,
avrebbe soggiornato a Kapisa da maggio ad agosto del 630, e di nuovo
per una settimana nel corso del viaggio di ritorno, nel 644, quando visitò
anche l'altra grande capitale della regione, Kabul.
Della città riferisce: “Il clima è il freddo [e a volte] ghiacciato; gli uomini
sono per loro stessa natura feroci ed impetuosi nel carattere; il loro
re è turco. Professano una fede profonda per i tre preziosi oggetti di
culto [del buddismo], e sono stimati per l'impegno nell'apprendere ed
onorare la virtù
”. 
In questo lasso di tempo, per il quale si hanno solo notizie frammentarie, si
daterebbe la costruzione delle due colossali statue di Buddha della valle di
Bamiyan. La più piccola delle due viene datata tra il 544 e il 595, la più
grande, che ritrae il Dipankara Buddha, tra il 591 e 644. Xuanzang descrive Bamiyan come un fiorente centro buddista "con più di dieci monasteri e più di mille monaci". Entrambe le colossali immagini del Buddha erano "decorati con gioielli e lamine d'oro"; ed infine, Xuanzang parla di una terza statua del Buddha giacente, ancora più grande delle altre.

Al-Biruni, nella sua opera sull'India, parla dell'esistenza di un regno turco, che si estendeva sulla regione di Kabul, durante l'espansione musulmana verso est, ancora esistente dopo 664 (anno del passaggio di Xuanzang), e del regno indipendente di T'u-Chueh, esteso su Gandhara e Kabul, esistente ancora nel 753 circa. (Al-Biruni Chorasmia, 15 settembre 973 - Ghazna, 13 dicembre 1048, è considerato tra i più grandi studiosi del mondo islamico medievale; esperto in matematica, l'astronomia, scienze fisiche e naturali, si distinse come geografo, storico, cronologista e linguista. Considerato anche un imparziale scrittore sui costumi e credenze di varie nazioni, gli fu dato il titolo al-Ustdadh -"Il Padrone". È considerato, inoltre, il fondatore di Indologia e il "primo antropologo" della storia, per la sua straordinaria descrizione dell'India, risalente all'inizio dell'XI secolo - anche se il primo studio approfondito di quella terra redatto da un occidentale, è quello dall'ambasciatore greco Megasthenes -ca. 350 - 290 a.C.-, dal titolo “Indica” in quattro volumi)

Il regno degli Huna Ephthaliti attraverso i dati storici e storico artistici



Massima estensione ipotizzata per il regno degli Huna Hephthaliti, intorno alla metà del VI secolo d.C., al tempo della loro penetrazione nell'interno dell'India, a spese dell'impero Gupta. In rosso l'indicazione degli imperi confinanti e i nomi delle province occupate dagli Huna, sulla base di quanto riportato nelle cronache cinesi del tempo.
T'ung-tien o Tongdian ("Istituzioni Comprensive") è una storia istituzionale della Cina antica ed un testo enciclopedico  che tratta una vasta rosa di argomenti ed avvenimenti storici a partire dall'antichità fino all'anno 756 d.C.; quasi un quarto dell'opera si concentra, tuttavia, sul periodo della Dinastia Tang (618 - 907 d.C.). Il libro fu scritto dall'annalista Du Lei tra il 766 e il 801; comprende 200 volumi e ed è l'opera, contemporanea, maggiormente rappresentativa per la conoscenza del periodo della Dinastia Tang. L'autore utilizzo, e trascrisse, anche molto materiale proveniente da altre fonti, incluso un libro scritto da suo nipote, Du Huan, che fu preso prigioniero nella battaglia famosa al Fiume di Talas tra i Tang e gli arabi nel 751 e tornò in Cina solo dieci anni più tardi.
Il Libro di Liang (in cinese: Liang-shu), è stato compilato sotto Yao Silian, e completato nel 635. Contiene la storia della dinastia Liang (502 - 587), e le descrizioni dei vari regni situati ad est della Cina. Uno dei suoi brani più noti è la descrizione, redatta dal monaco Hui Shen, del paese di “Fusang” (non ancora localizzato con certezza), situato a 20.000 li est dell'impero Liang, che ha fatto nascere l'ipotesi di una qualche conoscenza del “nuovo mondo”, da parte dei geografi cinesi, circa 800 anni prima delle scoperte geografiche.
Secondo le cronache cinesi l'impero degli Hsiung-nu si estendeva a nord della moderna Mongolia; nel II secolo d.C., divennero la dinastia predominante nelle steppe del nord, ed estesero la loro influenza nel sud della Siberia, nella Manciuria occidentale e nelle odierne province cinesi della Mongolia interna, di Gansu e Xinjiang. La dinastia Qin, nel III secolo a.C. (circa 215 a.C.) iniziò la costruzione della Grande muraglia, per volere dell'imperatore Qin Shi Huangdi (lo stesso cui si deve la realizzazione dell'Esercito di terracotta di Xi'an che circondava il suo tumulo sepolcrale), proprio per proteggere la Cina dai loro ripetuti attacchi. Le relazioni fra le prime dinastie cinesi e gli Hsiung-nu rimasero tuttavia complesse ed altalenanti, con ripetuti periodi caratterizzati da confronti militari e intrighi, alternati a scambi di tributi, scambi commerciali e addirittura matrimoni combinati a scopo politico
Cammeo oggi al British Museum dove compare l'immagine del re Mihirakula di Gandhara nell'atto di adorare il dio Shiva
La valle di Bamiyan, negli anni '60, come doveva apparire nel 630, al tempo del passaggio del pellegrino cinese Chen Yi Xuanzang; in basso la ricostruzione del suo itinerario attraverso le valli del nord dell'Afghanistan
Una difficoltà, in questo senso, è rappresentata dall'identificazione
delle nazioni citate dal momento che i nomi riportati, in lingua cinese,
non coincidono mai con i toponimi centro asiatici conosciuti in occidente.
Tuttavia appare ormai assodato, sulla base di consolidati studi storici e
filologici, che le due entità statali che le cronache cinesi  del V e VI
secolo indicano con i nomi di Hua e  Po-t'i, situate ad ovest dell'impero
cinese, ma ad est dell'impero di  Po-ssii (ovvero la Persia Sassanide),