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Lo stato di Gandhara dai “Grandi Reami” al VII sec d.C.

La frequenza con cui si sono alternate dinastie regnanti sul territorio
dell'antico stato di Gandhara, corrispondente agli attuali Pakistan ed
Afghanistan del nord, in un arco di tempo che va dal I al VI secolo d.C.,
dimostra la difficoltà, rimasta immutata nei secoli, di insediare, imporre e
mantenere un governo stabile in una regione caratterizzata da lunghe e
strette vallate difficilmente accessibili, e altissime catene montuose che
hanno sempre operato come vere e proprie barriere tra popoli e civiltà.
Uno dei più attendibili testimoni e cronisti di quel tempo, il monaco
buddhista cinese Chen Yi Xuanzang, nell'attraversare quella regione,
intorno al 630 d.C., non mancò inoltre di notare il carattere particolare,
fiero ma anche rissoso e indomabile, dei suoi abitanti. Questi, abituati
all'isolamento imposto dal territorio e al clima rigido, mantennero
sicuramente la loro indipendenza rispetto al potere esercitato da dinastie
che, il più delle volte, risiedevano lontano, in Persia o nel subcontinente
indiano; anche quando queste imposero dei governatori, per lo più residenti
nelle principali città della regione come Kabul o  Peshawar, il loro potere
risultava spesso effimero a causa della precarietà dei collegamenti e dei
continui movimenti di popolazioni nomadi che, proprio a partire dal
III - VI secolo, iniziarono a migrare verso ovest dalle steppe della
Mongolia e del nord della Cina.
Furono proprio alcuni di loro che, poco prima dell'avanzata dell'Islam, si trasformarono da nomadi in stanziali, ed instaurarono una forte e duratura dinastia, estesa su un territorio, i cui confini non sono tuttora definibili con certezza, ma che, in ogni caso riuscì ad imporsi sulle due grandi potenze “imperiali” dell'area: i Gupta dell'India e i Sassanidi della Persia.
Queste genti non hanno lasciato alcuna traccia scritta di se (se si escludono alcuni splendidi ritratti monetali), ma la potenza e prosperità del loro breve regno non mancò di essere notata (e temuta) dagli stati confinanti e dai cronisti dell'epoca.
Sia gli autori occidentali che quelli degli stati confinanti, definirono questa popolazione con il termine generico di “Unni” (Huna, ouuvoe o anche oovvoc), con l'aggiunta dell'appellativo “Bianchi” (fauxol,  Sita, Sveta), mentre non è affatto chiaro con quale appellativo essi stessi usassero definirsi. In molti testi, greci, persiani e orientali, ricorrono i termini Ephthalànos, Hebodalo o Hephthal     (Hephthal), da cui l'attuale definizione di “Unni Ephthaliti”, che trova un corrispettivo nella legenda “Eptla” leggibile sulle loro monete, e nell'appellativo “Yen-tai-i-li-t'o” delle cronache cinesi.

Mahajanapadas (letteralmente "Grandi Reami") sono i leggendari regni indiani, di cui parlano i più antichi testi buddisti (“Anguttara Nikaya”), con frequenti riferimenti a sedici grandi stati (appunto Mahajanapadas) che si svilupparono e prosperarono in una fascia di territorio che va da Gandhara, nel nord-ovest, ad Anga nella parte orientale del subcontinente indiano, inclusa la regione del Trans-Vindhyan, ancor prima della diffusione del buddismo.
Gandhara è il nome di uno di questi “antichi regni” localizzato nell'attuale Pakistan del nord e Afganistan orientale. Il suo centro di potere era localizzato nella valle di Peshawar, nell'altipiano di Potohar e lungo la valle del Fiume Kabul. Le sue città principali erano Purushapura (Peshawar), e Takshashila (Taxila).
Questo territorio, sotto l'appellativo di Gandhara, sarebbe rimasto
unito all'incirca dall'inizio del primo millennio a.C. all'XI secolo d.C.,
ma ebbe il suo massimo splendore dal dal I al V secolo d.C. Sotto i re
buddisti della dinastia Kushan.
Con il termine indù “Shahi”, utilizzato dallo storico Al-Biruni, viene
indicata la dinastia di re indù che si sostituì ai Turki Shahi di Kabul e
governò la regione di Gandhara durante il periodo dell'espansione
musulmana nei secoli X e XI. Dopo la conquista di Kabul da parte di
Mahmud di Ghazni, nel 1021, il nome di Gandhara scompare del tutto
dalle cronache locali.
L'Impero Kushan (ca. 30 - 375 d.C.) rappresenta la prima grande
entità statale formatasi a partire dalla metà del I secolo d.C., all'epoca
del suo primo leggendario re Kujula Kadphises (ca. 30 - 80 d.C.),
sul territorio di Gandhara (la Bactria dell'epoca ellenistica) e il medio
corso dell'Oxus (attuali Afganistan del nord, Pakistan del nord, Tagikistan
meridionale ed Uzbekistan).

“... Il principe [xihou] di Guishuang, chiamato Qiujiuque
[Kadphises Kujula], attaccò e sterminò gli altri quattro xihou.
Egli si impose quindi come re, e la sua dinastia fu chiamata quella
dei re Guishuang [Kushan]. Invase quindi Anxi [indo-Partia],
e anche la regione di Gaofu [Kabul]. Egli sconfisse anche l'insieme
dei regni di Puda [Paktiya] e Jibin [Kapisha e Gandhara].
Qiujiuque [Kadphises Kujula] aveva vissuto più di ottanta anni
quando morì
.” (Hou Hanshu, cronaca ufficiale che copre la storia
dell'ultima dinastia degli Han – 25-220 d.C.)

Nel corso del II secolo la dinastia Kushan espanse rapidamente il
proprio dominio attraverso la parte nord del subcontinente indiano,
almeno fino a Saketa e Sarnath (attuale Ayodhya nel distretto di
Faizabad, Uttar Pradeshe, India orientale). Iscrizioni rinvenute nei
pressi di  Varanasi (Benares, nel medesimo distretto), che si datano
nei primissimi anni del regno Kushan, citanoil celebre re Kanishka il
cui regno iniziò probabilmente nel 127 d.C.

Nell'anno [presente], egli ha marciato contro l'India e verso tutti i
[suoi] regni, compresa Koonadeano (Kaundiny, Kundina), la città
di Ozeno (Ozene, Ujjain), la città di Zageda (Saketa), la città di
Kozambo (Kausambi) e la città di Palabotro (Pataliputra) e così
a lungo fino [a che giunse] alla città di Ziri-Tambo (Sri-Champa)

(Iscrizione da Rabatak)

È probabile che con la definizione di Kushan si debba intendere un ramo
della confederazione Yuezhi, tribù nomadi che, dalle steppe nel nord-
ovest della Cina, si si mossero verso sud ovest stabilendo il loro dominio,
dapprima nel nord dell'Afghanistan.
Ebbero contatti diplomatici con l'impero romano, l'Impero Sassanide e la
dinastia Han in Cina. La loro monetazione si adeguò da subito ai canoni
ponderali ed iconografici già diffusi nei territori dell'impero Seleucide,
mentre le arti e la cultura ellenica continuarono a prosperare nella regione.
Ciò nonostante per la storia dell'impero Kushan si può far riferimento
principalmente a fonti “esterne”, principalmente persiane e cinesi.

Vasudeva I ("Bazodeo") fu l'ultimo re dei Kushan noto dalle fonti. Le iscrizioni che lo nominano datano il suo regno tra il 64 e il 98 dell'era di Kanishka, che dovrebbe corrispondere al periodo tra il 191 e il 225 d.C.. la fine del regno coincide con l'avanzata dei Sassanidi verso il nord ovest dell'India, intorno al 240 d.C., e la nascita dello stato detto “Indo Sassanide”.

I Sassanidi, con Ardashir I, subito dopo la sconfitta dei
Parthi e la loro  ascesa al trono di Persia, estesero il loro
dominio sulla Bactria, intorno al 230 d.C.; il dominio si
estese poi oltre i confini orientali dell'antico  impero
Parthico (verso il Pakistan e l'India) grazie al figlio Shapur I
(240 - 270). I governatori persiani delle nuove terre
assunsero il titolo nobiliare di “Kushanshahs” ovvero
"Re dei Kushan". Intorno al 325 d.C., con Shapur II,
l'impero Sassanide raggiunse la sua massima espansione
verso sud est, mentre nel nord, come sembra, i governatori
Kushanshahs mantennero una loro autonomia fino all'inizio
del IV secolo, quando dovette iniziare l'insediamento delle
tribù nomadi centro asiatiche e mongole.

Il declino dell'impero Kushan, tuttavia, unito alla lontananza
della regione rispetto al centro del potere dell'impero
Sassanide, facilitò notevolmente la frammentazione del
territorio e la nascita di nuove entità statali, oltre alla
conseguente espansione, verso ovest, dell'impero Gupta
dall'India centrale.
Questi ultimi, soprattutto con i re Ghatotkacha (ca. 280 - 319 d.C.), ed il figlio Chandragupta (ca. 319 - 335 d.C.), iniziarono veloce azione espansionistica, facilitata anche dalla politica matrimoniale nei confronti dei piccoli regni confinanti. Nel 321 d.C. Chandragupta assunse il titolo imperiale di “Maharajadhiraja”, avendo esteso il regno dalle sponde del fiume Gange fino ai confini orientali della penisola indiana (attuale Uttar Pradesh).
A partire dal IV secolo, infine, una delle varie popolazioni nomadi migrate verso ovest dalle steppe a nord della Cina, gli Huna Ephthaliti, si insediò in maniera apparentemente poco cruenta nei territori della Bactria e di Gandhara, andando a sostituire del tutto il potere degli Indo Sassanidi.

Il regno centro asiatico degli Huna Ephthaliti dalla fine del IV secolo alla metà del VI secolo d.C.




Il sub continente indiano nel primo millennio a.C.; i Mahajanapadas (letteralmente "Grandi Reami") della tradizione buddhista
 
L'impero Kushan nella sua massima estensione territoriale, nel II secolo d.C.
Moneta di Heraios (ca. 1 - 30 d.C.) il primo re Kushan a dichiarare per iscritto la propria appartenenza: TYPANNOYOTOS HGOY - SANAB (?) KOÞÞANOY "Heraio il Tiranno Sanav (?), dei Kushan". Sul retro compare il re a cavallo incoronato da una Dea Nike dalle fattezze ellenistiche.