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Sensazionali scoperte sotto la sede della Provincia di
Roma: il Tempio di Traiano


"Ci sono buone possibilità" che le recenti scoperte archeologiche sotto
Palazzo Valentini, a Roma, possano appartenere al Tempio del divo
Traiano e della consorte Plotina. A proporre questa "ipotesi di lavoro
molto ben fondata e ben costruita
" è stato Eugenio La Rocca,
archeologo e direttore dei suddetti scavi, che  insieme al presidente della
Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, e a Piero Angela, il 6 dicembre
2011, ha presentato il risultato dei lavori (oltre ad un nuovo allestimento
in 3D che si aggiunge al percorso multimediale delle Domus Romane sotto
Palazzo Valentini grazie a cui si potrà “percorrere” la colonna Traiana
come un film e vederla ricollocata nel suo contesto originario).
La notizia è recentemente comparsa sul sito della Provincia di Roma (
http://www.provincia.roma.it/news/sensazionali-scoperte-sotto-la-sede-
della-provincia-di-roma
) e presentata come una “sensazionale” scoperta;
salvo poi precisare che: "Ovviamente ci sarà bisogno di ulteriori
indagini per poter giungere ad un risultato finale. Ma già da ora
possiamo dire che le scoperte sono talmente eccezionali; le strutture
rinvenute sono in asse con la colonna Traiana e sono colossali; inoltre
sono stati rinvenuti resti di colonne in granito grigio egiziano: tutto
questo già indica che ci troviamo di fronte a un monumento di
straordinaria importanza
".

Parte degli elementi architettonici rinvenuti erano, tuttavia, già in parte
noti grazie alle notizie raccolte intorno alla metà del XIX secolo, quando
il cinquecentesco palazzo del Cardinale Michele Bonelli, venne acquisito
dal banchiere Vincenzo Valentini, nel 1827. Questi completò la struttura del cortile centrale facendo edificare il corpo di fabbrica prospiciente la Colonna Traiana, mentre il figlio, Gioacchino, tra il 1873 e il 1876 commissionò il completamento del lato lungo il vicolo di Sant'Eufemia.
Nel 1873 l'intero edificio venne acquisito dallo stato per farne la sede della Deputazione Provinciale di Roma. 

Oltre ai rinvenimenti ora elencati gli archeologi del Comune di Roma, impegnati dal 2005 negli scavi sotto la sede della Provincia, hanno rinvenuto anche i resti di una struttura muraria colossale,  adiacente il cortile della Colonna Traiana, e orientata con l’asse del Foro.
Nell'ipotetica ricostruzione, dunque, si parla di un edificio elevato su un alto podio, il cui nucleo era costituito da una serie di ambienti voltati, seminterrati, tra loro comunicanti, in parte ancora conservati, costituiti da strutture murarie in laterizio e di eccellente livello costruttivo, che i bolli  doliari rinvenuti permettono di inquadrare nella prima età adrianea.
Il podio comprendeva anche una possente platea in opera cementizia, caratterizzata da un’accurata tecnica esecutiva che, fondandosi al di sotto dei resti di edifici dell’epoca pre-traianea, rialzava l’area portandola al livello della grande piazza del Foro.
Una serie di setti murari in grandi blocchi di travertino, alternati a simili blocchi in peperino, anch’essi coerenti con l’orientamento del Foro Traiano, alloggiati sulla platea, dovevano sostenere l’enorme peso di colonne monolitiche in granito grigio di dimensioni colossali, pertinenti presumibilmente all’edificio, alcune delle quali sono state rinvenute a scavi appena avviati.

Circa gli scarni dati storici, che consentono di ipotizzare
l'esistenza dell'edificio, è sufficiente riassumere quanto
viene affermato da Samuel Platner e Thomas Ashby,
nel “Topographical Dictionary of Ancient Rome”, del
1929.
Il Foro venne completato da Adriano con la costruzione
del grande tempio dedicato a Traiano e sua moglie
Plotina (v. Not. Reg. VIII; Gell XI.17.1 e Hist Augusta
Hadr 19,9: “... Numquam ipse nisi in Traiani Patris
templo nomen suum scripsit
”). Si conservano
attualmente alcuni frammenti di quella che potrebbe
essere stata l'iscrizione dedicatoria dell'edificio (CIL
VI.966 = 31.215): [E]x s.c. divi[s Tr]aiano Parthico
et [Plotinae im]p. Caes[ar Di]vi Traiani Parthici
[f.] Divi [Nervae nepos Traia]nus Hadrianus Aug.
pont m[ax. Trib.pot.] cos. III parentibus sui[s]

Il tempio doveva essere periptero, octastilo, e
sorgeva su un grande podio rialzato, circondato da un portico semicircolare. In tempi diversi sono stati rinvenuti, nell'area, frammenti delle sue colonne in granito, di 2 metri di diametro, di altre piccole colonne di 1,80 metri di diametro, e diversi capitelli di ordine corinzio (Boll.d.Inst 1869, 237;. NS 1886, 158 ss. Per la pavimentazione del presunto porticato, si veda NS 1904, 153-157; Bull.Com 1904, 341-346). Diversi rilievi marmorei rinvenuti sempre nell'interno dell'area del foro possono essere stati pertinenti alla decorazione architettonica dell'edificio o del suo porticato.

L'unica fonte topografica che ricostruisce in gran parte l'assetto dell'area, compresa nell'VIII regione augustea ("Forum Romanum Magnum"), è costituita dai Cataloghi Regionari del IV secolo (Notitia e Curiosum), i quali menzionano il tempio successivamente al foro di Traiano e in diretta connessione con la colonna coclide: “Templum divi Traiani et columnam cochlidem altam pedes CXXVIII s. grados intus habet CLXXX fenestras XLV”. Sulla base dell'ordine in cui vengono citati i monumenti, in entrambi i testi, sembra che il compilatore si sia mosso dall'area dei fori imperiali (“Forum Caesaris, Augusti, Nervae, et Traiani”) percorrendo il Clivo Argentario o l'Argileto, abbia attraversato la piazza del foro indicandone i principali monumenti e ne sia uscito attraverso il Vico Jugario, tra la Basilica Giulia e il tempio dei Castori, costeggiando le pendici del Palatino e dirigendosi verso il Foro Boario.
Sulla base di questo testo, dunque, il tempio sembra aver fatto parte proprio dal complesso dei Fori Imperiali, e, anche sulla base dei recenti scavi che hanno interessato l'area di piazza Venezia (nonché dei dati topografici acquisiti in passato), è difficile ipotizzare un area diversa da quella oggi occupata dal Palazzo Valentini, in cui localizzarlo.
In quest'ottica assumono un'importanza particolare i rinvenimenti,
succedutisi negli anni recenti in piazza Madonna di Loreto, in vista della
realizzazione della stazione “Venezia” della metropolitana, linea C; si
tratta dei resti di quella che doveva essere una sala con due file di
gradinate contrapposte rivestite di marmi pregiati. Queste strutture
sembrano integrarsi bene con quelle rinvenute all'inizio del '900 nelle
immediate adiacenze. In particolare sembra che esistesse, nelle vicinanze,
una sala “gemella”, ed entrambe dovevano costituire l'”Athenaeum” di
Adriano, una sorta di istituto di studi superiori di cui parla lo scrittore
Aurelio Vittore. I bolli laterizi rinvenuti si datano nel 122 – 123 d.C., a
parziale conferma della datazione.
La presenza di questi edifici, in un'area che doveva ricadere proprio al
confine tra la IX e l'VIII delle regioni augustee, esclude, almeno verso
ovest, qualsiasi localizzazione alternativa per il tempio. È anche vero
che in corrispondenza dell'attuale piazza Venezia il confine tra le due
regioni rimane incerto, per via della mancata menzione dei Saepta Julia da parte dei Cataloghi Regionali, i quali, tuttavia, indicano la Porticus Vipsania tra i monumenti della IX regione. Si può comunque ritenere che la linea marcata dal tratto finale della via Lata e la sua prosecuzione nel Clivo Argentario, costituisse per l'appunto tale confine, e che, dunque, il presunto  Athenaeum di Adriano occupasse ancora il territorio dell'VIII, immediatamente a ridosso dei Fori Imperiali.
La menzione dell'Iseo ancora tra i monumenti della IX
regione, poi, consente di stimare l'estensione della
regione del Circo Flaminio, anche verso est fino al
tracciato inferiore dell'Alta Semita, dal momento che le
vicine terme Costantiniane fanno già parte della
regione VI.
Viene così drasticamente circoscritto lo spazio a
disposizione dove situare un tempio di notevoli dimensioni
quale doveva essere quello dedicato a Traiano; ancora
una volta si dovranno, probabilmente, rivalutare le
intuizioni dei grandi archeologi del passato, primo fra
tutti Rodolfo Lanciani (e ovviamente Guglielmo Gatti),
che giunse a tali conclusioni, riuscendo addirittura a
“centrare” con esattezza il tempio nell'area tra il cortile
di Palazzo Valentini e la chiesa della Madonna di Loreto.
Se una correzione dovrà essere fatta, a quella
ricostruzione, questa riguarda l'area circostante l'edificio
e il suo rapporto con l'abitato; mentre rimane ancora
da confermare l'esistenza dei due bracci colonnati ricurvi
ai lati del tempio, è certo che l'edificio risultava immerso nel tessuto urbano caratterizzato dalle insule, verso sud ovest, dalle domus e da uno o più edifici termali verso est, e da un altro edificio termale, con ambienti circostanti, verso nord.
L'evoluzione dell'area successivamente all'impianto delle fabbriche traianee è testimoniata, fra l'altro, dall'edificio rinvenuto nel 2005 sotto l'ala est del palazzo; uno degli ambienti era munito di soglia (costituita da un lastra di marmo proconnesio con i fori per i cardini), che consentiva l’accesso ad un secondo ambiente che, per la ricchezza dell’apparato decorativo, doveva svolgere funzioni di rappresentanza.
La pavimentazione, ben conservata, è costituita da un mosaico policromo a decorazione geometrica: “all’interno di una cornice laterale costituita da cerchi neri che si intersecano tra loro, su fondo bianco, e delimitati da sottili fascette parallele nere, è presente un complesso disegno costituito da un’alternanza di cerchi di due dimensioni diverse, incorniciati da una treccia continua. Le decorazioni all’interno di ogni cerchio non si ripetono mai: sono visibili, tra l’altro, svastiche e motivi a croce nei più piccoli, ruote a raggi curvilinei, nodi di Salomone e pelte disposte attorno ad un esagono centrale nei più grandi; nell’allineamento centrale sono visibili due emblemata rettangolari; solo quello ad ovest è ben conservato e presenta un kantharos incorniciato da tralci di vite, mentre dell’altro restano solo rami con foglie d’edera”.
Il mosaico, che presenta purtroppo numerose lacune, secondo una prima ipotesi di datazione si colloca a cavallo tra la fine del III e l’inizio del IV secolo d.C.
Questi ed altri due ampi vani, collegati tra loro e orientati perfettamente secondo i punti cardinali, testimoniano l'esistenza di un vasto edificio, presumibilmente una domus; dato confermato da indagini effettuate nelle aree adiacenti il Palazzo che hanno rivelato la presenza in tutta la zona di strutture a carattere abitativo (insulae e domus), distribuite su terrazze che salgono da ovest verso est seguendo il progressivo aumento di quota delle pendici del Quirinale.

P. Baldassarri, “Indagini archeologiche a Palazzo Valentini: domus di età imperiale ai margini del Foro di Traiano” Accademia Romana Di Archeologia, Roma. Rendiconti Rendiconti - III serie, Vol. LXXXI, 2009

R. Del Signore, Palazzo Valentini: l'area tra antichità ed età moderna; scoperte archeologiche e progetti di valorizzazione. Provincia di Roma; Roma 2008.

E. La Rocca, “Le domus nelle vicinanze del Foro di Traiano e le scuole per le arti liberali.” Accademia Romana Di Archeologia, Roma. Rendiconti Rendiconti - III serie, Vol. LXXXI, 2009.

P. Carafa, F. Cavallero, Il tempio dei Divi Traiano e Plotina, Archeologia Viva, n. 149, 2011, pp. 47 - 54






Elementi architettonici di dimensioni colossali, presenti nell'area della Colonna Traiana e da sempre attribuiti al pronao crollato del tempio di Traiano
Il tempio di traiano, in relazione con il Palazzo Valentini e la chiesa della Madonna di Loreto, nella Forma Urbis di Lanciani
Ricostruzione dell'assetto urbanistico dell'area circostante il tempio di Traiano (Carafa - Cavallero, 2011)
Le gradinate dell'Ateneo di Adriano in piazza della Madonna di Loreto