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Il tesoro dello Staffordshire

Il "Tesoro dello Staffordshire" è il nome dato al più
rilevante rinvenimento di oggetti in oro di epoca
anglosassone mai effettuato in Gran Bretannia. Il materiale,
scoperto in un campo vicino al villaggio di Hammerwich
nello Staffordshire, il 5 luglio 2009, consiste in più di
1.500 manufatti preziosi che dovevano far parte di un
armamento da parata. Gli oggetti sono stati datati, in linea
di massima, ai secoli VII o VIII, collocandone l'origine
al tempo del Regno di Mercia. Il materiale è oggi
custodito persso il Birmingham Museum & Art Gallery
and the Potteries Museum & Art Gallery.

Il 5 luglio 2009, il cercatore di antichità Terry Herbert,
utilizazando un metal detector rinvenne alcuni frammenti
d'oro in una fattoria di proprietà di Fred Johnson, nella
parrocchia di Hammerwich, non distante dal tracciato
della strada romana, detta Watling Street, circa 4 miglia
a sud-ovest di Lichfield, nello Staffordshire. Secondo
Johnson, altri cercatori di metalli avevano percorso il
campo negli anni precedenti, ma nessuno di loro aveva
mai fatto scoperte significative. Nel corso dei successivi
giorni Herbert recuperò molti altri frammenti d'oro e
argento, e quando l'importanza delle scoperte apparve
evidente, il tutto venne comunicato a Duncan Slarke,
l'ufficiale locale del Portable Antiquities Scheme. Il 24
settembre 2009 il tesoro è stato registrato dal Coroner
dallo Staffordshire del sud, Andrew Haigh, il che significa
che attualmente appartiene alla Corona d'Inghilterra.

A causa dell'importanza del materiale rinvenuto, il luogo
esatto del rinvenimento venne all'inizio tenuto  segreto. La
scoperta è stata annunciata pubblicamente solo il 24
settembre 2009, dopo il completamento dell'inchiesta; la
località, tuttavia, venne riferita come "presso Burntwood".
Gli oggetti sono stati infine esposti nel Birmingham Museum & Art Gallery a partire dall'annuncio pubblico della scoperta fino al 13 ottobre 2009, e sono stati poi portati al British Museum per la pulizia e il restauro.

A seguito della scoperta nel luglio 2009, venne eseguito un saggio di scavo di due
metri quadrati dal Consiglio Locale dello Staffordshire, e in seguito uno scavo
archeologico esteso di 9 per 13 metri ad opera della Birmingham Archaeology
(una unità di intervento archeologico, parte dell'Istituto di Archeologia ed Antichità
dell'Università di Birmingham), sovvenzionato dall'English Heritage.
Il terreno in cui è avvenuta la scoperta era stato recentemente arato, e per questo
i reperti apparivano dispersi in un'area di circa 20 metri quadrati; alcuni di essi
vennero recuperati sulla superficie senza scavare.
Non è stato rinvenuto nessun elemento archeologico rilevante, come tombe, edifici
o altre strutture, e al termine dell'indagine, il luogo è stato riesaminato usando
apparecchiature per prospezioni fornite dal Ministero degli Interni, ma nono sono
stati rinvenuti ulteriori reperti.
Al 24 settembre 2009 erano stati ricuperati 1.381 oggetti, di cui 864 hanno un peso
di meno di 3 grammi, 507 meno di 1 grammo, ed appena dieci di essi anno una
massa maggiore. L'esame ai raggi X di alcuni grumi di terra campionati ha suggerito
che non vi siano altri frammenti ancora dispersi, mentre le prime ricognizioni sull'area
avrebbero stabilito che il deposito non è da mettere in relazione con una sepoltura
Verso la fine del marzo 2010, infine, una squadra di archeologi ha proseguito
le indagini sul luogo, realizzando una serie di trincee su un area di 100 metri
quadrati. Secondo l'archeologo della contea dello Staffordshire, Stephen Dean,
non vi sono ulteriori elementi relativi al tesoro, e lo scopo delle nuove indagini è stato
quello di dare una datazione al contesto di rinvenimento. Gli archeologi sperano, inoltre, di poter usare i nuovi dati per determinare l'aspetto del paesaggio al momento dell'interramento dei reperti.

Il deposito, come accennato, consiste in più di 1.500 frammenti metallici, comprendendo
fino a 5 kg (11 lb) di oro e 1,3 kg (2,9 lb) d'argento, ed è il più grande contesto di oggetti
preziosi di epoca anglosassone mai rinvenuto e datato con una certa precisione; la scoperta
supera, almeno nella quantità, il deposito rinvenuto nella sepoltura a nave di Sutton Hoo
nel 1939.
La maggior parte degli oggetti sono relativi ad un uso militare e non compare alcun
elemento di uso domestico, come utensili, contenitori da mensa, o gioielleria femminile
(oggetti che costituiscono la maggior parte dei rinvenimenti di epoca anglosassone). Molti
degli elementi decorativi in oro mostrano di essere stati tolti da altre armi, compresi 66
“colletti” di impugnature di spada e alcuni “piatti” di impugnatura in oro, alcuni con intarsi
di granato in cloisonné con motivi zoomorfi.

Secondo i dati scientifici fino ad oggi resi noti i soli elementi presenti nel deposito a non
presentare caratteristiche “marziali” sono due (o forse tre) croci in lamina dorata. La più
grande manca di alcuni dettagli decorativi (rinvenuti ma staccati in antico) ma per il resto
è intatta e potrebbe essere stata parte di un altare o una croce processionale. La croce è
stata “accartocciata” prima della sepoltura forse per farla entrare in un contenitore.

Uno degli oggetti di maggiore interesse dell'intero deposito è un piccolo nastro in oro
iscritto su entrambi i lati con una citazione dal Vecchio Testamento in latino:

[.] I R G E : D N E : D I S E P E N T U // [.] F I N I M I C I T U I [:] E/T
[.] U G E N T Q U I O D E R U N // T T E A F A C I E T [U] A


("Surge Domine et dissipentur inimici tui et fugiant qui oderunt te a facie tua": "Sorgi
o Signore; disperdi i tuoi nemici e fuggano dalla tua vista coloro che ti odiano" - Psalm 67:2).

Michelle Brown, Professore di Paleografia Medievale a Londra, in base all'uso di lettere
di forma  onciale e allo stile dell'iscrizione, ritiene che questa possa datarsi al VII o all'inizio
dell'VIII secolo;  vi sarebbero, tuttavia, anche tratti confrontabili con la scrittura insulare
maiuscola databili all'VIII o all'inizio del IX secolo. Il nastro dorato potrebbe essere stato
applicato ad una armatura o ad una cintura di spada.
Nicholas Brooks, Professore Emerito di Storia Medievale all'Università di Birmingham,
ha invece interpretato il nastro come braccio di una croce: secondo questa interpretazione
una delle terminazioni del nastro potrebbe coincidere con il centro della croce stessa,
mentre l'altra estremità poteva recare un elemento decorativo come un gioiello rotondo
(uno di quelli rinvenuti nell'ambito del deposito ?).

La paleografia utilizzata è la c.d. lettera maiuscola insulare ed include delle forme particolari
di capitale, per esempio alcune forme di N, e tutte le R; questa disomogeneità nella forma
delle lettere è usuale nelle iscrizioni anglosassoni, qualunque forma di scrittura venga utilizzata.
La si può notare in alcune lettere E di formato maggiore, ed in due forme diverse di F; la
G utilizzata corrisponde alla forma insulare minuscola mentre la A è una media onciale.
Vi è della discordanza anche nel modo di separare le parole, che è anch'essa usuale nei
testi manoscritti di questo periodo. Ciò che è abbastanza insolito è l'uso considerevole di
grandi terminazioni aperte su alcune delle lettere. Tuttavia anche questo dato non è sistematico.
Il fatto che queste terminazioni aperte non vangano impiegate in maniera coerente suggerisce che non abbiano una funzione specifica ma piuttosto che si tratti di un ornamento impiegato a suo piacimento dall'incisore.
Questi caratteri grafici si riscontrano sporadicamente
anche altrove, per esempio su alcuni testi scolpiti di
Coldingham, che si datano probabilmente tra l'VIII e
il IX secolo; e comunque, il loro utilizzo è ancora oggetto
di studio.
Tutti i confronti utilizzati dai paleografi si datano dall'VIII
al IX secolo, e costituiscono la maggior parte dei testi
insulari maiuscoli; in linea di massima, il parallelo il più
vicino nel termine di manoscritto è il piatto n. 1 da
Flixborough; oltre alle caratteristiche già notate, il testo di
Flixborough usa l'insulare minuscola G come pure le
diverse forme di E e si data, appunto, tra VIII e IX secolo.
Alla luce di questi dati, apparentemente discordanti
dalle prime conclusioni effettuate al momento della
scoperta, si attende ancora una datazione univoca del
deposito.

Sono state formulate diverse ipotesi circa i motivi del seppellimento, in un area apparentemente priva di altre emergenze archeologiche: sembra che la maggior parte degli studiosi locali sia daccordo nel pensare ad un deposito votivo pagano (un'offerta agli dei) o un occultamento avvenuto nel corso di una situazione di pericolo.
È stato notato, inoltre, che gli oggetti rinvenuti dovevano provenire dai livelli più alti della
elite sassone; il deposito, infatti, non consiste semplicemente in un bottino, al contrario
sembra che le spade siano state accuratamente scelte, la maggior parte dell'oro e degli
elementi in argento appaiono appositamente ed accuratamente smontati dagli oggetti dove
erano precedentemente applicati.
Kevin Leahy, National Finds Adviser del Portable Antiquities Scheme (autore della prima
pubblicazione complessiva sul deposito dello Staffordshire) ipotizza che l'intenzione, dietro
la rimozione delle decorazioni in oro e argento, possa essere stata quella di spersonalizzare
il più possibile gli oggetti, cancellando l'identità dei proprietari precedenti. Le lame
potrebbero essere state poi riutilizzate.
È stato ipotizzato, infine, che possa trattarsi di una collezione di trofei, ma è impossibile
affermare se si tratti delle “spoglie” di un unico combattimento o il risultato di una lunga
serie di impegni e successi militari. Per quanto riguarda i motivi della sepoltura si è ipotizzato
il tributo ad un Dio pagano o un occultamento di materiale prezioso a seguito di una
minaccia o un pericolo, che in seguito ne ha impedito il recupero.
K. Leahy ha notato inoltre che il deposito include alcune dozzine di “pommel caps” -
elementi decorativi dei manici di spada - e che il Beowulf contiene un interessante
riferimento ai guerrieri che spogliano i pomi di spade dei loro nemici vinti.
N. Brook ha suggerito che il tesoro potrebbe essere appartenuto all'armiere di corte del
regno di Mercia, e fa notare che grazie al cosiddetto “Sistema di Heriot” (imposta di
successione dell'Inghilterra tardo anglosassone, per cui alla sua morte, un nobiluomo
doveva fornito al re una serie di dotazioni militari, compresi cavalli, spade, protezioni,
giavellotti ed elmi), il re di Mercia potrebbe aver ricevuto armi e oro in verghe dal nobili
anglosassoni alla loro morte, e che il tribunale di Mercia potrebbe poi aver distribuito
queste armi agli uomini che si arruolavano nell'esercito. Brooks nota l'assenza di parti
decorative relative alle cinghie e fibbie, tra il materiale, per ipotizzare che le armi siano state
divise nelle loro parti costituenti, e che le diverse parti siano poi state poste sotto la
responsabilità di diversi uffici: il conciatore di corte sarebbe stato responsabile di fornire
cinture decorate e imbracature, e solo l'armiere di corte sarebbe stato responsabile degli
oggetti metallici come collari per l'Elsa, piastre e pomelli, che costituiscono la maggior
parte dei pezzi nel tesoro.

L'area dello Staffordshire, dove è stata effettuata la scoperta, faceva parte in antico del
regno di Mercia; i secoli VII e VIII, tuttavia, sono caratterizzati da una estrema scarsità di
testi letterari e fonti storiche, a parte Beda, la cui “Historia ecclesiastica gentis Anglorum”,
scritta nel 731, riflette la prospettiva cristiana di un monaco della Northumbria; Beda, infatti,
sembra non aver avuto contatti significativi in Mercia. In questi casi l'archeologia e le fonti
scritte devono essere utilizzate insieme per sopperire alla mancanza di informazioni sulla
storia e sulla cultura materiale.
Il luogo della scoperta si trova poco a sud della Strada di Watling e solo 2,5 miglia ad
ovest dalla Statio romana di Letocetum. La strada di Watling era la maggiore via di
comunicazione della zona il cui utilizzo perdurò ancora nel periodo anglosassone, ed ha
funzionato da la linea di demarcazione tra gli anglosassoni e le aree occupate dai Normanni
durante il IX secolo.
È probabile che il tentativo di collegare il deposito ad un individuo particolare non sia
una strada praticabile; infatti durante il periodo in cui si data il materiale rinvenuto, le figure
dei governatori della Mercia sono ben note, compresi Penda e Offa. Secondo coloro che
hanno studiato il materiale Penda avrebbe governato poco prima del momento del
seppellimento mentre Offa successivamente, dunque bisognerebbe pensare a qualcun altro
nel mezzo.
Inoltre la ricerca storica storica relativa al periodo in questione mostra una forte dipendenza
dalle notizie fornite da Beda, che tuttavia ha scritto la sua cronaca da una prospettiva
esclusivamente cristiana, mentre la Mercia a quel tempo era probabilmente un territorio
pagano e quindi sarebbe stato trascurato dal cronista, anche se vi si svolsero fatti importanti,
semplicemente perché non era interessato a riportarli.

K. Leahy & R. Bland, "The Staffordshire Hoard", London, British Museum 2009

R. Bruce-Mitford, Aspects of Anglo-Saxon Archaeology, Gollancz, London 1974

R. Bruce-Mitford, The Sutton Hoo Ship-burial, Volume 2, Arms, Armour and Regalia, London, British Museum 1978

K. H?lund Nielsen, “Style II and the Anglo-Saxon elite” in: T. Dickinson & D Griffiths, The Making of Kingdoms, Anglo-Saxon Studies in Archaeology and History 10, Oxford Committee for Archaeology, Oxford 1999, pp. 185 – 202.

W. Oddy, M. Bimson, A. Werner, “Report on the scientific examination of the Sutton Hoo helmet” in R Bruce-Mitford, The Sutton Hoo Ship-burial, Volume 2, Arms, Armour and Regalia, London, British Museum 1978.

G. Speake, Anglo-Saxon Animal Art and its Germanic Background, Oxford, University Press 1980

L. Webster, J. Backhouse, The Making of England, Anglo-Saxon Art and Culture, AD 600-900, London, The British Museum 1991

Per la parte paleografica gli autori citati segnalano i seguenti contributi

E. Okasha, Hand-list of Anglo-Saxon Non-runic Inscriptions, Cambridge 1971

E. Okasha, A supplement to Hand-List of Anglo-Saxon Non-Runic Inscriptions, Anglo-Saxon England 11, 1983, pp. 83-118

E. Okasha, A second supplement to Hand-List of Anglo-Saxon Non-Runic Inscriptions, Anglo-Saxon England 21, 1992, pp. 37-85

E. Okasha, A third supplement to Hand-List of Anglo-Saxon Non-Runic Inscriptions, Anglo-Saxon England 33, 2004, pp. 225-81




Mappa dei regni anglosassoni in Britannia; al centro la Mercia, con il tracciato della Watling Street, l'indicazione approssimativa del luogo del rinvenimento e della statio romana di Letocetum
Immagini complessive di parte degli oggetti che compongono il tesoro dello Staffordshire
Sopra, particolare di una delle tre croci in lamina accartocciate; sotto, ricostruzione grafica della medesima
Particolare del nastro in lamina d'oro con iscrizione latina incisa dal tesoro dello Staffordshire