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Il punto della situazione

È stata dura ma ora è cosa fatta: Badwila
ha traslocato, nella speranza che la cosa
non debba ripetersi tanto presto, in quanto
ogni trasloco è un'odissea che non augurerei
al mio peggior nemico.
Fare il punto della situazione per quanto
riguarda il lavoro dell'archeologo e i problemi
della categoria non è semplice, e, soprattutto
comporta la necessità di mettere a confronto
speranze e disillusioni … da cosa iniziare ?
Se per caso qualcuno non se ne fosse accorto,
vale la pena ricordare che c'è stata una crisi
in giro per il mondo. Sorpresa ??? Secondo
il nostro Premier, utilizzatore finale e campione di onestà, in realtà è stata tutta una montatura della stampa di sinistra e della magistratura politicizzata, che hanno disseminato pessimismo e false notizie allo scopo di screditarlo.
In realtà non sarebbe successo un bel niente; e ammesso che sia successo qualcosa la soluzione è c'è ed è questa: mantenere ad oltranza il proprio tenore di vita, se necessario elevarlo, spendere fior di quattrini per mantenere alta la domanda interna, se non si hanno quattrini farseli prestare (facendo attenzione che la rata sia piccola piccola), e non stare tanto a pensare che così facendo poi l'inflazione schizza alle stelle … tanto l'importante è ostentare ottimismo !
Noi inguaribili pessimisti, invece, la crisi l'abbiamo sentita eccome, e sulla nostra pelle. Uno degli effetti della medesima sono state le difficoltà in cui sono venute a trovarsi molte piccole e medie imprese (soprattutto subappaltatrici), strangolate da mancati pagamenti da parte dello stato o di enti locali. Inutile precisare che questa situazione ha coinvolto anche imprese attive nel settore della ricerca archeologica; basti pensare che grosse ditte romane come Erma, Quassia, Ares etc., lamentano, a detta di coloro che ancora ci lavorano, mancanza di nuove commesse, e difficoltà ad "onorare" i pagamenti; si diffonde, inoltre, il ricorso al lavoro nero pur di tenere aperti i cantieri con l'assunzione (si fa per dire) di giovani e giovanissimi in nero, per poche centinaia di euro.
Non è una bella situazione, soprattutto per coloro che da anni lavorano con regolare contratto di assunzione (anche se a tempo determinato) e partita IVA, che vedono restringersi sempre più la possibilità di veder prolungare l'aspettativa di lavoro.
Sembra un quadro desolante, anche perché, a
detta degli addetti ai lavori, la situazione non
sembra destinata a migliorare, e, sebbene il
governo si sia prodigato da subito a garantire
corpose elargizioni di denaro pubblico alle
banche (sostanzialmente responsabili della crisi !),
la difficoltà delle piccole imprese deriva solo
in parte dalla stretta creditizia delle banche
stesse, ma è piuttosto da ritenersi "strutturale" in
un paese, come il nostro, dove il grosso delle
possibilità di lavoro per imprese medio piccole
(ma anche grandi), deriva da commesse pubbliche,
soprattutto nel settore dell'edilizia, delle
infrastrutture e delle opere pubbliche.
In realtà, vista dal mio punto di osservazione,
che è Roma, la situazione del settore edilizio
sembra tutt'altro che critica: si aprono grandi
cantieri, se ne programmano altri, sia per iniziativa pubblica che privata. Prescindendo da, ovvie, considerazioni sull'impatto ambientale di questa politica di cementificazione del territorio, sulla effettiva utilità di costruire due nuovi stadi per il calcio o riempire la periferia e l'interland di quartieri dormitorio e mega centri commerciali (ad oggi nel comune di Roma e comuni limitrofi ci sono immobili invenduti pari all'intero "costruito" di un anno, eppure si continua a costruire), come ho avuto modo di sottolineare precedentemente, finché si costruisce ci sarà lavoro per gli archeologi.
La situazione ha tuttavia un risvolto positivo, in quanto sia da parte degli archeologi (soprattutto quelli più "maturi") che da parte delle Soprintendenze, si fa strada la convinzione che l'impresa appaltatrice di un opera edilizia debba farsi carico anche dell'assunzione diretta degli archeologi, baipassando ditte e cooperative, le quali, eventualmente, potrebbero continuare a fornire manodopera non specializzata (leggi operai).
Il mutamento di politica da parte delle Soprintendenze, se veramente è da ritenersi tale, può essere stato dettato anche dall'emissione del DL 163 2006 per l'archeologia preventiva, e relativo regolamento attuativo,
DM 136 2009, pubblicato sulla GU a giugno, e che già sta suscitando polemiche, di cui tuttavia non conosco ancora gli sviluppi.
Ad agosto di quest'anno la Confederazione Italiana
Archeologi ha emesso un comunicato
(http://www.
archeologi-italiani.it/notizie.htm#elencoviarch
) nel quale
si denuncia una "illegittima discriminazione, sotto il
profilo del diritto costituzionale e comunitario, a
danno dei soggetti che operano in forma di studi
professionali e di imprese, a vantaggio degli istituti
universitari
". Detta in soldoni gli articoli 1 e 3 del DM,
prevedono la possibilità di accedere agli "elenchi"
istituiti presso il Ministero e le Soprintendenze, per
soggetti diversi dagli istituti universitari, purché in
possesso "di diploma di laurea e specializzazione …
o di dottorato di ricerca in archeologia … ovvero
di uno dei titoli di studio esteri riconosciuti
equipollenti …
".
Non occorre un'intelligenza superiore alla media per
capire che, in questo modo si fanno fuori in blocco ditte
e cooperative; non è neanche il caso di meravigliarsi più di tanto, dal momento che era evidente fin dall'inizio, come il DL 163 2006, non fosse antro che l'escamotage per garantire nuove fonti di finanziamento (pubbliche) per le università, sempre più con l'acqua alla gola.
Quello che semmai lascia perplessi è il fatto che si sia escogitato questo sistema a danno di altri soggetti, spesso con solidi agganci politici e ben inseriti nel sistema della spartizione degli appalti e subappalti; ma evidentemente doveva essere il prezzo da pagare per non mandare a gambe all'aria le università, dove vige un ben altro sistema di spartizione e clientelismo politico, tra baronie che si auto riproducono, e dove ancora si creano cattedre del tutto inutili per amici, figli, mogli, amanti etc ...
Come la pensa il sottoscritto è ormai noto: qualunque sia il motivo che ha condotto il legislatore a questo pesante intervento, messo che sia stato voluto e non il frutto di una "svista", se la conseguenza sarà la scomparsa di ditte e cooperative, la cosa non potrà che essere gradita, se, di conseguenza gli archeologi torneranno ad esercitare il proprio mestiere da veri liberi professionisti, operando a tu per tu con le imprese appaltatrici, con contratti diretti di assunzione, ed il conseguente pagamento dell'intero stipendio.
Stupisce, poi, il fatto che il comunicato della C.I.A. faccia riferimento alla costituzione e al diritto comunitario; evidentemente ci si riferisce alla libertà di impresa garantita da ogni legislazione occidentale, ma ci si dimentica che in Italia, come in Europa, il caporalato e lo sfruttamento della manodopera è ancora un reato, come lo è il furto di denaro e la proprietà fittizia di imprese tramite prestanome, allo scopo di eludere la legislazione sul lavoro.
Per adesso non mi sento di aggiungere altro, anche perché la vicenda potrebbe avere nuovi sviluppi e magari questi soggetti parassitari troveranno il modo di aggirare l'ostacolo; per ora confido, tuttavia, in una assunzione di responsabilità da parte delle Soprintendenze, e nella discrezionalità che esse sole detengono in materia di assunzione del personale specializzato da impiegare sui cantieri. Spero di non essermi illuso, ma forse qualcosa sta cambiando.

20 10 2009-10-20

Badwila