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Agostino “Sul Salmo 132 – 3”:

“...Che bisogno c'è di parole ? Si confrontino gli ubriaconi con i temperanti, gli avventati con
i riflessivi, gli arrabbiati con i morigerati, i girandoloni con i raccolti [in vita comune]. Tuttavia
s'è ormai diffusa fra loro la diceria : Ma che rappresenta questo nome di monaci ? Con quanto
maggior ragione diciamo noi : Ma cosa significa codesto nome di circellioni ? Rispondono :
Non è vero che si chiamano circellioni. Può darsi, in effetti, che noi li chiamiamo con un termine
storpiato. Dobbiamo dirvi quale sia esattamente il loro nome ? Invece di circellioni, li
dovremmo forse chiamare circoncellioni. Se davvero si chiamano così, vi indichino cosa siano.
In effetti essi sono stati chiamati circoncellioni perché vanno in giro e circondano le abitazioni.
Si spostano infatti da un luogo all'altro e non hanno alcuna sede fissa. E cosa facciano, voi lo
sapete, come pure lo sanno loro, volenti o nolenti”.

Agostino, epistola 88 - 6-8

“Crimini dei Donatisti; i criminali premiati.

Qual motivo dunque avete di lamentarvi di noi ? Eppure, nonostante tutto, la mansuetudine della
Chiesa Cattolica sarebbe rimasta completamente soddisfatta anche solo di quelle disposizione
imperiali, ma i vostri chierici e i vostri Circoncellioni, a causa delle loro mostruose scellerataggini
e delle violenze da forsennati, con cui avete turbato e sconvolto la nostra tranquillità, l'hanno costretta a ricordare queste vostre imprese e a metterle nuovamente in luce. Di fatto, prima che fossero giunte in Africa le disposizioni più recenti, di cui vi lamentate, i vostri erano soliti tendere agguati nelle strade ai nostri vescovi, rompere le ossa dei nostri chierici a forza di orribili percosse, infliggere gravissime ferite ai nostri laici e appiccare il fuoco alle loro case! Arrivarono perfino a trascinare via di casa un prete che aveva preferito aderire di sua spontanea volontà all'unità della nostra comunione: dopo essersi sfogati a batterlo con cinica ed atroce voluttà, lo rotolarono in una pozzanghera melmosa, poi, dopo avergli messo addosso una specie di camiciotto di giunchi, durante la processione svoltasi per celebrare il loro scellerato trionfo, lo condussero in giro, fatto oggetto di compassione per alcuni, per altri di scherno; trascinatolo infine lontano di là, dove loro piacque, lo rimandarono libero, dopo ben dodici giorni. Fu allora convocato Proculiano dal nostro vescovo, mediante intimazione del municipio; ma egli fece solo finta di fare le indagini, per cui fu convocato una seconda volta: allora dichiarò nei verbali pubblici che non avrebbe detto una parola di più! E oggi gli autori di quel delitto sono vostri preti che ancora ci incutono terrore e ci perseguitano a loro talento!

... adesso i vostri compiono azioni ben peggiori contro di noi. Non solo ci rompono le ossa a bastonate o ci uccidono a stoccate, ma sono arrivati ad escogitare l'incredibile e criminale espediente di accecare i nostri versando nei loro occhi della calce mista ad aceto! Saccheggiando poi le nostre case si fabbricano armi, con le quali vanno scorrazzando per tutte le direzioni, minacciosi e assetati di stragi, rapine, incendi e accecamenti. Per tutti questi misfatti siamo stati costretti a presentare le nostre proteste anzitutto a te, perché la tua Nobiltà voglia considerare quanti di voi, anzi tutti voi che vi dite vittime della persecuzione, pure essendo sotto le leggi imperiali, da voi giudicate come efferate, ve ne state tuttavia tranquilli e indisturbati nei vostri possedimenti mentre noi subiamo inaudite violenze da parte dei vostri. Voi vi andate proclamando vittime della persecuzione e intanto noi veniamo massacrati dalle vostre bastonate e stoccate! Voi vi andate proclamando vittime della persecuzione e noi frattanto abbiamo le nostre case devastate e saccheggiate dai vostri sgherri! Voi vi andate proclamando vittime della persecuzione e intanto i nostri occhi vengono spenti dai vostri scherani con calce ed aceto! Ma non basta; anche se qualcuno si dà la morte da se stesso, si cerca che tale genere di morte procuri a noi odiosità, a voi al contrario celebrità! Non vogliono riconoscersi colpevoli del male che fanno a noi, mentre poi rigettano su di noi la colpa del male che si fanno da se stessi! Vivono da briganti, muoiono da Circoncellioni e infine vengono venerati come martiri. Eppure non abbiamo mai sentito dire nemmeno a proposito dei briganti, che abbiano talora accecato delle persone dopo averle depredate! Tolgono sì alla luce quelli che uccidono, ma non tolgono la luce a quelli che lasciano vivi!”

Agostino, epistola 35

“Debbo segnalare anche un altro fatto. Un suddiacono di nome Primo, appartenente una volta alla Chiesa di Spaniano, poiché gli era stato proibito di praticare, contro le norme disciplinari, l'abitazione delle religiose e disprezzava i sani precetti delle regole, fu rimosso dalla dignità clericale. Egli allora, irritato del castigo inflitto secondo la legge di Dio, passò ai Donatisti e da questi fu ribattezzato. Intanto due religiose del medesimo contado, abitanti in un podere appartenente a cristiani Cattolici, o perché trascinate da lui o per averlo seguito spontaneamente nella setta, sono state ribattezzate anch'esse. Ed ora eccolo aggregato a bande di Circoncellioni e in mezzo a turbe di femmine vagabonde, che hanno rinunciato al matrimonio per non stare sottomesse ad alcuna regola; eccolo abbandonarsi sfrontato e tracotante agli eccessi del bere e alle orge, contento di essersi procurato la più ampia licenza di vivere nel male, da cui veniva allontanato nella Chiesa Cattolica. Forse Proculiano ignora anche questo fatto: voglia dunque la tua mansueta Nobiltà farglielo sapere e ordini che sia rimosso dalla sua comunione colui che la scelse unicamente perché nella Chiesa Cattolica era stato rimosso dalla dignità clericale per la sua disubbidienza e per la sua condotta depravata”.

Agostino epistola 88


“Coloro che non conoscono le loro abitudini, credono che la mania di costoro di darsi la morte sia cominciata solo dopo che furono promulgate dall'Imperatore le leggi in favore dell'unità dei Cristiani che hanno permesso a tanti popoli di liberarsi dalla furiosa e pazza oppressione dei Donatisti. Chi però conosce il loro modo abituale d'agire, anche prima di tali leggi, non si meraviglia dei loro decessi, ma vi trova un ricordo dei loro abituali eccessi. Particolarmente quando ancora si prestava culto agl'idoli; grandi folle di Donatisti si recavano alle feste più frequentate dei pagani, non tanto per abbatterne gl'idoli, quanto piuttosto per lasciarsi uccidere dai loro adoratori. Se avessero voluto far ciò in virtù d'un ordine delle legittime autorità e se fossero stati vittime di qualche incidente, ciò avrebbe potuto avere una certa qual parvenza di martirio, mentre al contrario ci andavano solo per farsi uccidere senza che gl'idoli fossero minimamente danneggiati, né mancava loro l'occasione, poiché ciascuno dei più gagliardi giovani idolatri aveva l'abitudine d'immolare agli stessi idoli quanti più Donatisti riuscisse ad uccidere. Ve n'erano altri che arrivavano a gettarsi in mezzo a comitive di viandanti armati per farsi uccidere, minacciando terribilmente di caricarli di bastonate se rifiutavano di ucciderli. Altri poi, incontrando per caso sulla loro strada dei giudici, strappavano loro con la forza la sentenza che fossero uccisi per mezzo dei carnefici o degli ufficiali di polizia. Si racconta a tal riguardo che un giudice riuscì a beffarsi di loro facendoli legare come se li volesse far giustiziare ma poi li rilasciò così legati e in tal modo evitò d'essere maltrattato e di versare sangue umano. Sopprimersi gettandosi in precipizi scoscesi, nelle acque, nelle fiamme, era per quei fanatici un gioco d'ogni giorno. Queste tre maniere di uccidersi le avevano imparate dal demonio; quando avevano deciso di morire e non trovavano chi costringere con minacce a ucciderli con le sue mani, si gettavano nei precipizi oppure nell'acqua o nel fuoco. Chi, dunque, dobbiamo credere che avesse loro insegnato ciò se non colui dal quale era invasato il loro spirito, colui che suggerì allo stesso nostro Salvatore di gettarsi giù dal pinnacolo del tempio, come se ciò fosse consigliato dalla Scrittura? Ma essi allontanerebbero dal loro animo una tale suggestione, se portassero nel cuore il Maestro che è Cristo. Ma, siccome hanno accolto nel loro cuore piuttosto il diavolo, o vanno in perdizione come quel branco di maiali che una turba di diavoli fece precipitare dall'alto della collina giù nel lago, oppure, strappati da una simile morte e accolti nell'amorevole seno della nostra Madre, la Chiesa Cattolica, sono liberati nello stesso modo che quell'indemoniato presentato dal padre a Cristo dicendogli che si gettava ora nell'acqua, ora nel fuoco.”