This page created with Cool Page.  Click to get your own FREE copy of Cool Page!
Le sculture policromate della cattedrale di
Senlis (dipartimento dell'Oise regione della
Piccardia)


Costruito tra la fine del XII e l'inizio del XIII, il portale
della facciata occidentale della cattedrale di Senlis,
riporta nel timpano un ricco complesso scultoreo che
rappresenta il "trionfo della Vergine", ed è forse uno
dei meglio conservati in tutta la Francia. Unici danni
subiti nel corso del tempo sono stati quelli inferti, durante
la rivoluzione, alle teste delle statue-colonne, nonché
l'inevitabile patina dovuta all'azione dello smog.
Il recente restauro, e il ritorno alla luce dell'originaria
policromia, sono il risultato di dieci anni di studio e
lavoro sul monumento, che hanno visto operare insieme
diversi soggetti interessati; in testa il Municipio di Senlis,
proprietario del monumento, la "direction régionale des
Affaires culturelles de Picardie" (DRAC Picardie), e il
"Laboratoire de Recherche des Monumento Historiques"
del Ministère de la Culture et de la Communication.
Quella che era certamente una pratica comune sulle
cortine, le facciate degli edifici e gli apparati decorativi,
veniva ripetuta anche in seguito come atto di ordinaria
manutenzione, ed infatti sulla superficie delle sculture
di Senlis sono stati rinvenuti diversi "strati" di pittura,
anche se non tutti interessano l'intera estensione del
timpano. Una prima policromia, ritenuta originaria,
venne stesa sulle sculture all'atto della loro messa in
opera; sono poi presenti una serie di ridipinture, ancora
di epoca medievale, date su alcune parti del timpano,
che tuttavia non ne hanno alterato l'originale aspetto
cromatico. Altri limitati interventi pittorici, infine, si
distaccano più marcatamente dallo stile dei primi, ma non sono stati
datati con certezza.Ma l'aspetto originale dell'opera è stato alterato
anche  da altri limitati interventi di restauro avutisi in passato,  tra i quali
il completo rifacimento di molte teste e capitelli compiuto nel 1845;
questo intervento si distingue per la scarsissima qualità della lavorazione
e lo stile chiaramente dissonante con il resto delle sculture.
Le analisi e gli studi hanno concluso, senza ombra di dubbio, per
l'originalità del primo strato di pittura  individuato, quello, cioè, posto
a diretto contatto con  la pietra; ben distinguibile dagli altri per i pigmenti
e la  tecnica impiegati. In questa fase è presente tutta la gamma di
pigmenti normalmente utilizzati nella pittura dell'epoca: il bianco al
piombo, il preziosissimo azzurro oltremare  a base di lapislazzuli, le
varie gradazioni di ocra, il rosso, il cinabro  e il nero a base di carbone
di legna. Si sono riscontrate anche le  finiture con foglia d'oro, sulle
corone e gli altri elementi decorativi,  stesa su una preparazione con
olio, colla animale (uovo ?), bianco
di piombo e rosso vermiglione; sull'oro, poi, venivano dati ritocchi
in ocra e nero per accentuare gli elementi in rilievo sulla superficie
dorata.
È possibile che alcune parti di maggiore importanza, venissero
ricoperte anche con lacche speciali fabbricate a partire da pigmenti
vegetali, le cui "ricette" sono andate perse, e che, per la loro fragilità
non hanno resistito al tempo e non sono state rimpiazzate negli
interventi successivi.
La tecnica di messa in opera della policromia era a sua volta
complessa e non consisteva mai in un unico intervento; come nel
caso delle dorature, in cui se ne sono riscontrati almeno tre. Ma
più frequentemente si osserva una applicazione della patina pittorica
in due fasi, consistenti nella preparazione della superficie e poi la
coloritura vera e propria. In alcuni punti del timpano si sono contati fino
a cinque strati di colore  sovrapposti.
Inoltre il lavoro di coloritura poteva variare anche radicalmente nelle
varie parti del timpano, come gli sfondi, il vestiario delle figure, gli
incarnati che oltre al rilievo della superficie erano caratterizzati da più
sottili sfumature, visibili soprattutto sulle guance.
Sono state individuate, inoltre, numerose iscrizioni originariamente
dipinte con pigmenti scuri; erano tracciate per lo più lungo i bordi
dei vestiti, sulle pagine del libro tenuto dalla vergine, al di sopra
del gruppo scultoreo di Cristo e la Vergine. Inoltre tutti i
personaggi presenti avevano il proprio nome dipinto sul listello
che le sormonta per poter essere immediatamente identificati.
Tutti questi ultimi  elementi, tuttavia, hanno lasciato tracce
insufficienti per una completa  lettura.
Infine l'apparato decorativo era completato dai motivi, per lo più
geometrici, che correvano lungo le fasce divisorie dei vari
elementi del  timpano, mentre un motivo ad acanto stilizzato
caratterizzava l'arcata ad M che sovrasta il gruppo di Cristo
e la Vergine.
Nel corso della ripulitura delle superfici, effettuata nel 2007,
dopo l'asportazione dei depositi di polveri e smog sono state
prese decisioni "di metodo" nel trattamento dei colori rinvenuti.
Innanzitutto la decisione di lasciare in posto tutti gli interventi
pittorici, compresi quelli succedutisi dopo il medioevo; questo
perché le differenze cromatiche tra le fasi sono risultate essere
minime in rapporto a quello che doveva essere l'aspetto
complessivo del timpano.
Si è dovuto, inoltre, intervenire sulle inevitabili alterazioni subite
dai colori stessi nel corso del tempo; in particolare il rosso vermiglione,
che era stato molto utilizzato in antico per il contrasto che creava sulle
campiture di colore. Nel corso del tempo l'alterazione chimica del
colore l'ha trasformato in un nero intenso, che altera profondamente
l'originale equilibrio cromatico delle figure; si è potuta, tuttavia, eliminare
tale alterazione in quanto causata da depositi di polvere e grasso.

Le notizie e i dati tecnici riportate in questa pagina non sono state, fino
ad ora, oggetto di pubblicazioni (o perlomeno chi scrive non ne è
a conoscienza), ma derivano da osservazioni personali e sono state in
gran parte acquisite sul posto.

Badwila