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Salvadanai di epoca tardo imperiale e medievale

Ecco un argomento sul quale si può scrivere ben poco; mi limito
quindi a mostrare i pochi esemplari di cui sono riuscito a reperire la
documentazione iconografica, con alcune note di commento.
L'utilizzo di salvadanai nell'antichità è stato certamente molto più
diffuso di quanto non si possa immaginare dai pochi esemplari
integri noti. La difficoltà deriva da diverse circostanze: innanzitutto
è difficile, se non impossibile distinguere gli esemplari frammentari,
dal momento che la parte inferiore del contenitore può essere
confusa con un qualsiasi vasetto in ceramica acroma; per questo
motivo è veramente difficile incontrarli su pubblicazioni di scavi o
di materiali ceramici; allo stesso modo è estremamente raro
imbattersi in esemplari, integri o quasi, esposti in musei o mostre
(in questi casi, poi, è quasi impossibile fotografarli).
Un dato leggermente più preciso viene, ancora una volta,
dall'africa, dove salvadanai in ceramica grezza, caratterizzati dal
profilo globulare, con fondo troncoconico e presa apicale
sagomata "a bobina" sono presenti unicamente in contesti
archeologici tardi.
Dal punto di vista del numero di reperti Roma si pone al primo posto
nella diffusione di questi manufatti, anche se per l'epoca  tardo antica
si ha un unico esemplare certamente datato alla seconda  metà del  IV
secolo. Si tratta di un piccolo salvadanaio  fusiforme in ceramica
acroma proveniente da una delle sepolture della grande basilica
paleocristiana scavata  tra il 1993 e il 1996 sulla via Ardeatina presso
le catacombe di S. Callisto.
Sempre a Roma sono da segnalare le varie segnalazioni di materiali simili
dalle catacombe paleocristiane, dove erano spesso impiegati come oggetti
di corredo o  posti nella malta di chiusura dei loculi. Da notare, a questo
proposito, la notevole somiglianza tra l'esemplare della via Ardeatina e
quello fotografato nel 1978 da Antonio Ferrua, proveniente da San Callisto.
Alcuni esemplari, infine, sono conservati presso l'Antiquarium Comunale
del Celio, attualmente inaccessibile, e provengono per lo più da sterri nel
centro storico della città; si tratta, quindi, di esemplari decontestualizzati e
quindi non più databili.
Per quanto possa apparire singolare, nessun esemplare di salvadanaio
sembra essere presente  nel vastissimo contesto tardo antico e
altomedeivale della Cripta Balbi.
La produzione e diffusione di salvadanai riprende a Roma, con una certa
consistenza numerica di esemplari, solo a partire dal tardo medioevo.
Tuttavia una certa somiglianza, dal punto di vista formale, con gli esemplari
prodotti nella tarda antichità, lascia supporre che non ci sia stata
un'interruzione totale della produzione nei secoli dell'alto
medioevo, a dispetto della totale mancanza di reperti. In questo
caso il nucleo più consistente di manufatti proviene dalle fasi tarde
della Cripta Balbi con una diecina di esemplari più o meno
frammentari datati fra XIII e XIV secolo. Le forme vanno dagli
esemplari dal profilo "a trottola" a quelli più schiacciati e globulari,
quasi tutti provvisti della classica presa apicale.
Sempre a Roma si segnala un ultimo manufatto dal corpo quasi
perfettamente sferico, privo di presa, proveniente, questa volta,
dagli sterri degli anni '30 a  Largo Argentina, datato dal Mazzucato
al XII secolo.
La ripresa della produzione di salvadanai in epoca tardo
medievale si deve, probabilmente, alle migliorate condizioni
economiche della cittadinanza, con  la conseguente maggiore
circolazione di moneta metallica e la possibilità di "risparmio
minuto" da parte di molte famiglie anche appartenenti al ceto
medio basso.















O. Mazzucato, La ceramica laziale dei secoli XI - XIII, Roma
1976, fig. 18

L. Giomi, Lucerne e salvadanai. Panoramica di reperti raccolti,
descritti e illustrati dall'A.C. ardeatino - Laurentino. Varianti
tipologiche e novità iconografiche, "Antiqua", 21, 1981, pp.
11-84

M. Ricci, Ceramica acroma depurata. 2. Brocche, catini, orioli
ed altre forme minori, in Archeologia urbana a Roma: il progetto
della Cripta Balbi. L'esedra della Cripta Balbi nel medioevo (XI -
XV secolo), a cura di L. saguì e L. Paroli, Firenze 1990, pp. 288
- 307, tav. XXXV

M.P. Del Moro, L'utilizzazione funeraria della basilica, in: La
nuova basilica circiforme della Via Ardeatina, a cura di V.
Fiocchi Nicolai, Rendiconti della Pontificia Accademia Romana
di Archeologia, LXVIII, 1995 - 1996, pp. 145 - 175, fig. 49

M. Bonifay, Etudes sur la céramique romaine tardive d'Afrique,
British Archaeological Reports, International Series, 1301,
Oxford 2004, pag. 301, fig. 168






Esemplare di epoca imperiale dal Museo Archeologico di Ptoj (Slovenia)
Salvadanai di produzione africana da cartagine e Chemtou
Qui sopra esemplare di salvadanaio di epoca tardo antica dalla basilica circiforme della via ardeatina; sotto salvadanaio dal cimitero di San Callisto, utilizzato come elemento di corredo di un loculo.
Salvadanai romani di epoca tardo medievale, dalla Crypta Balbi (sopra) e da Largo Argentina (sotto)
Salvadanaio di epoca tardo imperiale dagli scavi della metropolitana di Atene (foto di Badwila)