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I vasi antropomorfi di Navigius, Olitresis,
Septus, Tahinas e Saturninus, decorati a
matrice ed altre produzioni minori in sigillata
africana.


La questione delle importazioni di ceramica fine dall'Africa
verso l'Italia, sebbene abbia trovato numerosi momenti di
approfondimento da almeno 50 anni ad oggi, riesce ancora
a proporre novità inaspettate. Apparentemente quello che
di tanto in tanto frena nuove acquisizioni è la lentezza con cui
vengono resi noti i risultati di scavi e ricerche, soprattutto a Roma e
nel Lazio; non è raro che pubblicazioni, anche parziali e preliminari,
si facciano attendere anche 20 anni, per poi trovare spazio in
occasioni che poco  hanno a che fare con lo scientifico e molto con
il mondano. E' il caso della mostra "Roma, memorie dal sottosuolo,
ritrovamenti archeologici 1980 / 2006" inaugurata con grande afflusso
di spettatori il 01/12/2006, presso il Museo Nazionale Romano.
Nelle vetrine, allestite con una certa trascuratezza e con criteri
opinabili, abbiamo tuttavia potuto ammirare, tra l'altro e per la prima
volta a Roma, produzioni in 'Sigillata Africana A' particolari e diverse
dal vasellame da tavola assai più diffuso e documentato.
Comunemente si ritiene che le forme chiuse in Sigillata Africana non
fossero oggetto di commercio marittimo, al di fuori di sporadici
esempi documentati in Sardegna; ma questa terra ha sempre goduto
di rapporti culturali e commerciali privilegiati con il Nord Africa
retaggio del periodo di dominazione punica.
Oggi sappiamo, invece, che a Roma e nel Lazio giungevano le
brocchette del tipo Atlante XXII 5, ed altri contenitori del tutto
particolari come il Biberon Hayes 123 - Atlante XIII 12-15, e il
vasetto con filtro e gocciolatoio Lamboglia 16 - Atlante XIII 4-5.
Si tratta, tuttavia, di importazioni limitate, forse riservate ad una
clientela selezionata, che non toccarono mai i livelli quantitativi del
vasellame da mensa, soprattutto in epoca tardo antica.
Resta del tutto assente, invece, la ceramica detta di Navigius a
decorazione plastica; questa, assieme a quella di altre officine
associate viene situata nella Tunisia centrale, probabilmente  nella
regione di Henchir e Srira, dove venivano prodotte anche le lucerne
di Navigius, e si data  tra il 290 e il 320 circa.
Con questi manufatti si assiste per la prima volta al ritorno della
lavorazione a matrice che si estenderà poi anche nella produzione C
decorata, e ciò, si pensa, al fine di realizzare composizioni più unitarie
e stereotipate, derivate dalle arti maggiori della plastica, della pittura
e del mosaico.
Tuttavia i temi figurativi vengono tradotti in un
gusto più rustico e locale, a volte popolare. Per
forma e motivi decorativi questi vasi ricordano
recipienti prodotti in sigillata A e C, in ceramica comune della
Tunisia centrale, in vetro e nella ceramica  di Cnido.
Nell'ambito delle produzioni si conoscono raffigurazione di tipi umani,
di cacce, di spettacoli, di scene mitologiche; si tratta di un fenomeno
che sta ad indicare l'estendersi, nel mercato  interno, della richiesta
di ceramica ornata di figurazioni complesse, cioè di recipienti non
preziosi ma che apparissero tali.
Tale gusto decorativo e figurativo investe, ovviamente, le arti maggiori
e minori; ma le imitazioni nelle arti minori sono, come si è detto,
goffe e statiche; perdono quella originalità e dinamicità proprie del
periodo in cui si seminavano figure sui piatti con la stessa libertà e
funzionalità del mosaicista che stendeva sfondi e figure sul pavimento,
anche adattandoli alla forma dell'ambiente.
Si conoscono sei forme principali, tutte ricavate dall'unione di due
parti realizzate a matrice. Esse sono prodotte per un mercato
regionale e solo una forma è attestata, eccezionalmente, in Italia ed in
Cirenaica.
Tutti gli esemplari noti, compresi quelli presenti al Louvre di Parigi e
al Romische Germanisches Museum di Koln, sembrano provenire
dalla Tunisia. Il repertorio decorativo è prevalentemente
antropomorfo, mentre le forme dei vasi somigliano alla Lagoena, alla
fiaschetta cilindrica, alla brocchetta.
La provenienza è spesso sottolineata da iscrizioni che citano i
proprietari delle officine dove i manufatti erano prodotti. L'iconografia,
come accennato, prevede per lo più figure caricaturali; le teste
femminili, giovani o anziane, con espressioni grottesche, mostrano
per lo più con i caratteri, accentuati e caricaturali, delle popolazioni
nord africane; analogamente le teste virili, con i medesimi caratteri,
barbate e non, sono arricchite anche da espressioni lascive e
satiresche, con folta capigliatura riccioluta, bocca e naso a volte
esageratamente grandi, sempre caricature della fisionomia nord
africana. Le fisionomie satiresche presentano, invece, una corta
barbetta, sopracciglia folte, capelli lisci, cadenti, spesso fermati da
un  nastro, la bocca atteggiata in un sorriso beffardo con i denti
parzialmente in vista.
L'unico esemplare documentato in Italia rientra nella tipologia
Salomson 122-123, Atlante I XCI 2-3, CLIII, 3 a-d, CLIV, 1
a-d, che non è un vaso antropomorfo ma una bottiglia biansata
realizzata a matrice, con il corpo decorato da motivi su due o tre
registri, alta 26 cm, recante l'iscrizione "Ex o[f]icina Navigi".
La presenza di molti esemplari in contesti nord africani datati
permette di datarne la produzione fra 290 e 320 d.C. L'unico
esemplare rinvenuto in Italia proviene da ritrovamenti archeologici
nella zona di Orbetello, alla fine degli anni '50.

Bibliografia

L. Carton, Les Nécropoles de Gurza. Bulletin de la Société
Archéologique de Sousse, 13, 1909, pag. 198

G. Maetzke, Orbetello. Ttrovamenti archeologici vari, Notizie
degli Scavi di Antichità, 1958, pag. 47, figg. 16-17

Testo fondamentale su queste produzioni è: J.W. Salomonson,
Spatromische rote tonware mit reliefverzierungaus nordafricanischen
werkstatten. Entwicklungsgeschichtliche Untersuchungen zur
Reliefegeschmuckten Terra Sigillata Chiara "C", in Bulletin Antieke
Beschaving, XLIV, 1969, pp. 4 ss

A. Carandini et alii, Atlante delle forme ceramiche, I. Ceramica
fine romana nel bacino del Mediterraneo (Medio e tardo impero).
Enciclopedia dell'Arte Antica, Roma 1981, pp. 177 - 179, tavv.
LXXXIX – XCI

M. Bonifay, Etudes sur la céramique romaine tardive d'Afrique,
British Archaeological Reports, International Series, 1301,
Oxford 2004, pag. 431, fig. 242






N.B. - le illustrazioni sono tratte dal vol 1° dell'Atlante delle Forme Ceramiche. Le foto degli oggetti esposti al Louvre e al Museo di Berlino sono di Badwila
brocchette Atlante XXII 5, Biberon Hayes 123 - Atlante XIII 12-15, vasetto con filtro e gocciolatoio Lamboglia 16 - Atlante XIII 4-5
Salomson 122-123, Atlante I XCI 2-3, CLIII, 3 a-d, CLIV, 1 a-d