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La ceramica gallica a copertura metallescente
(Trier Black-slipped Ware - Rhenish ware -
Moselkeramik - Spruchbecherkeramik)


Le produzioni ceramiche della Gallia (o delle Gallie) in epoca
romana abbracciano un arco cronologico che va dal I secolo
d.C., ed iniziano con il trasferimento degli atelier operanti fino ad
allora in Italia centrale, fino alla caduta del poter imperiale
nell'Europa occidentale.
Caratteristiche peculiari di queste produzioni sono state, per tutto
tale arco cronologico, l'elevata qualità dei manufatti, dal punto di
vista della scelta delle argille, della lavorazione e delle finiture, l'organizzazione produttiva degli atelier che hanno unito l'estrema standardizzazione dei prodotti ad un repertorio formale estremamente variegato ed originale, con precisi caratteri anche regionali, ed una estrema diversificazione, anche superiore a quella produzioni italiche e alle successive produzioni africane.
La produzione locale di recipienti potori e contenitori da mensa in epoca flavia, inoltre, adotta e stabilizza una sorta di "codice dei colori" per quanto riguarda le varie tipologie di contenitori; codice adottato, poi, in tutte le province del nord est dell'impero romano, che prevede il rosso per i piatti e le piccole coppe, il nero per i contenitori utilizzati per le bevande, il giallo per i contenitori da stoccaggio di liquidi, ed il grigio per i contenitori da fuoco. In questo stesso periodo compaiono alcune varietà di boccali nei quali la superficie tende al nero e può gia presentare, a volte, dei riflessi metallici. Questi contenitori, bicchieri con il bordo svasato e decorati a piccole scaglie o con la superficie sabbiata, erano prodotti da diversi atelier diffusi nel centro della Gallia (Lezoux, Les-Martres-de-Veyre, Toulon-sur-Allier notamment), in Borgogna (Autun, Champallement), a Lione, nella bassa Aquitania, a Cologne e, a partire dall'inizio del II secolo, in Argonne.
Le numerose analisi seguite all'identificazione di questa produzione
hanno accertato che gran parte degli atelier della Gallia centrale
ne sono stati coinvolti: Lezoux in un primo tempo, ma poi anche
Toulon-sur-Allier, Clermont-Ferrand e Vichy. La cronologia
esatta di queste ceramiche resta ancora da chiarire: sembrano
comparire sotto Antonino Pio o Marco Aurelio, e declinare nel
primo decennio del III secolo, nella stessa misura in cui declinano
le esportazioni di sigillata dalla Gallia centrale.
Il processo produttivo che porta alla metallescenza, senza dubbio
accidentale all'inizio, venne sviluppato autonomamente da diversi
atelier a partire dal 90 - 100 d.C. i quali in seguito misero in
produzione una serie di manufatti, soprattutto boccali, dalle forme
variegate e aggraziate decorati a stampo e coperti di ingubbio
nero metallescente.
La prodizione di tali boccali si è estesa in breve tempo su un vasto
territorio che giunge fino alla Bretagna insulare e alla regione del
Reno, anche se in piccole quantità. Il gruppo più cospicuo è
quello rinvenuto a Lezoux, nel XIX secolo, comprendente tutte
le principali forme, oggi al Museo delle Antichità Nazionali, e che
è stato oggetto di diverse classificazioni dettagliate. Nell'insieme
delle officine che produssero questi manufatti sono stati identificati
almeno 84 "stili". Sotto Traiano, fra gli altri, sono da citare
Liberatus e Drusus I, l'atelier detto "à la rosette" e gli anonimi
X-1, X-8, X-13 et P-10. sotto Adriano Butrio, Sacer,
Quintillianus, Florianus, X-9 e l'atelier detto "au grand S"; verso
la fine del II secolo, infine, Florus, Sedatus, Paternus I, Laxtucissa
e Paternus II.
Le medime caratteristiche, dal punto di vista formale e qualitativo,
caratterizzano anche le estreme regioni orientali della Gallia, le
due "Germanie", con un mercato che copre le aree di produzione, la Germania libera ad est del Reno e il sud della Britannia. Tra le produzioni caratteristiche di quest'area si ricordano i contenitori a copertura marmorizzata (German Marbled Wares), prodotti fino al IV secolo, e diverse imitazioni di sigillate locali, prodotte fra il I e il IV secolo d.C. (Lower Rhineland Color-Coated Ware e Late Roman Mayen Ware).
A partire dal I secolo d.C. la regione di Treviri, e la
stessa città di confine (Augusta Treverorvm), presidio
del Limes sulla Mosella, adotta le principali tecnologie
in uso negli atelier del centro e del sud della Gallia, per
dare inizio ad una produzione di ceramiche di elevatissima
qualità che finirono presto per dominare il mercato locale,
almeno fino alla metà del IV secolo.
L'attività degli atelier locali si protrasse tra il I e il IV
secolo d.C. e vi vennero prodotte numerose classi di
ceramica, tra cui terra sigillata, sigillata "nigra",
marmorizzate, e ceramiche comuni di vario tipo; la
ceramica a copertura metallescente costituiva ugualmente
una parte non minoritaria della produzione, a partire, per
lo meno, dalla seconda metà del II secolo d.C. La
produzione di Treviri è facilmente identificabile  per la
sua qualità: l'argilla fine e ben cotta, priva di inclusioni
visibili, di colore rosso, sovente con la parte interna di
colore grigio, coperta di vernice nera, compatta e
iridescente.
Sembra che tale produzione si limitasse, almeno fino
all'inizio del III secolo, ad un repertorio formale classico, basato principalmente sul boccale Niederbieber 33, con o senza depressioni.
La data in cui compaiono le originali decorazioni ottenute con barbottina
colorata, che poi caratterizzeranno la produzione di Treviri è da tempo
oggetto di controversie tra gli studiosi, ed oscilla tra l'inizio e la fine del III
secolo.
Il repertorio dei vasi a barbottina comprende una vasta serie di forme:
bicchieri, coppe, biberons, tazze, bottiglie, cantari, etc., con numerose
varianti nel loro interno. Suzanne Künzl ha proposto un repertorio di oltre
200 motivi decorativi, per i quali viene anche formulata una sorta di
sequenza cronologica. La studiosa ha proposto anche un catalogo molto
esaustivo delle iscrizioni che compaiono sui vasi potori: si tratta
principalmente di esortazioni al bere: "Riempimi", "Beviamo", "Mescimi",
"Ai miei amici" etc. e altre esortazioni gioiose; Alcune di esse, tuttavia,
riportano anche concetti religiosi.
La diffusione di questi vasi risulta molto estesa: essa copre densamente la
Gallia Bellica, le Germanie e penetra in maniera estesa le provincie di
Bretannia, Narbonense, Rezia, Norico, fino alla Pannonia; qualche esemplare è stato anche rinvenuto nel territorio della Germania indipendente, nei Paesi Bassi e in Alemannia (per la carta di diffusione v. Künzl 1997, pp. 108 - 117). In nessun caso i vasi metallescenti a barbottina sarebbero stati esportati a sud delle Alpi.
Si ritiene che le invasioni germaniche degli anni 276 - 277 siano state fatali per l'industria ceramica della regione di Treviri, e per la produzione di ceramica metallescente. Infatti l'argilla caratteristica della ceramica metallescente del IV secolo risulta molto differente rispetto a quella del secolo precedente; si può ipotizzare un vero e proprio esodo dei ceramisti della città a seguito degli avvenimenti del 276, esodo che potrebbe averli condotti in altre regioni, ma possono anche aver ripreso la loro attività sul posto utilizzando argille differenti, di colore grigio e di qualità più scadente.
È possibile, tuttavia, che la produzione sia proseguita a Treviri in maniera ininterrotta durante tutta l'epoca costantiniana, fin verso il 355, sulla base soprattutto del rinvenimento di corredi funerari, nei quali i vasi metallescenti si trovano associati a monete o fibule  della prima metà del IV secolo.
L'origine della ceramica metallescente del IV secolo, dunque, è ancora soggetta a controversie; nell'attesa di nuovi dati, si continuerà ad attribuire i vasi a pasta grigia del IV secolo, ad atelier della Gallia dell'est, in senso lato.

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Contenitori da mensa di vario tipo in ceramica a copertura metallescente  nel museo del sito archeologico di Gelduba (Krefeld Gellep)
In alto il c.d. Vaso con Pianeti, del Rehinisches Museum di Treviri. In basso boccale dalla forma Niederbieber 33, la più diffusa nell'ambito della produzione tarda di ceramica metallescente.