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Borracce da viaggio e ampolle dei pellegrini

La forma dei contenitori "da viaggio", quale è conosciuta in epoca tardo antica, è il frutto di un adattamento risalente all'età ellenistica e alla prima età imperiale. Per quanto sia impossibile correlare tra di loro esempi noti in diversi contesti del Mediterraneo e dell'oriente antico, è certo che già in ambito mesopotamico esistono contenitori da viaggio, che è forse inesatto definire  "Pilgrim flasks", ma che mostrano già la forma che, grosso modo, manterranno per oltre 2000 anni.
Solo a titolo esemplificativo mostro l'esemplare in ceramica proveniente da Nineveh/Kuyunjik (Iraq), risalente al 1° millennio a.C., e quello cipriota, datato 1200 - 900 a.C., con decorazioni dipinte.
Più semplice seguire l'evoluzione della forma dei contenitori da viaggio in epoca romana, grazie soprattutto a quelli,
ben noti, realizzati nelle varie produzioni della
terra sigillata, italica, ispanica e poi nelle
numerose varianti della terra sigillata africana
A e C. Queste ultime si riducono alla forma
Hayes 147, caratterizzata dal profilo
lenticolare, ottenuto mediante la saldatura delle
due metà (lo stesso procedimento utilizzato
per le lucerne), corto collo e piccole anse
ad anello tramite le quali l'oggetto veniva appeso, e la forma Atlante XXXI - 18, dal corpo lenticolare con il colo impostato lateralmente su una delle facce del contenitore. In entrambi i casi il diametro del contenitore si aggira sui 20 cm. 
I contenitori, esportati anche in Italia, sarebbero stati prodotti tra il I e il III secolo d.C., ma sembra probabile che, contemporaneamente, si siano prodotti, o importati, in diversi centri della penisola, borracce e fiasche da viaggio con la stessa forma o con forme nettamente diverse. A questo proposito si segnala quella in sigillata orientale del Museo Archeologico di Napoli, proveniente da Pompei, caratterizzata dalla forma "semilunata"; si tratta, nella sua originalità, di un ulteriore accorgimento formale, per favorire il trasporto del contenitore "a tracolla", affinché aderisse nella maniera migliore possibile al fianco della persona.
Le ricerche più recenti sulle produzioni ceramiche regionali sembrano aver accertato che questi manufatti non vengono più realizzati (o commercializzati), a partire dal IV secolo. Tuttavia la forma classica delle fiasche o borracce di epoca ellenistica e imperiale, viene adottata, con pochissime trasformazioni, per le cosiddette "Eulogie", o ampolle, prodotte in quantità incalcolabile, in diversi siti del Mediterraneo, a partire, per lo meno dl VI secolo d.C.

L'usanza di recarsi a Roma, e in altre città celebri per i loro santuari come Gerusalemme, si diffuse enormementedal VI secolo in tutti
i territori dell'impero bizantino e dell'Europa in
generale; dal VII secolo, poi, schiere di pellegrini
iniziarono a giungere anche dai regni germanici. E'
di questo periodo la prima compilazione di guide
per i pellegrini (i famosi "Itineraria ad Loca Sancta"),
con notizie pratiche sulle strade e sui monumenti,
sacri e profani, di Roma e di altre città.
Fin dall'inizio di questo fenomeno diviene consuetudine, per i pellegrini, riportare nei propri luoghi d'origine, piccole ampolle in vetro, ceramica o metallo contenenti reliquie: queste consistevano, nella maggioranza dei casi, in piccole porzioni degli olii che ardevano nelle lampade poste in vicinanza dei sepolcri venerati, o olii "santificati" al contatto con i sepolcri stessi.
Ma molte ampolline potevano avere uno scopo più pratico, ovvero quello di contenere l'olio destinato ai sacramenti; da segnalare, infatti, quelli rinvenuti sotto il secondo fonte del battistero di S. Giovanni di Incino, ad Erba (CO), nel corso della campagna di scavo del 1994. In tale occasione, infatti, è stato portato alla luce il primo impianto del battistero con il relativo fonte ottagonale: all'interno di quest'ultimo, sigillate da una pesante lastra circolare in pietra che faceva da base ad un secondo fonte circolare, erano state collocate le ampolle insieme ad altri oggetti legati al culto.
La gran quantità di tali oggetti, esistenti più o meno in tutte le regioni da cui partivano o in cui giungevano i pellegrini, ha reso da sempre difficile, se non impossibile, giungere ad una classificazione dei manufatti o ad una definizione degli ateliers in cui erano prodotti.
Uno di questi era certamente in presente presso il celebre santuario di San Mena presso Alessandria d'Egitto, la cui produzione risulta oggi incredibilmente dispersa in tutte le regioni del mediterraneo e dell'Europa continentale; altri ne esistevano sicuramente presso maggiori i santuari di Roma e di Gerusalemme; la dispersione dei manufatti, praticamente in tutte le regioni circostanti il Mediterraneo, è indice della rilevanza del fenomeno, ma al tempo stesso ha favorito la costituzione di piccoli nuclei di questi oggetti, per volere di sovrani, ecclesiastici o personaggi facoltosi, gli unici che potevano permettersi il lusso di compiere pellegrinaggi. Ma forse più celebre fra tutti i centri di produzione di Eulogie era il santuario di Mira (antico nome di Demre, nella Licia in Asia minore, l'attuale Turchia)., dove dal sarcofago di san Nicola sgorgava il celebre myron (liquido che si raccoglieva con una piuma, cioè in piccole quantità) divenuto la reliquia più famosa del genere, tanto da attrarre un gran numero di pellegrini.
Purtroppo non ci è stata conservata neppure un'ampolla di San Nicola (di V-VI secolo), a differenza di quelle, numerose, di San Mena di Alessandria d'Egitto, Santa Tecla di Antiochia, San Simeone Stilita in Siria, San Foca di Sinope, San Demetrio di Salonicco, conservate nei Musei di Bobbio, Monza, Farfa, Londra, Parigi, Sassari, con la stampigliatura delle immagini dei Santi o decorate da croci, stelle, fiori, palmette, figure oranti o qualche scena od emblema sintetico della vita e dei miracoli del martire venerato. Su qualcuna è conservato il modellino stesso del santuario visitato (Palestina, Efeso, Delo).
In Oriente già Giovanni Crisostomo accenna alla distribuzione di tali ampolle, in una omelia rivolta al pellegrino: "Sosta presso la tomba dei martiri, versa fiumi di lacrime, castiga il tuo cuore e porta con te l'eulogia. Prendi l'olio santo, affinchè il tuo corpo ne riceva unzione, la lingua, le labbra, il collo, gli occhi".
Per quanto riguarda san Nicola, il suo primo biografo, Michele Archimandrita, intorno al 710-720, connette la "profumata e odorosissima condotta" del Santo in
vita, al suo "corpo prezioso e odoroso delle fragranze della virtù" e alla conseguente essudazione di "un olio odoroso e soave, che allontana ogni maleficio ed è buono a fornire un rimedio che salva e respinge il male", riferendosi ad un ambito concettuale generico piuttosto che ad uno taumaturgico specifico.
In Italia le collezioni più note sono certamente quelle del Duomo di Monza e del Monastero di San Colombano a Bobbio, costituitesi, forse, per volontà della Regina Teodolinda, all'inizio del VII secolo, e composte da ampolle in piombo e stagno provenienti dalla Palestina, e decorate con immagini dell'infanzia e della passione di Cristo.
Per quanto possa sembrare paradossale, proprio Roma è il centro dell'antichità dove questi manufatti risultano più scarsi, anche se non si può escludere che
siano stati prodotti nei pressi suoi dei santuari apostolici e martoriali. Gli esemplari noti, in gran parte frammentari, non provengono dagli antichi luoghi di culto della città e non si può escludere un loro diverso utilizzo.
Attraverso il mondo bizantino il tipico contenitore dalla forma di borraccia si è diffuso largamente nei territori sotto il dominio islamico ed ha continuato ad essere prodotto ben oltre i limiti del medioevo; gli esempi che propongo, provenienti dalla Siria, ne sono un esempio eloquente per il pregio artistico notevole.

BIBLIOGRAFIA

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Fiasche in sigillata africana A e C, forme Hayes 147 e Atlante, I, XXXI 18; I - III secolo d.C.
Quì a fianco e in basso fiasche in sigillata ispanica di epoca imperiale, appartenenti alla forma 13 della TSH; I - II secolo d.C.
Sopra, fiasca in sigillata orientale, a forma lunata, da Pompei. A destra fiasca in sigillata africana del Museo di Mondragone
Serie di ampolline di epoca bizantina appartenenti alla vastissima serie di San Mena; quì a fianco un'esemplare in vetro; la terza in basso si trova a parigi, Louvre; tutte le altre provengono dal mercato antiquario
Fiaschetta con decorazione a conchiglia, da Roma; Ospedale Militare del Celio; VI secolo
Fiasca da pellegrino di origine egiziana o siriaca; XV secolo; Los Angeles County Museum of Art.
Fiasca da pellegrino di produzione siriana; XIII secolo; Washington Smithsonian Institution, Freer Gallery of art