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Mattew Paris (1200 - 1259), cronista,
storico, artista, miniatore e cartografo


Quella della registrazione minuziosa degli avvenimenti
contemporanei e della loro raccolta in lunghe "Chronica",
per lo più ad uso privato, è stata nel corso del tardo
medioevo una delle attività principali degli amanuensi
nell'ambito di tutti i grandi monasteri europei.
Queste monumentali opere, che quando siano giunte
fino ad oggi rappresentano delle fonti storiche di
primaria importanza in quanto redatte da testimoni
contemporanei e per lo più attendibili, spesso poi si riallacciano ad una ipotetica "cronologia universale", ovvero agli avvenimenti della storia antica e più recente, il più delle volte limitata geograficamente all'Europa o comunque alle terre affacciate sul mediterraneo.
Non sempre risulta chiaro quali fossero le fonti che questi compilatori utilizzavano, soprattutto per gli avvenimenti del passato, dal momento che non sempre è dimostrabile che essi avessero accesso ai testi dei grandi storici classici. Per quanto riguarda, invece, i fatti del loro tempo è certo che le fonti principali a cui essi attingevano erano i racconti dei viaggiatori, ma anche e soprattutto la lettura di documenti ufficiali che certamente erano custoditi negli archivi dei monasteri.
Proprio per questo è chiaro come tali opere, che risultavano puramente compilative, siano assai più attendibili, e utilizzabili come fonti storiche, per quanto riguarda gli avvenimenti contemporanei, spesso limitati all'arco della vita del monaco autore del testo.

Uno dei principali autori di cronache medievali è Matthew Paris (Ca 1200 - 1259) monaco benedettino, cronista inglese, artista di manoscritti miniati e cartografo; egli ha vissuto nell'abbazia della Sant'Albano in Hertfordshire, dove ha realizzato un certo numero di studi, principalmente storici, redatti ed illustrati per lo più di suo pugno, con caratteristiche illustrazioni a colori in parte realizzate con pittura ad acqua, denominate dagli specialisti inglesi "tinted drawings". Alcuni suoi testi sono stati scritti in Latino, ma altri anche in Anglo-Normannno e in francese.
La sua "Chronica Majora" è una fonte largamente citata dai contemporanei, benché gli storici moderni riconoscano l'autore non sempre risulta del tutto attendibile in quanto tende a glorificare l'imperatore Federico II e, al tempo stesso, denigrare i suoi predecessori e perfino il papa.

Non esistono fonti documentarie che possano far luce
sulla sua persona, e per tanto i pochi dati biografici noti
derivano tutti da quel poco che egli stesso annota nelle
sue opere. Nonostante cognome e la conoscenza della
lingua francese, Paris è probabilmente nato in Inghilterra;
in gioventù tuttavia studiò a Parigi dopo una formazione
iniziale alla scuola dell'abbazia di Sant'Albano. Le notizie
biografiche (tratte dalle sue opere) lo vogliono ammesso
come monaco, nella stessa abbazia, nel 1217.
La data di nascita è stata quindi ipotizzata in base al fatto
che doveva essere adolescente quando entrò nel
monastero; tuttavia alcuni storici sospettano che possa
essere stato più anziano di circa dieci anni, in quanto
molti monaci hanno intrapreso la carriera ecclesiastica
dopo un periodo di lavoro o professione nel mondo
esterno.
Sempre dalla lettura delle sue opere risulta che egli era
imparentato con la nobiltà e forse perfino con le famiglie
regnanti, il che può indicare che provenisse da una
famiglia di condizione agiata.
La sua vita è trascorsa principalmente nel monastero; nel
1248, tuttavia, venne inviato in Norvegia come latore di
un messaggio di Luigi IX a Haakon IV; in quell'occasione
si attirò le simpatie del sovrano norvegese, cosicché vi venne nuovamente inviato per sorvegliare la riforma del monastero del benedettino di Nidarholm presso Trondeim.
Oltre a queste missioni, tutta la sua attività conosciuta sembra volta alla composizione dei suoi trattati storici, un attività per la quale i monaci di Sant'Albano erano considerati degli specialisti.
Essendo stato ammesso all'ordine nel 1217, ereditò la carica di Roger di Wendover (+ 1258), monaco addetto alla registrazione degli eventi; nel 1236 Paris inizio dapprima a rivedere il lavoro di Roger e quello di Abbot John de Cella (+ 1214), aggiungendovi infine del nuovo materiale in suo possesso. La "Chronica Majora", risultato di tale lavoro, è un documento storico della massima importanza, e particolarmente attendibile per il periodo compreso fra 1235 e il 1259.
La grandezza dell'opera storica di Matthew Paris, ed anche il suo limite, sta nel fatto che il monaco, come del resto la maggior parte dei suoi contemporanei, agisce da testimone indiretto, collazionando e ordinando una gran quantità di informazioni, pervenute a lui tramite scritti e narrazioni orali, spesso interpretandole e in parte alterandole sulla base delle proprie convinzioni e simpatie.

I manoscritti da Matthew Paris contengono principalmente più di un testo e spesso iniziano con un assortimento piuttosto casuale di miniature fuori testo. Alcuni di essi sono sopravvissuti in maniera incompleta e consistono in diversi frammenti ora assemblati fra loro che non possono essere considerati alla stregua di quello che fu il lavoro originale dell'autore.
A meno che egli stesso non dichiari il contrario, tutti le sue opere erano destinate ad essere conservate nel monastero (da alcune note manoscritte sembrerebbe che fossero considerate come sua proprietà personali).
Le biblioteche monastiche, tuttavia,
spesso tendevano alla dispersione, e
pioché le opere di Paris sono state
presto apprezzate dai bibliofili molte di
esse sono state cedute a diverse
collezioni private.
L'abilità di Paris nel raccogliere ed
interpretare e reinterpretare
informazioni della più disparata
provenienza, traspare soprattutto nella
sua opera di miniatore e illustratore;
sono almeno tre le opere "pittoriche"
legate indissolubilmente alla sua
persona: la celebre raffigurazione
dell'elefante accudito da uno stalliere,
contenuta nella Chronica Majora
(Part II, Parker Library, MS 16, fol.
151v) e nel Book of Additions
(Liber additamentorum, British
Library Cotton MS Nero D I, ff202); la mappa della Gran Bretagna, realizzata da Paris in quattro versioni (che merita una trattazione a parte) e la mappa della Terra Santa con l'itinerario da Londra A San Giovanni d'Acri contenuti nella Historia Anglorum (1250-1259).
L'altro grande trattato storico di Matthew Paris è la Historia Anglorum (1250-1259), che rappresenta forse la sua opera più monumentale; contiene le mappe della Terra Santa e delle isole britanniche, un itinerario da Londra a San Giovanni d'Acri, un'immagine della Vergine con il bambino fuori testo, con lo stesso Matthew Paris inginocchiato di fronte a loro, e una genealogia dei re dell'Inghilterra comprendente i loro ritratti.
Tra le opere di Paris si segnala, infine, la vita di Sant'Albano (titolare
del monastero inglese in cui risiedeva l'autore), scritta in francese
traducendo tuttavia una fonte latina; Il manoscritto contiene molte note
scritte da Paris di suo pugno attestanti il fatto che molte copie delle sue
opere vennero redatte dallo scriptorium dell'abbazia  per essere cedute
o prestate a diverse donne esponenti dell'aristocrazia inglese, e che egli
stesso avrebbe operato da mediatore fra gli stessi committenti dei singoli
manoscritti e gli amanuensi preposti alla composizione dei medesimi,
con raccomandazioni varie, ad esempio sulla redazione dei calendari e
sull'iconografia da adottare nelle illustrazioni.
L'ipotesi che Matthew paris si sia cimentato anche nella pittura su tavola
si fonda sull'osservazione di un pannello di quercia con l'immagine di
San Pietro, unica parte sopravvissuta di un tabernacolo per altare
(180 x 75 cm), oggi nel museo dell'università di Oslo; L'opera è stata
attribuita a lui, sulla base delle notizie sui suoi viaggi in Svezia nel 1248.
Le pitture locali sono realizzate solitamente su legno di pino, per cui
Paris, se è l'autore dell'opera in questione, può averla portato con se o
averla inviata successivamente.
L'arte di Matthew  Paris si è espressa in maniera particolarmente elevata
nella trasposizione su pergamena delle informazioni ricevute per lo più a
voce. In questo senso appare particolarmente riuscita la sua celebra mappa della Gran Bretagna, conservata presso la British Library Cotton (MS Claudius D.vi, f.12v).
Si tratta della più completa ed artisticamente riuscita delle quattro mappe della Gran Bretagna disegnate da Paris e conservate in altri suoi manoscritti. Nel disegno sono riconoscibili molte caratteristiche geografiche del territorio; si tratta della più antica mappa dell'Inghilterra, sopravvissuta, caratterizzata da un livello così ad alto nella rappresentazione dei particolari, a differenza di quanto accade nella contemporanea cartografia, ancorata a rappresentazioni schematiche e piene di contenuti simbolici, piuttosto che alla
rappresentazione dell'apparenza fisica
di un territorio.
La pianta della Gran Bretagna è stata
realizzata a complemento del
Chronicorum Abbreviatio
(o Historia minor) che copre gli anni
compresi fra il 1067 e il 1253, redatta
tra il 1255 e il 1259. La pianta è
interamente delineata dai fiumi e dalle
linee di costa e orientata sull'asse
nord - sud.
Si caratterizza, inoltre, per il numero di
città, colline e fiumi indicati con il
proprio nome. I pannelli intorno ai
margini della mappa, invece,
identificano la terra più vicina in ogni
direzione.
Fra l'Inghilterra e la Scozia è delimitato
chiaramente il Vallo di Adriano, della
lunghezza di 73 miglia costruito tra il
122 e 130 dall'imperatore Adriano
per proteggere il confine nord
dell'impero; Più a Nord è delineato
anche il muro di Antonino costruita dal
successore di Adriano, Antonino Pio.
Entrambi sono indicati schematicamente
come caratteristiche fortificazioni
merlate.
Londra si riconosce come la più grande
città del paese, caratterizzata dal profilo
bordato con mura merlate e l'indicazione del nome. Il castello di Windsor è indicato a monte sulla riva del Tamigi.
L'isola di Thanet compare fuori dalla costa sud, non ancora unita al continente dall'interramento e dalla bonifica dei terreni.
Il mappa è stata disegnata circa 300 anni prima che fossero possibili i primi rilevamenti attendibili grazie all'invenzione della triangolazione e lo sviluppo degli strumenti di rilevamento topografico. Date queste limitazioni, è certo che l'autore si sia basato su informazioni ottenute oralmente dai viaggiatori e probabilmente su una mappa più antica basata su un modello romano ora perso.

La critica recente, sulla base di una attenta analisi sull'intero "corpus" delle opere attribuite a Matthew Paris, è giunta a conclusioni per certi aspetti drastiche;
l'influenza di Paris su altri artisti del periodo è stata
certamente sopravalutata, principalmente perché egli è
oggi molto più conosciuto rispetto ad altri illustratori
inglesi del periodo, rimasti in gran parte anonimi.
Ma il dato più rilevante riguarda il fatto che la maggior
parte dei manoscritti attribuiti a Paris sembra essere
stata prodotta, in realtà, da amanuensi contemporanei
incaricati di realizzarli per lui (tra questi William de
Brailes indicato in realtà come addetto alla tonsura dei
monaci; altre notizie lo danno per sposato, cosicché è
possibile che abbia ricevuto solo gli ordini minori).
Ma anche i manoscritti realizzati sicuramente da
Matthew Paris recano alcuni elementi riferibili ad altre
mani; non va poi trascurato il fatto che esistette una
scuola di miniatori in Sant'Albano attiva anche dopo la
morte di Paris, e certamente influenzata dalla sua opera.
Dal punto di vista stilistico, poi, le illustrazioni miniate
erano realizzate secondo una "maniera" codificata molto
prima divenuta particolarmente popolare nella prima
metà del XII secolo. Tale "maniera" rendeva miniature
molto poco costose e rapide da realizzare.
Lo stile di Matthew Paris suggerisce che egli si sia
formato a questa arte nella prima metà del XIII secolo,
e che sia rimasto fedele ad uno stile "antiquato" per la
conservazione di una certa rotondità nelle sue figure; infatti non adottò mai quella "sottile angolosità" ("thin angularity" secondo gli storici dell'arte) della maggior parte dei miniatori suoi contemporanei, particolarmente quelli operanti a Londra.
Le sue composizioni mostrano tuttavia una notevole inventiva ed una originalità nelle costruzione delle figure e delle scene che non si ritrovano altrove; la sua elevata posizione gerarchica tra i monaci di Sant'Albano può avergli dato una maggiore fiducia e libertà nella creazione di composizioni nuove; al contrario un artista subordinato tenderebbe a rimanere ancorato a formule pittoriche tradizionali. Il suo utilizzo dei colori che, con notevole risalto al verde ed al blu, oltre alla sua caratteristica disposizione delle immagini nella metà superiore della pagina, sembrano essere i suoi tratti distintivi.
Si è accennato all'importanza di Matthew Paris come storico e cronista del suo tempo; in realtà a partire da 1235, egli non ha fatto altro che aggiornare la Cronica secondo i criteri che i suoi predecessori avévano gia seguito. Egli, come gia accennato, sembra aver tratto molte delle sue informazioni da lettere e documenti ufficiali inviati presso il monastero, documenti  che a volte inserisce in maniera testuale. Fra i suoi informatori spiccano Richard, conte di Cornovaglia lo stesso re Enrico III, con quale sembra fosse in rapporti di stretta amicizia.
Nel 1257, nel corso di una visita durata
una settimana la monastero di
Sant'Albano, Enrico avrebbe voluto
leggere per intero il testo della
Cronica; "egli guida la mia penna"
riferisce Paris in una nota manoscritta,
"con benevolenza e diligenza."
Data questa premessa è curioso che
la Chronica Majora presenti un
resoconto tutto sommato sfavorevole
della politica di Enrico III.
Alcuni storici moderni suppongono
che Paris in realtà non abbia mai
intrapreso la redazione della Cronica
(e delle altre sue opere storiche) per
poi renderle pubbliche nella forma
attuale, e molti passaggi autografi
contenuti in esse stanno ad indicare
come egli avesse compreso bene il pericolo che poteva derivargli da certe sue prese di posizione piuttosto "radicali".
Forse è anche per questo motivo che della Chronica Majora esistono copie "non rifinite" realizzate dallo stesso Paris; e benché in seguito i passaggi più compromettenti (se non addirittura offensivi) siano stati debitamente omessi o ammorbiditi (ad esempio nel compendio del suo lavoro più lungo, la Historia Anglorum, scritta nel 1253), i veri i sentimenti dell'autore dovevano essere ben noti, perlomeno nell'ambito del monastero.
Secondo la storiografia moderna Matthew Paris ha vissuto in un momento in cui la politica inglese risultava assai poco stimolante per contenuti e programmi. Il suo talento si è cosi concentrato sulla narrazione e la mera descrizione dei fatti. Benché dimostri un vivo interesse per il lato personale delle personalità del suo tempo, nei ritratti dei contemporanei non nasconde i propri pregiudizi, che lo portano di conseguenza a giudicare in maniera poco obiettiva.
Come la maggior parte degli storici del periodo, non si sofferma mai a soppesare le fonti o considerare le situazioni nel loro insieme. Ammira la forza di carattere delle persone (e dei regnanti), anche quando questa si accompagna ad una politica che disapprova.

Nel complesso Matthew Paris è un fervente sostenitore del primato della chiesa "regolare" e degli ordini monastici (operanti nel chiuso dei chiostri, ma
anche nella società e nel mondo), al di sopra delle
(legittime) aspirazioni delle altre categorie sociali, tra
chi la stessa corona d'Inghilterra. Tra gli avversari da
combattere annovera perfino il clero secolare ed i frati
mendicanti; non perde l'occasione per opporsi
violentemente alla corte e a quelli che definisce
"favoriti stranieri" (foreign favourites). Disprezza il re
come statista, ma ne ammira comunque il carattere
gentile e la sensibilità.
Per gli stessi motivi non esita ad attaccare con
franchezza la corte papale a Roma; è stato notato,
poi, che questi attacchi ed aspre critiche nascono da
una certa dose di nazionalismo. Ma i suoi giudizi aspri sono spesso dovuti alla disattenzione e alla scarsa ampiezza di vedute; come molti storici dell'epoca non esita ad alterare (in maniera più o meno grave) i fatti che racconta; non esita ad attribuire ai personaggi dell'epoca frasi e discorsi che non gli appartengono, mentre in altri casi altera i documenti che inserisce (come, per esempio, il testo della Magna Carta).
La sua cronologia, infine, risulta in alcuni punti stranamente inesatta, per essere stata redatta da un contemporaneo; Paris infatti inserisce occasionalmente versioni duplicate di uno stesso avvenimento, ambientandole in luoghi differenti.
Per questi motivi le sue opere devono essere rigorosamente vagliate quando esistano altre fonti, ed utilizzate con prudenza laddove si limitano a fornire solo informazioni di carattere generale.
Ciò nonostante Matthew Paris sembra fornire un quadro molto più chiaro ed approfondito della sua epoca rispetto a molti altri cronisti inglesi; per questo motivo dispiace che la sua storia si interrompa nel 1259, alla vigilia della lotta per l'incoronazione tra Enrico III e la baronia.

The Cambridge History of English and American Literature, Volume I, 1907-21. From the Beginnings to the Cycles of Romance

Nigel Morgan, A Survey of Manuscripts Illuminated in the British Isles, Volume 4: Early Gothic Manuscripts, Part 1 1190-1250, Harvey Miller Ltd, London, 1982

Richard Vaughan, Matthew Paris, The English Historical Review, Vol. 74, No. 292, luglio 1959, pp. 482 - 485, Oxford University Press.




Matthew Paris, miniatura a corredo della biografia di Re Offa
Maathew Paris, particolare dell'itinerario da Londra a San Giovanni d'Acri e della mappa della Terra Santa, contenuti nella Chronica Majora
Matthew Paris, parte dell'itinerario da Londra a Chambery contenuto nel Book Of Additions
Matthew Paris, mappa della Gran Bretagna realizzata a corredo della Historia minor, intorno al 1250
Matthew Paris, illustrazione dalla Colección Corpus Cristi Cambridge Massachusetts USA
Elefante accudito da uno stalliere; illustrazione di Matthew paris contenuta nella Chronica Majora  (Part II, Parker Library, MS 16, fol. 151v)
Particolare del manoscritto londinese della Chronica majora
Autoritratto di Matthew Paris contenuto nella Historia Anglorum