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Le origini della dinastia merovingia, nella storia e
nell'archeologia


Come nel caso di molte altre popolazioni germaniche affacciatesi alla
storia a seguito delle grandi migrazioni della fine del IV secolo  d.C.,
anche l'origine dei Franchi, e della loro prima dinastia regnante, è
avvolta nella legenda, e lo stesso Gregorio di Tours non fa altro che
riferire notizie la cui origine e la cui veridicità non possono essere
dimostrate: "… gli storici antichi hanno  tramandato a noi questi
avvenimenti della storia antica dei  Franchi, senza tuttavia riferire
il nome dei Re. Per lo più essi riferiscono che il popolo sarebbe
fuoriuscito dalla Pannonia per  poi stabilirsi sulle rive del fiume Reno;
in seguito lasciarono quel  territorio per passare nella Turingia, dove
sottomisero ogni  territorio e ogni villaggio, al potere dei cosiddetti Re
Capelluti che  costituivano la prima e, per così dire, la più nobile fra le
loro dinastie regnanti".
Secondo la cronaca dello storico francese, il primo re dei Franchi, Faramondo (Pharamond), eletto re dei Franchi nel 420, avrebbe suddiviso il suo popolo in due metà, e alla testa dei cosiddetti Franchi Salii avrebbe passato il Reno per stanziarsi in Francia, mentre la rimanente parte della popolazione, i Franchi Ripuarii o Renani si sarebbero stanziati nella zona di Colonia e nell'attuale regione tedesca del Nord Reno-Westfalia.
La stessa scarsità di notizie caratterizza anche le vicende dei due successivi sovrani, Clodione il Capelluto (Clodion Le chevelu; 428 - 448) e  Meroveo (Mérovée; 448 - 457), quest'ultimo passato alla storia come il fondatore della dinastia merovingia. Le vicende delle tribù dei franchi, in questi anni turbolenti, si svolgono nell'area del loro primo stanziamento, a cavallo del basso Reno, mentre l'unità territoriale della Gallia viene mantenuta dagli ultimi generali gallo-romani, tra cui Ezio che in diverse occasione riesce a ricacciare verso est i Franchi, fino alla stipula del "foedus", a seguito del quale venne concesso a Clodione di spostarsi all'interno dell'impero, nella regione di Tournai, provvedendo in cambio a difenderne i confini.
Il suo successore, Meroveo, come alleato dei Romani avrebbe partecipato alla battaglia dei Campi Catalaunici del 451 guidata da Ezio contro gli Unni di Attila; al tempo stesso, con la morte dell'ultimo grande generale romano, nel 454 per mano dell'imperatore Valentiniano III, e l'affievolirsi del controllo imperiale sulla regione il regno dei Merovingi iniziò ad espandersi nella Gallia settentrionale, non incontrando più alcuna resistenza.
Childerico I, regnante dal 457 al 481, ancora prima di Clodoveo,  è
l'artefice dell'espansione e del consolidamento del regno, ormai
autonomo e svincolato dal potere imperiale. Combatté contro i
Visigoti stanziati nel sud della Francia, che minacciavano Orléans e
nel 468 sconfisse i Sassoni che minacciavano Angers;  nel 464 vinse
e uccise il comandante militare gallo-romano Paolo, a Soissons,
riuscendo così ad espandersi nella regione della Loira. Morì nel 481
e fu sepolto a Tournai.
Con questo sovrano si dirada per la prima volta il velo di mistero e
legenda che circonda le origini della dinastia Merovingia; a lui appartiene
uno dei più importanti documenti archeologici della Francia moderna:
la sua stessa tomba, rinvenuta a Tournai presso  la chiesa di Saint-Brice,
nel mezzo di un grande sepolcreto e circondata dalle inumazioni dei suoi
cavalli (usanza già registrata nella zona anche nell'antichità classica).
Il corredo funerario del sovrano era di grande ricchezza, e
comprendeva addirittura elementi provenienti dall'uniforme dei militari
romani di alto rango,  forse simbolo del "foedus" stipulato dai suoi
predecessori con  l'impero d'occidente, uniti al sigillo regale, che
riportava il suo nome in latino, ma nulla che rivelasse una sua adesione
alla religione cristiana. Il corredo comprendeva anche 200 denari
d'argento romani e 90 soldi d'oro imperiali, dimostrazione che il
concetto di monetazione presso i merovingi era quasi del tutto
inesistente: si usavano infatti le due monete indistintamente e si
tendeva anche a contraffare le monete imperiali allora circolanti.
Il successore di Childerico, e suo figlio, Clodoveo (Clovis Ier) è
considerato il vero fondatore del regno merovingio, con l'espansione
verso ovest e verso sud a spese degli ultimi territori sottoposti all'autorità
di generali gallo romani e del regno visigoto di Bordeaux, tra il 507 e il
511.
Ma al nome di Clodoveo è legata anche una delle più importanti scoperte archeologiche del XIX secolo, ovvero la sepoltura sua e della sua famiglia, situata nella cripta della scomparsa chiesa abbaziale di Santa Geneviéve, presso Parigi, demolita per ordine di Napoleone nel 1807, che all'inizio del VI secolo viene trasformata in vero e proprio "Pantheon" della dinastia regnante. Lo scavo, esteso all'intera area della chiesa, venne pubblicato dall'archeologo A. Lenoir nel 1867, con il corredo grafico dell'epoca consistente nella pianta dei ritrovamenti, la sezione dell'edificio, rilievi
parziali di alcuni dei sarcofagi rinvenuti ed una veduta acquerellata
dell'intera necropoli, oggi alla Bibl. Nat. Des Estampes, Coll. Destailleur.
All'epoca della scoperta il sepolcreto venne senza alcun dubbio attribuito
alla famiglia regnante merovingia, sebbene, allora, le tombe di Clodoveo
e della moglie Clotilde, fossero ben visibili nell'interno della chiesa
abbaziale, risalente al XIII secolo.
In realtà la conclusione degli archeologi del XIX secolo si basa
unicamente sulla notizia contenuta in Gregorio di Tours, secondo  cui
Clodoveo sarebbe stato inumato nel "sacrarium" dell'antica chiesa di
Santa geneviéve; in realtà il termine è stato variamente  interpretato negli
studi successivi, e caso sembra che lo stesso autore lo abbia utilizzato
dandogli significati diversi. Negli anni '70 l'archeologo M.E. Erlande
Brandenburg ha ipotizzato che il lo storico volesse piuttosto indicare
una costruzione adiacente il presbiterio della chiesa, ma esterno ad essa;
quindi una sorta di vero e proprio mausoleo reale ispirato a quelli,
più o meno contemporanei, esistenti a Roma, Costantinopoli,
Ravenna, Salonicco etc.
L'ipotesi, tuttavia, non escluderebbe la possibilità che altri  membri
della famiglia, o i successori di Clodoveo, siano stati deposti nel coro o
nella navata della chiesa. Osservazioni più recenti, tuttavia, ipotizzano
che tale sacrario, se esistette, potrebbe essere stato inglobato nell'edificio
ecclesiastico  ingrandito a partire dai secoli XI e XII, e, sempre sulla base della  documentazione iconografica del XIX secolo, è possibile che  nel corso del tempo altre sepolture, di epoca basso e tardo medievale, si
siano aggiunte nello stesso luogo.
Qualunque fosse l'origine e la destinazione del sepolcreto rinvenuto nel
1807 va detto che esso, per quanto riguarda la tipologia delle tombe e i
materiali rinvenuti, non è affatto dissimile da altre necropoli dello stesso
periodo, note più o meno in tutta la Francia, ed inoltre non si ha notizia
del rinvenimento di materiali di pregio, o che potessero in qualche modo
contraddistinguere sepolture reali.
La famiglia di Clodoveo è legata anche alla costruzione della primitiva
cattedrale di Parigi, sull'Ile de la Cité, quasi nello stesso luogo occupato
dall'attuale Cattedrale di Notre Dame. Anche in questo caso, i risultati
di uno scavo effettuato nella prima metà del XIX secolo - 1847 -, diretto
dal Conte Rambureau, allora Prefetto della Senna, sono stati a più riprese
esaminati, nel 1907, 1914 e nel 1920, e le  strutture rinvenute variamente
interpretate fino a giungere alle conclusioni definitive scaturite dalle ultime
indagini del 1972.
Le fonti storiche attribuiscono la fondazione della Cattedrale, dedicata a
Santo Stefano, a Childeberto I, figlio di Clodoveo, a cui era stato
conferito il titolo di Re di Parigi, carica che ricoprì dal 511 al 558; oggi
sappiamo che l'edificio, a cinque navate e delle dimensioni di 60 per
36 metri, venne edificato in un'area  già occupata da costruzioni di epoca
tardo imperiale, demolite per l'occasione, ma in parte reimpiegate come strutture di fondazione per il  novo edificio.
I resti della cattedrale di Parigi, la ci intitolazione a Santo Stefano
compare solo in documenti più tardi, sono oggi visibili al di sotto del
piano stradale; a partire dagli anni '70, in occasione della sistemazione
dell'area archeologica, si è ipotizzato che l'edificio potesse risalire alla
tarda età imperiale. In realtà il fatto stesso che il muro perimetrale sud
del grande edificio sia stato impostato demolendo in parte le
fortificazioni tardo imperiali  dell'Ile de la Cité, escluderebbe del tutto
questa possibilità.
Vi è poi la testimonianza del poeta Venanzio Fortunato (530 - 607), che
nel suo poema intitolato "De Ecclesia Parisiaca" sembra celebrare proprio
l'edificazione della nova cattedrale ad opera di Childeberto Re di Parigi.
Nonostante le se enormi dimensioni, attualmente quanto resta dell'edificio
merovingio è ridotto al livello delle fondazioni, e solo alcuni frammenti di
colonne in marmo sbrecciato proveniente dai Pirenei, testimoniano della
sua magnificenza, degna di un edificio di fondazione reale. Nel XIX
secolo, nel corso delle diverse campagne di scavo, sono inoltre tornati
alla luce altri elementi marmorei come i grandi capitelli compositi con
foglie in acanto spinoso di pregevole fattura, certamente opera di un
atelier romano o forse orientale.

Bibliografia

M Fleury, M.E. Michel, A. Erlande Brandenburg, C. Quétin, Carte
archéologique de Paris, 1er série, Paris 1971

N. Duval, P. Périn, J.C. Picard, Paris, in : Topographie chrétienne des
cités de la Gaule des origines au milieu d VIIIe siècle, t. VIII, Paris
1992, pp. 97 - 129

M. Rouche, De Clovis à Dagobert : politiques et pouvoir des rois
mérovingiens, in : Paris de Clovis à Dagobert, Dossiers d'Archeologie,
n. 218, Dijon 1996, pp. 14 - 23







Particolare degli scavi napoleonici al di sotto della scomparsa chiesa abbaziale di Santa Geneviéve, a Parigi, con i sarcofagi, allora attribiti, attribiti al sepolcreto della dinastia merovingia.
Il corredo fnerario di Childerico, rinvento nel 1653 a Tornai, nel sepolcreto della chiesa di Saint Brice. In alto stampa dell'epoca raffigurante parte del corredo rinvenuto, in basso particolare dell'impugnatra della spada del Re.
Rilievo del 1867 con la pianta del sepolcreto merovingio rinvento nella cripta della chiesa abbaziale di Santa Genevieve a Parig.: Statistique Monumentale de Paris (1867)
Veduta parziale del sepolcreto merovingio di Tonnay-Charente nella regione occidentale della  Charente Maritime
Rilievo complessivo degli scavi compiuti nell'Ile de la Cité nel 187, nel qale appaiono le murature di fondazione della cattedrale merovingia di Parigi. Biblioteque Historique de la Ville de Paris
Grande capitello tardo antico, pertinente alla cattedrale merovingia, rinvento nel corso degli scavi del XIX secolo.