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John Wycliffe, il movimento dei "Lollardi"
e le istanze di riorma della chiesa nel XIV
secolo


Nel quadro della storia inglese e dei movimenti "ereticali"
del XIII - XIV L'atteggiamento di John Wycliffe
(il cui nome è stato anche tramandato come "Wycliff" o
"Wyclif"; Ipreswell nello Yorkshire, fra il 1320 e il 1330;
Lutterworth vicino Leicester il 31 dicembre 1384), si
distingue per la tendenza estremista e il carattere ostinato
che in un certo senso preannuncia Huss, Lutero e la
riforma protestante.
Al centro della sua opera letteraria e della sua
predicazione è la ferma ostilità alla Chiesa secolare ed
istituzionale, che già si esprime nella prima opera di
rilievo: il De civili dominio (ca. 1376), le cui 18
proposizioni sono condannate dalla chiesa nel 1377.
Le opere successive (De veritate scripturae, De Ecclesia,
De officio Regis, De potestate papae, De Eucharistia,
De apostasia) non fanno latro che confermare tali
contenuti raggiungendo posizioni estremiste e radicali..
Alla condanna di Gregorio XI si aggiungerà quella del
Concilio di Costanza, nel1415, mentre In Inghilterra è
condannato nel 1381 per le sue posizioni riguardo
all'Eucaristia; nel 1382 dal Sinodo dei Domenicani e nel 1397 dall'arcivescovo di Arundel.
Tuttavia la figura di Wycliffe è indissolubilmente legata alla produzione dei primi manoscritti della bibbia in lingua inglese nel 1380, oltre che alla sua opposizione all'insegnamento della chiesa secolarizzata, che egli riteneva essere contrario alla bibbia.
Per mezzo dei suoi seguaci, denominati "Lollards", del suo più stretto assistente John Purvey e di molti altri fedeli copisti, Wycliffe produsse fino al 1384 dozzine di copie del manoscritto delle sacre scritture in lingua inglese tradotte dalla Vulgata latina, che era l'unico testo originale a sua disposizione.
Non è noto quando Wycliffe si sia recato ad Oxford per la prima volta;  nella città universitaria, tuttavia, egli rimase a lavorare per il resto della sua vita, contemporaneamente ad altri personaggi illustri come Roger Bacon, Robert Grosseteste, Thomas Bradwardine, William of Occam e Richard Fitzralph.
Nel corso degli studi manifestò da subito un particolare interesse nelle scienze naturali e la matematica, ma anche, e soprattutto, nello studio della teologia, nella dottrina ecclesiastica e nella filosofia. Anche i suoi avversari riconobbero l'entusiasmo della sua dialettica, mentre i suoi scritti mostrano come fosse ben ferrato nella legge romana ed inglese, così come nella storia della Gran Bretagna.
La sua carriera dell'università seguì il corso usuale, ricevendo il baccalaureato in scienze naturali, matematica, e filosofia. Più profondo è il suo interesse per lo studio della bibbia, che continuò anche dopo essere diventato professore in teologia.
La sua preparazione condusse Simon Islip, arcivescovo di Canterbury, a nominarlo alla guida di Canterbury Hall nel 1365. Fra il 1366 e il 1372 divenne dottore in teologia; nel 1368 inizio a risiedere a Fylingham ed assunse la direzione della canonica di Ludgershall nel Buckinghamshire, non lontano da Oxford, incarico che gli consentiva di mantenersi in contatto con l'università.

Nel 1374 fu tra i delegati inglesi al congresso di pace a
Bruges, incarico che gli venne conferito per come già
durante l'anno 1366 aveva difeso gli interessi del suo
paese contro le richieste del papato.  Anche se i partiti
evangelici non esistevano ancora in Inghilterra, Wycliffe
potrebbe essere stato facilmente influenzato dai
numerosi movimenti evangelici continentali.
Le radici riformismo di Wycliffe deve essere ricercata,
tuttavia, nello studio assiduo della bibbia e della
legislazione ecclesiastica e politica del suo tempo;
studiò gli atti di Edoardo I e trovò forse in questi la
base dell'opposizione parlamentare alle pretese papali
in Inghilterra. Molte passaggi del De civili dominio
ricordano l'istituzione della commissione del 1274, che
causò seri problemi anche al clero inglese.
Lo scopo del suo pensiero e della sua attività letteraria
divenne ben presto una riforma dell'intera istituzione
ecclesiastica; nel 1374 nel corso dei negoziati di Bruges
tra Francia e Inghilterra, Wycliffe era tra i commissari
che trattavano con i delegati papali circa la rimozione
dei tributi ecclesiastici.
La scelta di Wycliffe, già avversario del "sistema di
Avignone", in quell'occasione rallentò, piuttosto che far
avanzare le trattative di pace. Sembra che egli sia stato
indicato unicamente come teologo tale si sia considerato,
al fianco dei commissari più preparati nelle leggi civili.
In quel momento Wycliffe era ancora considerato, dalla
chiesa cattolica romana, come una persona fidata e la sua opposizione alla condotta e alla politica ecclesiastica poté risultare inaspettata; non venne tuttavia considerato eretico, dato che le polemiche in cui erano coinvolti gli uomini di Oxford erano di natura filosofica piuttosto che teologica o politica, ed il metodo di discussione era puramente accademico e scolastico.
Wycliffe affermò, in quell'occasione, che vi era un forte contrasto fra quello che la chiesa era e quello che avrebbe dovuto essere, e iniziò ad intravedere la necessità di una riforma. Le sue idee indicavano la pericolosità della regola temporale del clero e l'incompatibilità con l'insegnamento di Cristo e degli Apostoli.
In questo clima Wycliffe fu fra coloro che accolsero da subito l'idea della secolarizzazione delle proprietà ecclesiastiche in Inghilterra, e presto, dopo il suo ritorno da Bruges, cominciò ad esprimerlo negli scritti e nell'operato; il suo più grande studio, la "Summa Theologiae", è stato elaborato proprio a sostegno di tali idee. Nel primo libro, che tratta del governo di dio e dei dieci comandamenti, attacca la regola temporale del clero;
negli affari temporali, secondo Wycliffe, il re è al di
sopra del papa e l'accumulazione di "annates" e di
indulgenze è da considerare "Simonia".

Ma la sua opera principale, in questa materia, rimane
come accennato il "De Civili Dominio" (1376); qui egli
introduce quelle idee secondo le quali un "Buon Parlamento" dovrebbe essere governato, e tra questi proprio la rinuncia della chiesa al suo dominio temporale.
In questo libro sono ancora più forti le proteste contro il "sistema di Avignone" con le relative commissioni, esazioni, e lo sperpero delle elemosina da parte di sacerdoti inetti. Cambiare tutto questo dovrebbe essere, secondo Wycliffe, compito dello stato: se il clero abusa della proprietà ecclesiastica, questa deve essergli tolta; se il re non fa questo, non è un buon re.
L'opera contiene 18 tesi categoricamente ribadite, nettamente avverse ai metodi con cui erano governate le proprietà della chiesa in Inghilterra e favorevoli alla confisca dei suoi possessi temporali.
Wycliffe espose queste idee ai suoi allievi ad Oxford nel 1376, ma piuttosto che limitare la diffusione di questi argomenti all'aula, volle che fossero noti a tutti e che i "signori delle cose temporali e spirituali" (temporal and spiritual lords) ne fossero informati. La sua convinzione fondamentale era che la chiesa dovesse essere povera, come al tempo degli apostoli.
In seguito Wycliffe avrebbe sostenuto che il suo scopo iniziale non era quello esortare alla confisca delle proprietà della chiesa, tuttavia, in Boemia -- la terra più ricca di possedimenti ecclesiastici -- in poco tempo l'intera proprietà dellla chiesa venne rilevata e tale rivoluzione influenzò i rapporti della curia con il governo.

Fin dall'inizio della sua missione Wycliffe trovò un valido protettore in Giovanni di Gand (John of Gaunt - 6 marzo 1340 - 3 febbraio 1399), quartogenito di Edoardo III Plantageneto, capostipite del casato reale britannico di Lancaster.
Era in armonia con i programmi di Gaunt il fatto di avere una personalità come Wycliffe al suo fianco; i rovesci militari subiti dagli Inglesi tra il 1369 e il 1370, nell'ambito della guerra dei 100 anni, diedero a John la possibilità di indurre il parlamento britannico a costringere re Edoardo a sostituire Wykeham e gli altri ministri ecclesiastici con i suoi laici. Questi tuttavia, incapaci e corrotti, si sarebbero dimostrati inetti nelle questioni amministrative, rendendo Giovanni impopolare nel regno.

A Londra le idee di
riforma di Wycliffe
trovarono da subito
un vasto sostegno;
i partigiani della
nobiltà si schierarono
con lui e gli strati più
bassi della popolazione
seguivano con
passione i suoi
sermoni; Wycliffe
predicava in tutte le
chiese della città che
risuonava degli elogi
a lui rivolti.
I primi ad opporsi
alle sue tesi furono
tuttavia i monaci di quegli ordini più ricchi in fatto di proprietà fondiarie, ai quali le sue teorie apparivano più pericolose.  Wycliffe venne così convocato di fronte a William Courtenay, Vescovo di Londra, il 19 febbraio 1377, "per poter spiegare le meravigliose cose che erano fluite fuori dalla sua bocca" (to explain the wonderful things which had streamed forth from his mouth).
Gaunt, ed un certo numero di altri personaggi accompagnarono Wycliffe; quattro frati predicatori erano tra i suoi fautori. I provvedimenti presi in quell'occasione non sono tuttavia conosciuti, poiché la materia non arrivò mai ad un esame definito.
L'opposizione della chiesa può essere meglio compresa se si rammenta che a quel tempo il papato era in guerra contro la lega delle città italiane (Firenze in testa) e quindi in grosse difficoltà economiche. La richiesta, che giungeva anche dai Frati Minori, secondo i quali la chiesa sarebbe dovuta vivere in povertà come al tempo degli apostoli, non era ragionevole in una tale situazione.
il 22 maggio 1377 papa Gregorio XI, che nel gennaio 1377, si era trasferito da Avignone a Roma, fece diffondere una sua bolla contro Wycliffe, all'arcivescovo di Canterbury, agli altri vescovi di Londra, a Edoardo III, al cancelliere e all'università di Oxford; fra gli argomenti del documento erano le sue 18 tesi, denunciate come errate e pericolose per la Chiesa e lo Stato.

Il 21 giugno 1377 moriva Edoardo III e Il suo successore Riccardo II, era un ragazzo sotto l'influenza di John of Gaunt, suo zio. La bolla emanata contro Wycliffe non venne resa pubblica fino al 18 dicembre e il Parlamento, che si riunì ad ottobre, entrò subito in aspro conflitto con la Curia. Fra le proposte di Wycliffe, dirette al governo, e fatte proprie dal Parlamento, ve ne era una che parlava distintamente contro la sottomissione dell'Inghilterra agli interessi della Curia.
Dopo che la sessione del Parlamento venne chiusa, Wycliffe venne invitato a rispondere delle sue idee, e nel marzo 1378, comparve nel palazzo episcopale di Lambeth. I preliminari ancora non erano stati definiti quando si riunì una folla rumorosa per chiederne l'assoluzione.
In quell'occasione anche la madre del re, Giovanna del Kent, prese a cuore la causa di Wycliffe, e questa alta protezione giocò anche in seguito a suo favore. I vescovi, divisi sull'argomento, si accontentarono del divieto di perorare ulteriormente la sua causa. Ad Oxford il vice cancelliere, secondo le direttive del papa, lo confinò per poco tempo nella
"Black Hall", da cui tuttavia, Wycliffe venne presto
liberato dietro le minacce dai suoi amici; il vice
cancelliere stesso venne confinato nello stesso luogo per
come si era comportato verso Wycliffe.
Da ultimo venne formulato un provvedimento secondo
cui  egli sarebbe rimasto per 44 giorni in stato di
scomunica, ma in seguito, allo scadere della pena, poté
scrivere il suo del "De incarcerandis fedelibus", in cui
sostiene che dovrebbe essere consentito agli scomunicati
di fare appello al re ed al suo consiglio. In questo scritto
egli pone l'intera questione in maniera tale che fosse
comprensibile a tutti, scrivendo le sue 33 conclusioni
in latino ed in inglese. Le masse ed alcune fazioni della nobiltà, tra cui ancora una volta il suo protettore John of Gaunt, si schierarono con lui.
Gregorio XI morì prima che a Roma potessero essere prese nuove misure (1378). Ma Wycliffe era gia stato attaccato in uno dei suoi lavori più importanti, quello che si occupava della verità della sacra scrittura. Più aspra si faceva la disputa, infatti, più Wycliffe faceva ricorso proprio alla sacra scrittura come la base di tutta la dottrina cristiana, ed ogni volta sosteneva come questa dovesse essere l'unico fondamento della fede cristiana. Per confutare i suoi avversari, tra il 1378 e il 1379 scrisse quindi una serie di opere fondamentali in cui sosteneva che la sacra scrittura soltanto contiene tutta la verità in quanto proviene direttamente da Dio: De veritate scripturae, De Ecclesia, De officio Regis, De potestate papae, De Eucharistia, De apostasia.
Wycliffe scriveva: "la Chiesa è la totalità di coloro che sono predestinati alla beatitudine. Include la chiesa trionfante nel cielo… e la chiesa militante o gli uomini sulla terra. Nessuno che sia perduto per l'eternità ha parte in essa. Vi è una chiesa universale e al di fuori di essa non vi è salvezza. La sua testa è Cristo. Nessun papa può affermare di essere la testa della chiesa, dato che non può sostenere di essere stato eletto o persino di essere un membro della chiesa".
Il potere reale, sostiene Wycliffe, è consacrato con la testimonianza della sacra Scrittura e dei Padri: Cristo e gli stessi apostoli hanno reso tributo all'imperatore; è quindi peccato opporsi al potere del re, che deriva direttamente da Dio. I soggetti, soprattutto il clero, dovrebbero rendergli pieno tributo: le cariche che discendono dal potere temporale diano ascolto unicamente al re, quelle che nascono nell'ambito dell'ufficio presbiterale, al sacerdote. Il re deve applicare il suo potere con saggezza e le sue leggi devono essere promulgate all'unisono con quelle di Dio. Da Dio le leggi derivano la loro autorità, comprese quelle che il Sovrano emette contro il clero. Se un membro del clero trascura il suo ufficio, è un traditore del re che può chiamarlo a rispondere per esso.
Consegue da tutto questo che il re ha un potere di controllo "evangelico". Coloro che sono nel servizio della chiesa devono avere riguardo per le leggi dello stato. A conferma di questo principio fondamentale, gli arcivescovi in Inghilterra dovrebbero presentare giuramento al re e ricevere (da esso) i loro beni temporali.
Il re deve proteggere i suoi vassalli dai danni ai loro possessi; nel caso in cui il clero con l'uso improprio dei propri beni temporali provochi dei danni, il re deve offrire la sua protezione. Quando il re conferisce beni temporali al clero, infine, li dispone nell'ambito della sua giurisdizione, da cui le dichiarazioni successive del papa non possono liberarli.
Sarebbe un errore ritenere che la dottrina di Wycliffe a proposito della chiesa (quale fece grande impressione su John Hus, che l'ha adottata completamente e alla lettera) sia stata alla base dal grande scisma (1378-1429); tali principi, in maniera meno esplicita, erano gia stati enunciati nel suo "De civili dominio".
Particolarmente interessante è l'esortazione rivolta al re sulla protezione dei teologi. Ciò non alludeva alla teologia nel senso moderno del concetto, ma alla profonda conoscenza della bibbia: poiché la legge dello stato doveva essere sempre in accordo con la sacra scrittura, la conoscenza della teologia era fondamentale per il buon governo del regno; quindi il re doveva avere dei teologi nel suo entourage e al suo fianco durante l'esercizio del potere. Il loro compito era spiegare la sacra scrittura secondo la regola e conformemente alla testimonianza dei Santi;

I libri ed i trattati di Wycliffe, negli ultimi sei anni, comprendono attacchi continui al papato e all'intera gerarchia ecclesiastica dei suo tempo. Ogni anno questi si focalizzano sempre più e da ultimo il papa e l'Anticristo sembrano per lui concetti equivalenti.
Tuttavia, Wycliffe non raggiunse in proposito una piena valutazione prima dello scisma d'occidente; infatti se durante i primi anni identifica il papato con l'anticristianità, il ruolo indispensabile di questo era ancora forte nella sua mente.
La sua visione,
tuttavia, mutò
radicalmente quando il
papa Urbano VI e
l'antipapa Clemente
VII inviarono i loro
ambasciatori in
Inghilterra per
guadagnare loro il
riconoscimento del re.
Alla presenza degli
ambasciatori, egli
esprime il suo parere
prima ancora del
Parlamento, e mostra
in tale importante
questione politica ed
ecclesiastica, una
posizione rivolta
nell'interesse esclusivo
dello stato.
Come Wycliffe sia giunto ad attivarsi nell'interesse di Urbano VI è mostrato nei passaggi dei suoi ultimi scritti, in cui si esprime nei confronti del papato con un tono  più favorevole. Da un lato dichiara che "… non è necessario andare a Roma o ad Avignone per conoscere una decisione dal papa, poiché Dio è dappertutto e il nostro papa è Cristo", mostrandosi così un fiero avversario di quel papato che si era sviluppato da Costantino in poi. D'altro canto sostiene che la chiesa poteva continuare ad esistere anche senza un capo visibile, ma anche che non vi può essere danno per la chiesa quando vi fosse stato un capo giusto. Distinguere fra cosa il papa sarebbe dovuto essere (ammesso che la sua presenza sia poi necessaria), ed il papa come appariva al suo tempo, è lo scopo del suo libro sul potere del papa (De potestate papae).

La chiesa militante, Wycliffe insegna, "ha bisogno di un capo, ma che sia colui che Dio stesso dà alla chiesa. L'elettore [il cardinale] può eleggere qualcuno se la scelta cade su colui che è 'eletto' [da Dio]. Ma non è sempre questo il caso. Può accadere che l'elettore stesso non sia predestinato e scelga qualcuno che è in ogni caso un vero Anticristo. Bisogna guardare ad un papa come a qualcuno che nell'insegnamento e nella vita segua Gesù Cristo e San Pietro".
Wycliffe distingue così tra il vero e il falso papato. Date queste premesse, conclude  riconoscendo in urbano VI un vero riformista e conseguentemente un vero papa; l'entusiasmo che Wycliffe manifestò da subito per lui è così facilmente comprensibile.
Questa visione riguardo alla chiesa e al governo della chiesa sono portate avanti negli ultimi libri della sua Summa, "De simonia, de apostasia, de blasphemia".

La bibbia deve essere ricchezza per tutti i cristiani, e deve essere messa a disposizione per l'utilizzo comune nella lingua della gente. L'onore della nazione sembrava richiedere questo, poiché era noto che i membri della nobiltà già possedevano copie della bibbia in francese.
Mentre non è possibile definire la sua parte nella traduzione (basata sulla Vulgata) non vi è dubbio che fu una sua iniziativa e che il successo del progetto si deve alla sua direzione.
In quegli stessi anni (1388) John Purvey, letterato inglese, professore ad Oxford, e segretario di Wycliffe, lavorò sulla traduzione inglese della Bibbia, la quale era stata già redatta dallo scrittore lollardo Nicholas di Hereford, ma che risultava del tutto illeggibile per i troppi latinismi. Purvey quindi nel 1395 completò una versione stilisticamente più scorrevole: questa ebbe un enorme successo e in seguito fu presa come base per la Bibbia, nella versione autorizzata in inglese (chiamata familiarmente versione di re Giacomo) del 1611.
Da Wycliffe stesso verrebbe dunque la traduzione del Nuovo Testamento, che era più comprensibile e leggibile; mentre la traduzione dell'Antico Testamento sarebbe opera di Nicholas di Hereford, con la revisione successiva di John Purvey.
Così la massa della gente poté entrare in possesso della bibbia, proprio mentre la voce ormai disorientata degli avversari di Wycliffe dichiarava che: "Il gioiello del clero si è trasformato nel giocattolo delle masse".
Nonostante lo zelo con cui la chiesa, in seguito, cercò di distruggere la traduzione, esistono ancora circa 150 manoscritti di essa, completi o parziali. Da questo si può facilmente arguire quanto la Bibbia di Wycliffe fosse ampiamente diffusa nel quindicesimo secolo, e per questo motivo Wycliffe in Inghilterra è stato indicato spesso dagli avversari come "Bible men". Così come la traduzione di Lutero ha avuto grande influenza sulla lingua tedesca, quella di Wycliffe per la sua  chiarezza e bellezza ha influenzato profondamente l'evoluzione della lingua inglese.

Wycliffe mirava ad eliminare la gerarchia ecclesiastica del suo tempo e a sostituirla con dei "poveri predicatori": coloro che avevano vissuto nella povertà, anche non avendo elevato nessun voto, non avendo ricevuto alcuna consacrazione ufficiale ed avevano solo predicato il vangelo alla gente. Proprio questi predicatori ambulanti diffusero capillarmente gli insegnamenti di Wycliffe; costoro si muovevano due a due, vestiti di lunghi abiti rosso scuro, a piedi nudi, spostandosi da un luogo all'altro e predicando il regno di Dio.
La bolla di Gregorio XI impresse su di loro il nome di "Lollards", ideato come epiteto dispregiativo, ma in seguito mutato in appellativo onorevole. Gia al tempo di Wycliffe' il termine "Lollards" si era largamente diffuso in Inghilterra indicando coloro che predicavano "la legge di Dio, senza la quale nessuno può essere giustificato."
I seguaci di John Wycliffe si moltiplicavano di numero: "Ogni due uomini che incontrate", scrive un contemporaneo, "uno è un Lollard ! " In questo clima agitato viene a cadere la rivolta dei "Peasants" del 1381.
Anche se Wycliffe disapprovò tale sommossa, gli venne in seguito addossata la responsabilità; il suoi amico e protettore John of Gaunt, paradossalmente, era fra le persone più odiate dai ribelli. Dove l'influenza di Wycliffe era più grande la rivolta trovò minore seguito; ma altrove la sommossa era rivolta in particolar modo contro la nobiltà ecclesiastica, e questo sembra fosse dovuto al fatto che costoro erano nobili, non al fatto che fossero uomini di chiesa.

Nell'estate 1381 la gerarchia diede l'avvio ad un serio procedimento nei suoi confronti. Il cancelliere dell'università di Oxford dichiarò eretiche le sue opinioni; quando questo venne annunciato a Wycliffe, egli fece appello non al papa né alle autorità ecclesiastiche, ma al direttamente al re, e pubblicò la sua grande "confessione" sulla materia ed un secondo scritto in inglese, sullo stesso argomento, destinato alla gente comune.
Il vecchio nemico di Wycliffe, Courtenay, ora arcivescovo di Canterbury, radunò un'assemblea di ecclesiastici e notabili a Londra (1382). Durante le consultazioni si verificò un terremoto (21 maggio); i partecipanti terrorizzati volevano interrompere l'assemblea, ma Courtenay dichiarò il terremoto era un segno favorevole che indicava la purificazione della terra dalla dottrina errata.
Delle 24 proposte attribuite a Wycliffe, senza mai accennare il suo nome, dieci vennero dichiarate eretiche e quattordici errate; Il procedimento si riferiva in particolar modo alla transustanziazione nel sacramento, e agli argomenti relativi alla chiesa ed alle istituzioni. Venne vietato, da allora, sostenere queste opinioni e avanzarle nei sermoni, o durante le discussioni accademiche; tutte le persone che avessero disobbedito a questo ordine dovevano essere condotte a processo.
Per compire tutto questo era necessario l'aiuto dello stato; ma dapprima le autorità comunali rifiutarono l'appoggio; il re, tuttavia, fece pubblicare un decreto che consentiva l'arresto di coloro che erano considerati in errore. La cittadella del movimento dei riformatori era Oxford, in cui si trovava la maggior parte dei sostenitori attivi di Wycliffe; tutti costoro vennero accusati e convocati; solo Nicholas di Hereford si recò a Roma per appellarsi.
Il 18 novembre 1382, Wycliffe venne convocato in un sinodo ad Oxford; egli comparve nonostante apparisse infermo nel corpo a causa di un male (forse un infarto), ma tuttavia determinato. Ancora una volta si appellò al favore della corte e del Parlamento, a cui indirizzò un memoriale. Anche in quell'occasione, tuttavia, non venne ne scomunicato, ne privato della sua posizione.

Gli ultimi giorni di John Wycliffe

Wycliffe ritornò a Lutterworth da dove inviò i suoi ultimi trattati contro i monaci e urbano VI, il quale, contrariamente alle speranze di Wycliffe, non si era dimostrato un vero riformatore, ma si era lasciato coinvolgere nelle polemiche. La crociata nelle Fiandre allo stesso modo destò il feroce disprezzo di Wycliffe, mentre i suoi sermoni espressi a piena voce, erano ormai pieni delle denunce dei mali della chiesa. I successi letterari negli ultimi giorni di  Wycliffe, quali il "Trialogus", risultano fondamentali per la conoscenza del suo tempo. Il suo ultimo lavoro, "Opus evangelicum", l'ultima parte del quale venne intitolata "Dell'Anticristo" rimase incompiuta.
Mentre Wycliffe si trovava nella chiesa parrocchiale dei Santi Innocenti, il 28 dicembre 1384, venne colpito da un nuovo male, portato fuori dall'entrata laterale della chiesa venne deposto sulla sua sedia. John Wycliffe morì tre giorni dopo, l'ultimo giorno dell'anno.
Il concilio di Costanza, il 4 maggio 1415, dichiarò Wycliffe un eretico arrogante e le sue opere tra quelle vietate dalla chiesa. Venne decretato che i suoi libri fossero bruciati e i suoi resti riesumati. Questo tuttavia accadde solo dodici anni dopo, quando per ordine di papa Martino V le sue ossa vennero scavate, bruciate e le ceneri disperse nel Tamigi.

Nessuno dei contemporanei di Wycliffe ha lasciato un'immagine completa della sua persona, della sua vita e della sua attività. Le immagini che lo rappresentano appartengono al periodo più tardo, e ci si deve accontentare di alcune espressioni sparse che si trovano nella "History of the Trial" di William Thorpe (1407). Sembra che Wycliffe sia stato di corporatura magra, dall'aspetto debole e non forte fisicamente. Ebbe una vita complessivamente difficile, ma è stato trattato con affetto dalla gente, che spesso gli ha espresso solidarietà, senza guardare troppo ai suoi difetti.
Thorpe poi continua definendolo: " … il più saggio e più benedetto di tutti gli uomini che abbia mai conosciuto. Da lui si potrebbe apprendere, in verità, che cosa la chiesa di Cristo è e come dovrebbe essere regolata e guidata". John Hus desiderava che la sua anima potesse trovarsi laddove fosse quella di Wycliffe. Si può affermare che Wycliffe fosse un degno avversario con cui confrontarsi.
Il primo incontro di Wycliffe con la chiesa ufficiale del suo tempo venne causato dal suo zelo per gli interessi dello stato, i suoi primi trattati e i maggiori lavori dal contenuto ecclesiastico politico, difendevano apertamente gli interessi dello stato e da questo si sviluppò una disputa, i cui sviluppi non potevano inizialmente essere previsti.
Studiando questi libri, per quanto riguarda la loro produzione e i riferimenti interni, vi si trova uno sviluppo diretto con una forte tendenza verso le idee riformiste; anche quando in seguito trattò argomenti di natura dogmatica, come nei suoi insegnamenti riguardo alla transustanziazione, il suo scopo era il ritorno alla semplicità originale della chiesa apostolica.
Wycliffe ha guadagnato la sua grande fama come filosofo molto presto. Henry Knighton (cronista inglese, morto nel 1396, monaco agostiniano dell'abbazia di St. Mary of the Meadows, Leicester) sostiene che nella filosofia, Wycliffe non era secondo a nessun e nella disciplina scolastica era incomparabile.
Se queste dichiarazioni sembrano esagerate, esse si devono anche al fatto che non tutte le sue opere filosofiche erano gia allora divulgate.
Nel pensiero filosofico di Wycliffe il principio fondamentale della "preesistenza" nella realtà costituisce l'ostacolo più serio al libero arbitrio; a questo pone rimedio con la formula secondo anche cui il libero arbitrio dell'uomo era qualcosa di predeterminato da Dio.
Alla base del pensiero filosofico di Wycliffe vi è una formazione dialettica rigorosa, come anche una profonda propensione alla logica; l'ignoranza della logica è, per lui, la ragione per la quale gli uomini avrebbero compreso male la sacra scrittura, poiché "gli uomini hanno trascurato il collegamento-distinzione fra l'idea e l'apparenza".
La bibbia sola era l'autorità, e, secondo la sua propria convinzione e quella dei suoi discepoli, era da sola sufficiente al il governo di questo mondo ("De sufficientia legis Christi"). Da questa premessa ha tratto le sue dichiarazioni più complete a sostegno delle sue opinioni di riformatore, dopo uno studio intenso e molti conflitti spirituali.
Egli aveva sostenuto inizialmente che, essendo un principiante, disperava di comprendere le sottigliezze della parola divina, fino a che dalla grazia di Dio non ricevette l'abilità nel comprendere il giusto senso della sacra scrittura. Senza la conoscenza della bibbia non ci può essere pace nella vita della chiesa o della società, e al di fuori di essa non vi è altra autorità per la fede.
Si può capire facilmente come da queste premesse derivasse il punto successivo: fornire la bibbia alla gente nella loro lingua materna. Wycliffe è stato denominato "Doctor Evangelicus" dai suoi seguaci inglesi e della Boemia; di tutti i riformatori che hanno preceduto Martin Lutero, Wycliffe ha messo la maggior parte della opera al servizio della sacra scrittura: "Anche se vi fossero stati cento papi e comunque ogni monaco mendicante fosse stato un cardinale, sarebbero stati degni di fiducia soltanto finché si fossero trovati in accordo con la Bibbia". Di conseguenza in questo ultimo periodo Wycliffe ha riconosciuto e definito il principio formale della riforma: l'autorità unica della bibbia per la credenza e la vita del cristiano.

Tra i seguaci di Wycliffe un posto importante è riservato a John Purvey, letterato inglese, lavorò insieme a John Wycliffe come professore all'università di Oxford, e ne seguì gli insegnamenti, diventando il suo segretario.
Nel 1382, in seguito alla condanna di Wycliffe per il trattato De Eucharistia, dove il riformatore inglese aveva attaccato la dottrina della transustanziazione, Purvey si ritirò con il suo maestro nella parrocchia di quest'ultimo a Lutterworth, nella contea del Leicestershire, dove lo assistette fino alla sua morte.
In quegli anni, Purvey lavorò sulla traduzione inglese della Bibbia, e alla morte del capostipite, diventò capo del movimento lollardo; approfittò della schizofrenia del tirannico re Riccardo II (1377- deposto 1399), per rinforzare la posizione del movimento, protetto da diversi esponenti della nobiltà. Egli giunse anche a presentare nel 1395 al Parlamento un progetto di riforma della Chiesa inglese, che fu ovviamente respinto, in dodici punti ricalcanti i precetti di Wycliffe.
Ma, in seguito alla deposizione di Riccardo da parte di Enrico di Lancaster (il figlio di John, il protettore di Wycliffe), e divenuto re Enrico IV (1399-1413), la situazione per i lollardi peggiorò radicalmente. Infatti Enrico, per ingraziarsi la chiesa iniziò una energica azione di repressione del movimento contrassegnata dall'Atto De "Hæretico Comburendo" (Del bruciare gli eretici) del 1401, che permetteva ai vescovi di arrestare, imprigionare, torturare e consegnare al braccio secolare gli eretici.
Proprio nel 1401 Purvey fu arrestato e tenuto in carcere fino all'anno successivo, quando, davanti l'arcivescovo di Canterbury, Thomas Arundel (1353-1414), ripudiò le sue idee ed accettò una rendita dall'arcivescovo. Ma già nel 1403, egli si pentì della scelta e tornò ad essere un lollardo, finché non fu arrestato definitivamente nel 1421. Da quel momento non si hanno più notizie di lui, ma si suppone egli sia morto, probabilmente in carcere, intorno al 1428.

L. Bertoldi Lenoci, Il cristianesimo di John Wyclif. Le trentatré tesi sulla poverta di Cristo, Bari 1979;

John Wyclif e la tradizione degli studi biblici in Inghilterra. Atti del Convegno tenuto a Genova nel 1984, Genova 1987, (pubblicazione dell'Universita degli studi di Genova, Facolta di lettere e filosofia, Dipartimento di lingue e letterature straniere moderne, Sezione di anglistica);

John Wyclif, logica, politica, teologia. Atti del Convegno internazionale, Milano, 12-13 febbraio 1999, a cura di M. Fumagalli, B. Brocchieri e S. Simonetta, Tavarnuzze, Impruneta 2003;

G. MacGregor, Dictionary of Religion and Philosophy, New York: Paragon House, Copyright 1989.



Black hall, in st Giles', è menzionata fin dal 1361, quando J. de Bereford concesse alcuni redditi derivati da essa alla chiesa dedicata a Tutti i santi. Nel 1486 venne concessa da Joan Gille all'abbazia di Rewley e dopo la dissoluzione è stata comprata dalla società del St. John 's college, al quale ancora appartiene.
L'ex Black Hall, che Anthony Wood (antiquario inglese 17 dicembre 1632 - 28 novembre 1695) ha descritto come "uun antico ritrovo per gli scolari") era una casa riservata (conosciuta come Black Hall solo a partire dall'inizio del diciannovesimo secolo) che negli anni 40 è stata rilevata dal Consiglio britannico. Insieme alla porta affianco, no. 20, si è trasformata in Queen Elizabeth House (centro residenziale per gli studi del commonwealth) nel 1958 ed oggi è stata rilevata dal St John's College
Annates (annatae latini) era il complesso dei profitti del primo anno di un beneficio ecclesiastico che erano destinati generalmente al tesoro papale. sono stati conosciuti anche come il "Primo Fruits" (Primitiae), un concetto che data dalle antiche religioni greche, romane ed ebraiche.
Il Vangelo nella traduzione inglese di  John Wycliffe; copia manoscritta della fine del XIV secolo (Hunter 191)  (1516 - 1587)
Copia a stampa della Bibbia di Wycliffe realizzata nel 1986 dalla Ramseyer Northern Bible Society
La dispersione delle ceneri di John Wyclife dal Book of Martyrs di John Foxe (1516 - 1587)