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Le 'Stazioni Partiche' di Isidoro di Charax: la via continentale per l'India in epoca romana.

Un testo poco conosciuto, anteriore di
circa cinque secoli rispetto a quelli che
descrivono la rotta commerciale marina
che univa il mediterraneo all'India,
consente di seguire la rotta terrestre che
univa la Siria, partendo dal porto di
Antiochia (che tuttavia non è citato nel
testo), con l'Asia centrale, attraversando
l'intero territorio dell'impero partico; un
itinerario assai più rischioso, lento e poco
agevole, che tuttavia non sembra essere
stato del tutto abbandonato nel corso
dei secoli.
L'autore è Isidoro Characenus ('Isidoros
Karakenòs
), comunemente tradotto
come 'Isidoro di Charax', un geografo
vissuto tra il I secolo a.C. e il I secolo
d.C. del quale non si conosce nulla al
di fuori del nome.

(Il suo primo editore e traduttore,
W.H. Schoff 1 , ritiene che fosse originario della città di Charax in Characene, nell'estremità settentrionale del Golfo Persico. Tuttavia la parola “Charax” che significa semplicemente "palizzata", può indicare qualsiasi luogo fortificato che recassero tale nome: Wilfred H. Schoff, Parthian Stations by Isidore of Charax: The Greek text, with a translation and commentary, Philadelphia, Commercial Museum, 1914).

L'unica opera nota di Isidoro, come già accennato, sono le
“Stazioni Partiche” (Mansiones Parthicae), un itinerario che descrive la rotta commerciale via terra da Antiochia verso l'India. Isidoro deve aver redatto questo testo poco tempo dopo il 26 aC, in quanto fa riferimento alla rivolta di Tiridate II contro Fraate IV, avvenuta in quell'anno. Nella sua forma giunta fino ad oggi, sembra trattarsi della sintesi di alcuni lavori più estesi. Una lunga citazione presente in Ateneo (III.46) suggerisce che il titolo del testo più ampio sia stato “Viaggio intorno alla Partia”; il riferimento in Ateneo, non incluso nel testo attuale delle Mansiones Parthicae, è, infatti, una descrizione della pesca delle perle praticata nell'Oceano Indiano.

Lo storiografo Plinio, invece, fa riferimento ad una "Descrizione del mondo", commissionata
dall'imperatore Augusto "per raccogliere tutte le informazioni necessarie sulle terre
orientali, quando il suo figlio maggiore [Tiberio] stava recandosi in Armenia per
prendere il comando della guerra contro i Parti e Arabi
". Plinio riferisce l'autore con il
nome di "Dionisio", ma si ritiene che questo sia un errore, dal momento che il frammento
citato è, ancora una volta, attribuibile ad Isidoro, sulla base delle misure adottate per
indicare le distanze geografiche (N.H. II.112, IV.5, IV. 30, IV.37, V.6, V.9, V.35-39 e
V.43).

Le Mansiones Parthicae di Isidoro di Charax, anche frammentaria come è giunta, rimane
tuttavia una delle poche descrizioni della terra dei Parti nel periodo delle prime guerre tra
Roma e la Persia. Come indica il titolo, descrive il tracciato della via carovaniera da
Antiochia fino ai confini dell'India, nominando le stazioni di rifornimento e cambio (o come
in seguito si sarebbero chiamati, i 'caravanserragli') mantenute dal Governo Partico per la comodità di mercanti. Mentre questa descrizione contiene poco più che i nomi delle stazioni e le distanze che intercorrono tra l'una e l'altra, l'esame del testo porta a numerose deduzioni relative ai rapporti della monarchia Partica con gli stati vassalli e le vicine potenze straniere.

Il testo può essere datato, sulla base di elementi interni, all'epoca di Augusto, probabilmente molto vicino all'inizio dell'era cristiana. Nella sua forma manoscritta, le Mansiones Parthicae sembra essere un mero riassunto, o la collazione, di un testo geografico più ampio, e dell'altro testo citato da Ateneo e attribuito a Isidoro, di cui viene riportato il titolo come "Viaggio intorno alla Partia"; inoltre i vari frammenti presenti nella Naturalis Historia di Plinio, danno un'idea vaga dell'ampiezza dell'opera perduta, di Isidoro, sulla geografia del mondo allora conosciuto.
La sua nazionalità è una questione molto dibattuta. I manoscritti parlano di lui come Isidoro "di Charax", che significa semplicemente "Palizzata". Ma gli storici ritengono che il luogo in questione sia da identificare con Charax Spasini, un porto commerciale situato alla testa del Golfo Persico.

Per quanto riguarda la datazione dell'opera di Isidoro, dal momento si cita seconda ribellione di Tiridate contro il re dei Parti Fraate, che ebbe luogo nel 26 a.C., deve essere posta entro la suddetta data, ed un successivo riferimento al re di nome Goaesus della "Terra dell'incenso" nel sud dell'Arabia; tuttavia le date di quest'ultimo non sono perfettamente note, ma si tratterebbe, comunque, di un periodo molto vicino all'inizio dell'era cristiana.

Il percorso seguito nelle Mansiones Parthicae inizia ad Antiochia ed attraversa l'Eufrate
a Zeugma, la Birijik moderna. Di qui inizia la grande via per Edessa e l'Armenia. Dopo
aver attraversato l'Eufrate, il percorso prosegue in linea diretta, evitando la lunga curva
del fiume, che viene nuovamente raggiunto più in basso e seguito fino a Neapolis. Qui
l'itinerario lascia l'Eufrate e giunge via terra a Seleucia sul Tigri; di lì sale sulle colline
della Media, attraversato il l'inbocco del Mar Caspio, e percorre le valli fertili verso est,
attraverso il moderno Khorassan, fino al fiume Herat. Qui, invece di procedere verso
est per la Battriana e il Pamir, il percorso volge a sud del Lago Helmund e Kandahar,
dove il tragitto si conclude.
Sono state rilevate discrepanze nelle distanze indicate da Apamea a Seleucia. La somma
delle distanze da Apamea a Phaliga, come indicato nel testo, è di 54 Schoeni, mentre da
Phaliga a Seleucia di 100; tuttavia l'intero percorso è indicato come 171 Schoeni.
I dati sono stati rivisti con l'inserimento di 7 Schoeni fino al canale di Semiramide, dove
vi è stata evidentemente un'omissione, e alterando la lunghezza della seconda sezione da
Phaliga a Seleucia, riassunta nel testo come 100 Schoeni, in accordo con il piede utilizzato
di 110; si sono cosi aggiunti 61 Schoeni ai 171 della prima parte del sommario. Si
sospetta, però, che ci siano almeno due correzioni da apportare nelle distanze locali: tra
Anatho e Thilabus, indicata nel testo come 2, può forse essere di 12, mentre quella tra Izan e Aipolis, di 16 nel testo, può essere in realtà di 6.

Il percorso così tracciato costituiva la principale via di commercio sotto l'impero dei Parti, e suggerisce non solo l'esistenza di una completa regolamentazione dei commerci in tutto il loro dominio, ma anche una qualche forma di partecipazione da parte degli altri regni generalmente considerati come vassalli dei Parti.
Isidoro parla delle due rivolte contro Fraate che, come viene riferito da vari storici romani, fu espulso dalla capitale e costretto a fuggire presso gli Sciti; in seguito ricevette da questi un aiuto per tornare in patria e ristabilirsi sul suo trono. Il re Scita non è nominato, ma probabilmente si trattava del governatore degli 'Sciti Saka', che erano stati spinti verso ovest, dal territorio cinese, dagli “Yue-chi”, ed avevano instaurato un potente regno nel territorio della ex Battriana, sotto la dinastia Kushan, una cinquantina di anni prima dell'epoca di Isidoro.
Le tribù Saka dopo la loro migrazione si erano stabiliti nella valle Helmund, riconoscendo una sorta di sottomissione alla dinastia dei Parti. Nelle cronache indiane vengono menzionati gli Indo-Parti stanziati al di la del distretto di Cambay, nel I secolo d.C. E si parla di una alleanza di tribù indicate nelle cronache indiane come Saka, Yavanas e Pallavas, stanziate molto più a sud nei due secoli successivi.
Queste potrebbero essere dunque le stesse tribù che
portarono aiuto a Fraate contro i suoi sudditi ribelli. La
sottomissione degli Sciti Saka alla dinastia dei Parti deve
essere stato un atto poco più che nominale; i loro capi
in India, non tolleravano l'eccessivo peso della monarchia
Kushan, e sembra, per questo, che siano rimasti sempre
dei guerrieri liberi, o al soldo dei grandi imperi dell'Asia
centrale.
In materia commerciale, possiamo dedurre che non solo
questi territori costituivano il “capolinea” orientale della
rotta commerciale dei Parti, ma anche che queste tribù
erano all'occorrenza alleate con i re Kushan nel
mantenimento delle relazioni commerciali, attraverso la
Carmania e la Persia, con gli Stati arabi del Mesene e
Characene a nord del Golfo Persico.

Lungo questo percorso veniva condotto anche il
commercio della seta cinese tra il Pamir e Charax
Spasini, da dove la merce, in epoca romana, proseguiva
su navi onerarie circumnavigando l'Arabia Saudita, e
finalmente, raggiungeva il Mediterraneo attraverso il mercato di Petra. Questa seconda rotta commerciale, che passava attraverso l'interno della Persia, si trovava direttamente sotto il controllo della monarchia dei Parti e corrisponde, in parte, al percorso delineato da Isidoro.
È interessante, dunque, notare come il percorso partico, comprendente il territorio tra Kandahar e il lago Helmund, fosse percorso anche da coloro che erano diretti a sud verso Golfo Persico. È chiaro che i regni situati a sud dello stato dei Parti erano in larga misura indipendenti nei loro affari commerciali, ed è probabile che esistessero dei trattati commerciali in questo senso, altrimenti la deviazione degli scambi commerciali tra le vie a nord e a sud sul lago di Helmund non sarebbe potuta avvenire in modo pacifico.

La successiva politica dell'impero romano, nel corso dei primi due secoli dell'era cristiana, fu quella di promuovere il commercio diretto via mare con l'India, tagliando fuori tutte le rotte terrestri attraverso la Persia, ed evitando così l'inconveniente della dipendenza fiscale nei confronti del potente regno nemico di Roma.
Per comprendere appieno l'opera di Isidoro non si possono ignorare, dunque, le contemporanee relazioni tra Roma e la Persia.
Quando Crasso divenne console nel 55 a.C., venne incaricato del controllo dell'est, il suo quartier generale era infatti ad Antiochia, l'antica capitale Seleucide; egli da subito proclamò la sua intenzione di portare le armi romane fino nella Battriana, in India e sull'oceano orientale. Gli sceicchi arabi confinanti con la provincia di Siria, alcuni dei quali erano stati alleati con Roma, mutarono allora le loro alleanze in quanto non avrebbero gradito ulteriori aggressioni da ovest.
Crasso attraversò l'Eufrate a Zeugma, dove le stazioni dei Parti comincia il suo percorso. Invece di seguire la strada per Edessa e l'Armenia, ai piedi delle colline, o tenersi vicino al fiume Eufrate, marciò dritto seguendo il percorso di Isidoro, e fu disastrosamente sconfitto a Carre (Harran); metà del suo esercito venne massacrato e un quarto dei suoi uomini vennero catturati e deportati dai Parti nella lontana oasi di Merv.
Il vantaggio ottenuto dai Parti venne subito sfruttato, nel 51 a.C., con l'invasione della Siria sotto Pacoro, figlio di Orode. Questi tuttavia non riuscirono a stabilirsi nel territorio invaso e dovettero abbandonarlo l'anno successivo. Nel 40 a.C. durante la guerra civile romana, i Parti tornarono ad attaccare la Siria, sottomisero Antiochia ed invasero la Fenicia, la Palestina e l'Asia Minore. Dopo una campagna intensa sotto la guida di Marco Antonio, il suo generale Ventidio inflisse loro una grave sconfitta, in una battaglia presso l'Eufrate, in cui venne ucciso lo stesso Pacoro. In questo frangente il re Orode abdicò in favore di uno dei suoi figli, Fraate IV, (lo stesso citato da Isidoro) dal quale fu presto assassinato.
Marco Antonio nel 37 a.C. si risolse ad invadere direttamente la Partia con un esercito di circa 100.000 uomini. Dopo aver attraversato l'Eufrate dovette dapprima ritirarsi in Armenia, ma portò avanti una campagna di un anno nella Media superiore, dalla quale, tuttavia, fu ancora costretto a ritirarsi; Fraate invase quindi la Media e respinse definitivamente i romani. Di ritorno nella sua capitale vi celebrò il trionfo, ma la sua crudeltà e i suoi eccessi causarono la rivolta popolare del 33 a.C. Fu quindi costretto a lasciare il paese dove venne proclamato re Tiridate. Fraate, tuttavia, con un esercito fornito dai suoi alleati Sciti, sconfisse poco dopo Tiridate, che dovette fuggire verso la Siria; qui si arrese ad Ottaviano che allora, nel 30 a.C., si trovava in Siria di ritorno dall'Egitto. Tiridate aveva con sé, come ostaggio, un giovane figlio di Fraate; Ottaviano restituì il giovane principe ma trattenne Tiridate in Siria come “ospite”; per la sua politica di alleanze, infatti, riteneva utile controllare questo pretendente al trono dei Parti.
Nel 26 a.C., Tiridate invase nuovamente il territorio dei Parti e vi si stabilì con il titolo di 'Philoromaeus Arsace'. Alcune monete coniate in quell'anno, recano impresso questo titolo. Questo secondo periodo di potere durò solo pochi mesi, in quando venne nuovamente espulso ed andò ad unirsi ad Augusto che si trovava in Spagna.

Nel 20 a.C., dopo lunghe trattative con Augusto, Fraate IV restituì le insegne romane sottratte a Crasso 35 anni prima, e la pace così raggiunta non venne seriamente disturbata fino all'invasione di Traiano del dominio dei Parti, nel II secolo d.C.
Alcune piccole divergenze sui commerci in Armenia portarono tuttavia a brevi scontri tra Roma e la Partia durante il primo secolo, ma senza alcun effetto marcato sui confini o sulle relazioni commerciali. La guerra tra il 55 e il 20 a.C. aveva lasciato i due imperi in una situazione di rispetto reciproco, e Augusto impose allora, come principio della politica imperiale, il fatto che la riva occidentale dell'Eufrate costituisse il limite dell'impero romano, oltre il quale la potenza di Roma non poteva essere estesa con vantaggio.





Collana di perle del I sec. d.C. proveniente dagli scavi di Pompei
Moneta del re dei Parti Fraate IV
Paesaggio agricolo della regione asiatica prospicente il Mar caspio, l'antica Ircania, attraversata dal tratto finale dell'itinerario di Isidoro