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Cap XVIII

E questo sarebbe dovuto essere un essere umano, ma, come è stato suggerito, fu piuttosto un demone in forma umana; e lo si comprende sulla base dei mali che ha inflitto all'umanità; dalla enormità dei fatti accaduti, infatti, risulta chiara la potenza di colui che quei fatti ha causato.
Ora calcolare esattamente il numero di coloro che sono morti per causa sua non sarà mai possibile, come io credo, per chiunque se non per Dio. Per chiunque sarebbe più facile, penso, tener conto di tutti i grani di sabbia, che del numero di coloro che questo imperatore ha massacrato. Ma effettuando una valutazione approssimativa dei territori da lui spopolati, dovrei concludere che è perita una
miriade innumerevole di uomini.

In primo luogo la Libia [Africa] che è stato un grande paese, è stata rovinata così profondamente,
che per un viaggiatore che la percorra oggi non è facile, ed è dunque eccezionale, incontrarvi un
essere umano.
Ma i vandali che recentemente presero le armi [in quel paese – a. 531 d.C.] si calcola furono
otto miriadi”, e per quanto riguarda le loro donne, bambini e gli schiavi, chi  potrebbe mai
calcolare il loro numero ?
E per quanto riguarda i libici, coloro che prima abitavano nelle città, coloro che coltivavano la terra e coloro che duramente lavoravano sul mare - come ho avuto la ventura da testimoniare con i miei occhi – come potrebbe mai un uomo stimare il loro numero complessivo ?
Ed ancora più numerosi di questi furono i Mauri, che furono tutti annientati insieme alle loro mogli e ai figli.
Molti ugualmente furono i soldati romani, e tutti coloro che lo seguirono fin li da Bisanzio,
che la terra ha poi coperto. In modo che, se si stima che furono “
cinquecento miriadi
gli esseri umani che perirono in Libia, senza alcun motivo, credo che si stia facendo
giustizia degli avvenimenti.
Ed uno dei motivi di tale catastrofe fu che subito dopo la sconfitta dei vandali, Giustiniano
non solo non si interessò di rafforzare il suo dominio su quella terra, e non solo non
adottò alcuna misura per la salvaguardia della sua ricchezza, che dovrebbe basarsi
saldamente sulla benevolenza degli abitanti, ma immediatamente richiamò Belisario
perché rientrasse rapidamente a Bisanzio, ponendo contro di lui un'accusa, assolutamente
ingiustificata, di “tirannia”, […], in quanto nell’amministrazione della Libia con pieni poteri,
avrebbe compiuto abusi e saccheggi.
Così prima di ogni altra cosa inviò li gli agenti del fisco imperiale ed impose una tassazione
così crudele, come non se ne era mai avuta prima di allora; ed impose una stretta ai beni e
alle proprietà, credendo fosse la cosa migliore da farsi; ed escluse gli ariani dai sacramenti
che fino ad allora avevano osservato. Infine ritardò il pagamento delle truppe, diffondendo
così il malcontento anche fra i soldati.
Per tutti questi motivi scoppiarono insurrezioni che resero ancora più grande la distruzione.
Così costui non seppe mai adattare la sua azione alle circostanze, ma fu naturalmente incline
a diffondere confusione e agitazione dappertutto.

Per quanto riguarda l’Italia, che è estesa non meno di tre volte la Libia, venne gettata nell’indigenza almeno quanto la Libia stessa; di conseguenza la stima delle persone che vi perirono potrebbe essere addirittura più facile.
Gli eventi che accaddero in Italia li ho gia narrati in precedenza. Si può affermare che tutti gli errori che furono compiuti in Libia furono ripetuti anche in Italia; ed affiancando al personale amministrativo i “Logothetes”, come sono denominati, non fece altro che aggravare la rovina. Ora il dominio dei Goti, prima della guerra, era esteso  dalla terra dei Galli fino ai confini della Dacia, dove e la città di Sirmium.
Per quanto riguarda la Gallia e la Venetia, i germani ne governavano la maggior parte nel momento in cui l'esercito romano entrò in Italia.
I Gepidi invece controllavano Sirmium ed il territorio circostante, appariva quasi del tutto spopolato di abitanti. Per alcuni vennero sterminati dalla guerra, per altri dalla pestilenza e dalla carestia, le conseguenze naturali delle guerre.
L’Illirico e la Tracia nella loro totalità, comprendendo l'intera estensione del paese dal “Golfo Ionico” alle periferie di Bisanzio, comprese la Grecia e il “Chersonese”, sono stati devastati praticamente ogni anno dagli Unni e dagli Sclaveni, a partire dal tempo in cui Giustiniano prese la guida dell'impero romano  e hanno continuato a diffondere il terrore fra gli abitanti di quella regione.

In ogni invasione più di “
venti miriadi” di Romani, io penso, vennero uccisi o resi schiavi, e in tutta quella terra si sono poi insediati quegli Sciti, che sono addirittura più selvaggi. Tali sono i disastri causati dalle guerre in Libia e in Europa.

I Saraceni [Persiani], nel frattempo, stavano varcando i confini dell’impero romano ad est, dall'Egitto alle frontiere della Persia, durante questo intero periodo, senza dar tregua, e compirono tali distruzioni che questa intera regione si è talmente spopolata che non sarà mai possibile, io penso, per alcun uomo stabilire il numero delle persone scomparse.
I Persiani sotto la guida di Chosroes ben quattro volte invasero il territorio dell’impero romano, devastarono le città, e per quanto riguarda gli abitanti delle città da loro occupate [ed in ogni distretto del paese], ne resero schiava una parte e li condussero via con loro, lasciando la terra dovunque spopolata dei suoi abitanti. E fino ad oggi hanno continuato [i Persiani] a percorrere e saccheggiare la Colchide e le terre circostanti.
Ma, né i Persiani per la loro parte, né i Saraceni né gli Unni né i razziatori Sclaveni, né di qualsiasi altra gente barbarica ha avuto la fortuna di ritirarsi indenne dal territorio romano. Nel corso delle loro incursioni, e specialmente durante gli assedi e le battaglie, hanno patito gli stessi mali dei loro nemici; quindi non i soli romani ma praticamente tutto il territorio barbarico ha patito le conseguenze della volontà di massacro di
Giustiniano.
Ma come ho narrato in precedenza, Chosroes, non solo possedeva gli stessi difetti, ma
venne incoraggiato da Giustiniano stesso, il quale gli fornì ogni valido motivo per muovere
guerra. Le sue decisioni politiche vennero prese giunsero sempre fuori luogo e nei
momenti sbagliati; in tempo di pace e nei periodi di tregua non fece altro che cercare
motivi per muovere guerra agli stati vicini; in tempo di guerra, al contrario, si dimostrò
lassista e trascurò, anche deliberatamente e senza valide ragioni, i preparativi per le
operazioni militari [...].
Durante il suo regno l'intera terra è stata costantemente infradiciata dal sangue umano
sia dei cittadini romani, che praticamente di tutte le nazioni dei barbari.
Queste, dunque, per dirlo in una parola, sono le cose patite durante questo periodo

di guerre, in tutto l’impero romano; e quando si stimano anche gli eventi accaduti durante
le insurrezioni, sia a Bisanzio che in ogni altra città, credo che le stragi causate non siano
inferiori a quelle causate dalla guerra.
E perfino l’amministrazione imparziale della giustizia è venuta meno, dato che delle due
fazioni [esistenti] solo una è stata realmente sostenuta dall'imperatore, […] al contrario,
perché un gruppo non si sentiva sostenuto e l'altro invece era costantemente garantito, come conseguenza non si ebbero altro che tumulti e disordini; a volte si combattevano in massa, a volte in piccoli gruppi, o persino, come accadde, con imboscate di uno contro l’altro, così si ebbero venti o trenta anni di disordini senza pausa. Ed arrivarono anche a mettere a morte il magistrato che doveva mantenere l’ordine e la pace. Ma le punizioni per tutti quei crimini, generalmente, si accanivano contro i verdi.
Ed ancora, la repressione dei samaritani e di tutti quelli che sono detti eretici, ha insanguinato l'impero romano come un mattatoio.
Queste cose, tuttavia, qui sono solo accennate in breve, poiché sono state gia narrate sufficientemente da me in precedenza.
Tali furono le calamità che si sono abbattute su tutta l'umanità durante il regno di questo demone che si è incarnato in Giustiniano, mentre egli stesso, appena diventato imperatore ne fu la causa.
E io vorrei essere in grado di narrare a fondo i danni causati da quel potere demoniaco nascosto in lui.
Mentre questo uomo amministrava gli affari dello stato, molte altre calamità stavano per accadere, tanto che alcuni le hanno messe in relazione con la presenza di questo uomo demoniaco, mentre altri sostennero che Dio, detestando il suo modo di agire, avrebbe abbandonato l'impero romano ed avrebbe ceduto il posto a demoni abominevoli, per far si che la situazione precipitasse in questo modo.
Così il fiume Scirtus [Eufrate], è straripato ad Edessa, ed ha causato innumerevoli calamità alla gente di quella regione, come sarà descritto da me in un prossimo libro.
Ed il Nilo inoltre è cresciuto come di consueto, ma non è rientrato al momento opportuno, causando seri danni a molti degli abitanti, come ho già narrato in precedenza.
Ed il fiume di Cydnus è cresciuto in modo da inondare praticamente tutto il [territorio di] Tarso; e dopo che questo fu sommerso per molti giorni, si è ritirato soltanto dopo aver causato danni irreparabili. I terremoti, poi, hanno distrutto Antiochia, la prima città dell’oriente e Seleucia che è vicina ad essa, così come la città più grande della Cilicia, Anazarbus; ed il numero delle persone che morirono in queste città chi potrebbe mai calcolarlo ?
E si potrebbero aggiungere alla lista le città di Ibora e Amasia, che è nota per essere la prima città del Ponto, ed anche Polybotus nella Phrigia, e la città chiamata Philomede nella Phisidia e Lychnidus in Epiro, e Corinto, tutte città molto popolate e floride fin dall’antichità.
Per tutti i disastri accaduti in questo periodo queste città, si ritrovarono distrutte dai terremoti e spopolate della loro popolazione; ma in seguito si è aggiunta anche la peste, come ho gia narrato, che ha sterminato circa la metà della popolazione sopravvissuta.

Tali furono i disastri avvenuti, in primo luogo quando Giustiniano amministrava lo stato romano come reggente e, in seguito, da quando detenne il potere imperiale.






[Il "cubo di diecimila”, secondo la traduzione esatta del testo, non sembra essere un dato realistico; Procopio evidentemente cerca un argomento convincente per attaccare Giustiniano]