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Cap XI

Non appena Giustiniano assunse il potere iniziò a sovvertire ogni cosa. Tutto quello che prima era regolato dalle leggi [ne fece materia di governo], mentre volle modificare tutte le abitudini [anticamente] stabilite. Non appena ebbe indossato le vesti imperiali volle cambiare e sovvertire ogni cosa.
Revocò tutti i vecchi incarichi governativi e ne inventò di nuovi per
l'amministrazione degli affari pubblici. La stessa cosa fece a proposito
delle leggi e dei regolamenti dell'esercito; e ciò che lo spingeva non
era affatto il desiderio di migliorare l’amministrazione della giustizia
o il vantaggio della cosa pubblica, ma semplicemente il fatto di voler
lasciare qualcosa di nuovo che portasse il suo nome. Qualunque
cosa fosse in suo potere di abolire, la cambiò o rinominò.

Dal saccheggio delle proprietà alla strage degli uomini, nessuna
stanchezza lo fermò. Non appena ebbe saccheggiato tutte le
proprietà dei cittadini benestanti, cercò altro [da prendere]; nel
frattempo gettò via i frutti dei suoi precedenti furti nelle sovvenzioni
ai barbari o dilapidando risorse nella costruzione di edifici. E quando
ebbe rovinato miriadi di persone in questo pazzo saccheggio,
immediatamente si diede a progettare nuovi furti ed appropriazioni.

Allorché i Romani erano a pace con tutto il mondo, e non sembrava avere mezzi per soddisfare il suo desiderio di macello, immediatamente mosse guerra a tutte le nazioni dei barbari; Ma si è ben guardato dal muoversi contro le tribù degli Unni; al contrario con stolta magnanimità ha ceduto loro grandi somme di denaro, adducendo la ragione di volersi assicurare la loro amicizia [ciò, come ho gia raccontato, era stato fatto anche al tempo di Giustino]. Gli Unni, tuttavia, non appena ebbero questo denaro, lo distribuirono ai loro soldati e agli altri loro capi, allo scopo di continuare le incursioni nei territori dell’impero, in modo da poter raccogliere ulteriori tributi, e comprare una seconda pace.

Così gli Unni asservirono l'impero romano ed erano pagati dall'imperatore per continuare a farlo; ciò li incoraggiò nel continuare a derubare Romani poveri. Dopo il saccheggio, vennero ulteriormente ricompensati dall'imperatore, e in questo modo tutti gli Unni, quando una tribù quando un’altra, continuarono ad effettuare scorrerie entro i confini dell’impero.
Così grazie alla generosità senza senso di Giustiniano, i barbari sotto la guida dei loro capi, vennero incoraggiati alla guerra; di conseguenza in questo tempo nessun luogo, la montagna o la caverna, o qualunque altro luogo del territorio romano, è rimasto sicuro; molte terre sono state saccheggiate più di cinque volte.

Questi tragici eventi, e quelli che furono causati dal Medi, dai
Persiani, dagli Slavi, dagli Anti e dagli altri popoli barbari, li ho
già narrati nei miei precedenti lavori. Ma, come ho premesso
nell'introduzione a questo racconto, resta da chiarire la causa
reale di queste calamità.
Anche a Chosroe venne versato molto denaro per comprare la
pace, ma allora, con arbitrarietà irragionevole, [Giustiniano] ruppe
la tregua raggiunta e fece ogni sforzo per assicurarsi l'amicizia di
Alamandur e dei suoi Unni, che in precedenza era alleato con i
Persiani: ma di tutto questo ho gia discusso nei precedenti capitoli.

Inoltre, mentre fomentava le guerre di frontiera, [alimentò] anche
il conflitto civile tra gli stessi Romani, avendo un solo pensiero
nella sua mente, che la terra intera dovesse tingersi di rosso del
sangue umano e che egli potesse accumulare sempre maggiori ricchezze; così inventò sempre nuovo sistemi poter massacrare i suoi sudditi.

Ora fra i cristiani nell'intero impero romano, ci sono sempre stata dottrine [religiose] contrastanti, che sono chiamate “eresie” dalla chiesa ufficiale: come quelle del Montanisti e dei Sabaziani, e tutte quelle che inducono le menti degli uomini a divagare dalla dottrina ufficiale. Così fin dall’inizio fece in modo di abolire tutte queste dottrine affinché fosse seguita la sola religione ortodossa; fra le punizioni minacciate per la disobbedienza, vi fu la confisca delle proprietà a carico degli eretici, dei loro figli e dei loro parenti.

Ora le chiese di questi cosiddetti “eretici”, e particolarmente quelle che appartengono ai dissidenti detti “Ariani”, sono sempre stata fra quelle più ricche; ne tutto il senato messo insieme un ne qualsiasi altro cittadino dell'impero romano, ha mai posseduto qualche cosa paragonabile alla ricchezza di queste chiese. I loro tesori in argento e in oro, e i depositi in pietre preziose, erano impossibili da descrivere e calcolare: possedevano inoltre palazzi ed interi villaggi, dappertutto avevano proprietà terriere e ogni altra cosa che possa considerarsi ricchezza fra gli uomini.

Poiché nessun fra gli imperatori precedenti aveva mai molestato queste chiese, molti uomini, persino quelli di fede ortodossa, si guadagnavano la loro vita lavorando alle loro proprietà. Ma l'imperatore Giustiniano, nel confiscare queste proprietà, ha tolto, allo stesso tempo ciò che per molta gente era stato unicamente il mezzo per guadagnarsi di che vivere.

Tali ricchezze, poi, sono state impiegate ovunque per forzare altri uomini a rinunciare alla fede dei loro padri. Ma tutto questo, che appariva empio alla gente rustica, indusse molti di loro a ribellarsi. Così si giunse alla persecuzione e alla guerra tra fazioni, ognuna delle quali riteneva di fare la cosa più giusta e santa; ma la maggior parte di loro preferì di gran lunga rinunciare alla terra dei loro padri e fuggire dal paese.

Così i Montanisti, che abitavano nella Phrygia, si chiusero nelle loro chiese, gli diedero fuoco ed ascesero alla gloria nelle fiamme. E da allora in poi tutto l'impero romano fu una scena di massacro e morte. Una simile legge venne promulgata contro i samaritani, e gettò la Palestina in tumulti indescrivibili. Coloro che, tra l’altro, vivevano nella mia amata Cesarea e nelle altre città, giudicavano sciocco subire un simile trattamento a causa di un dogma religioso, presero così il nome di “Cristiani” al posto di quello che avévano prima, solo per evitare i pericoli della nuova legge.

I migliori tra questi cittadini, e quelli con la migliore reputazione, una volta abbracciata questa religione, decisero tuttavia di rimanere fedeli ad essa; la maggioranza di essi, tuttavia, come per reagire al fatto di non aver potuto operare una libera scelta, ma costretti dalla legge, abbandonata la fede dei loro padri, presto passarono alla religione dei Manichei o a quella che è conosciuta come “Politeismo”.

La gente di quella terra, tuttavia, unita e determinata a prendere le armi contro l'imperatore, scelse come candidato al trono un bandito di nome Giuliano, figlio di Sabario. E per un certo tempo tennero addirittura testa alle truppe imperiali; ma vennero infine sconfitti e massacrati insieme al loro capo. Dieci miriadi di uomini, si è detto, morirono in questa guerra ed uno dei paesi più fertili è stato così privato dei suoi contadini. I proprietari cristiani di queste terre si ritrovarono così in grande difficoltà: anche se i loro profitti vennero annientati, dovettero pagare pesanti tasse annuali all'imperatore per il resto della loro vita, e non riuscirono mai a venir fuori da queste difficoltà.

In seguito [Giustiniano] rivolse la sua attenzione a coloro che sono chiamati "Gentiles" [Pagani], con le torture e il saccheggio delle terre e delle proprietà. Si salvarono solo quelli che accettarono di diventare cristiani, ma solo di nome, perché nell'animo rimasero fedeli alla loro religione; e non trascorse molto tempo prima che costoro tornassero a praticare sacrifici e libagioni.

In seguito narrerò anche di come [Giustiniano] ha trattato gli stessi cristiani

Dopo tutto questo venne promulgata anche una legge che condannava la pederastia: una legge che condannava non solo le offese commesse dopo la sua promulgazione, ma anche coloro che avevano praticato questo vizio nel passato. Le cose che accaddero, poi, nel corso dei processi furono assolutamente illegali.

Vennero pronunciate sentenze perfino quando non vi erano accusatori: la parola di un uomo di un ragazzo e perfino quella uno schiavo, anche se costretto a testimoniare contro il suo proprietario, vennero considerate prove sufficienti. Coloro che vennero condannati, poi, sono stati castrati e costretti a sfilare per mostrarsi in pubblico.

All'inizio, queste persecuzioni erano diretto soltanto contro coloro che erano del Partito Verde, contro coloro che erano particolarmente ricchi, o contro chi aveva destato la gelosia. Ma la crudeltà dell'imperatore, inseguito, si rivolse anche contro coloro che praticavano l'astrologia.

Di conseguenza, gli stessi magistrati nominati per punire i ladri, si scagliarono anche contro astrologi, per nessun altro motivo che quello di aver praticato questa professione. Costoro vennero frustati sulla schiena e costretti a sfilare per le città in groppa a dei cammelli, benché fossero uomini anziani ed in ogni senso rispettabili, senza alcun  rimprovero contro di loro salvo il fatto di aver studiato la scienza delle stelle.

La conseguenza di tutto ciò fu la fuga in massa delle persone, non solo verso le terre dei barbari, ma in qualsiasi luogo fosse più lontano possibile dall'impero romano; ed in ogni altra nazione o città si possono incontrare moltitudini di profughi. Per sfuggire la persecuzione, chiunque scambierebbe facilmente la sua terra natale per un altra nazione, come se il suo paese fosse stato occupato da un nemico.