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La “Topographia Christiana” di  Cosmas
Indicopleuste di Alessandria - 547 d.C.


Occasionalmente diviene necessario sfatare alcuni miti relativi
al medioevo, la cui diffusione si deve al fatto che determinate
affermazioni vengono ripetute e diffuse, senza approfondirle,
fino a divenire “patrimonio” della storia divulgata.
Prima di parlare della figura e dell'opera di Cosmas
Alessandrino “Indicopleuste”, bisogna partire da un
presupposto fondamentale: nel corso di tutto il medioevo,
praticamente nessuno ha mai ritenuto che la terra fosse
piatta, ne tra gli autori laici, ne tra gli ecclesiastici.
Se ci furono alcuni teologi che sostennero questa teoria, sulla
base di letture estremamente forzate dei testi vetero e neo
testamentari, questi furono probabilmente di molto inferiori,
numericamente, a quanti continuano a sostenerla ancora oggi (sic !).
In questo senso è del tutto infondato affermare che gran parte dei caratteri della cartografia e della geografia dell'europea medievale provengano dal lavoro di Cosmas di Alessandria (a cui più tardi verrà conferito il soprannome di “Indicopleuste”, ovvero il "navigatore delle Indie").
Quello che è certamente documentabile è il fatto che, forse già a partire dall'alto medioevo, le raffigurazioni cartografiche del monto allora conosciuto vennero pesantemente "cristianizzate", come dimostrano i numerosi riferimenti religiosi e rimandi alla topografia biblica di cui sono piene molte delle mappe tramandate fino ad oggi.
Allo stesso modo non è documentabile alcun netto rifiuto
della geografia “classica” da parte dei padri della chiesa;
si ebbe invece un impulso e una razionalizzazione di questa
tendenza “teocentrica”, che tuttavia non parte dell'opera di
Cosmas, ma è un processo gradatamente sviluppatosi
nel corso del tempo. Sia dal punto di vista filosofico che
cartografico, infatti, le idee del tutto originali di Cosmas
furono dettate dalla sua interpretazione strettamente
letterale della Bibbia, accompagnata da evidenti forzature.
Durante il Medioevo, ad esempio, continuò ad essere letta
e divulgata l'opera di Macrobio (Ambrosius Theodosius
Macrobius
, V secolo), “Commentariorum in Somnium
Scipionis
” nella quale l'autore immaginava la Terra come
una sfera di dimensioni insignificanti, anche se posta al
centro di un universo immensamente più esteso.
Allo stesso modo era ben noto il trattato “De nuptiis
Philologiae et Mercurii
“, di Marziano Capella (Martianus Mineus Felix Capella, Cartagine IV - V secolo), una sorta di enciclopedia dell’erudizione classica, in nove libri dedicati alle arti liberali. Si deve a questi autori, ad esempio, la definizione della Terra come globo terracqueo, suddiviso in fasce climatiche, a partire da un equatore caldo, culminanti nei poli freddi (“Septentrionalis Frigida” secondo Macrobio).
Piuttosto fino alle prime grandi scoperte geografiche si continuò a discutere, anche in maniera aspramente polemica, del concetto di “antipodi”, e della possibilità che questi luoghi potessero essere abitati. Le principali obiezioni, mosse da autori come Agostino, riguardano l'impossibilità di navigare verso sud attraverso quello che si riteneva essere un immenso e caldissimo oceano equatoriale, e la concezione di una umanità discendente da due unici progenitori la cui discendenza doveva essere, per forza di cose, limitata al mondo allora conosciuto.

La figura di Cosmas sevie a far luce su un altro aspetto del periodo che è al confine tra la fine della tarda antichità e l'inizio del medioevo bizantino e arabo; vale a dire le grandi vie commerciali tra il Mediterraneo e l'estremo oriente; quella "via della seta" che, a dispetto dei conflitti anche drammatici tra le grandi potenze confinanti, non cessò mai di essere frequentata e di fungere da ponte tra Europa e Asia; Cosmas dovrebbe aver viaggiato principalmente lungo la sua diramazione marittima, tra il Mar Rosso, il Golgo Persico e l'Oceano Indiano.
Se questo è vero Cosmas fu uno degli artefici dell'apertura di nuove rotte commerciali, volute da Giustiniano stesso, in alternativa a quelle controllate dall'impero persiano. Una di queste, frequantata dai mercanti siriani ed egiziani, partiva dal golfo di Aqaba e dal Mar Rosso, giungeva nei porti etiopici, costeggiava lo Yemen e giungeva, seguendo i Monsoni, nel grande emporio di Ceylon (Taphrobane). La percorrenza di questa rotta da parte dei mercanti bizantini (rotta che Cosmas conosceva molto bene) era facilitata anche dalla diffusione del cristianesimo tra le popolazioni del Corno d'Africa e del sud della penisola Arabica.
Uno dei prodotti più importanti, provenienti dalla Persia, fu
certamente la seta, molto richiesta presso le corti occidentali
per la confezione di abiti e ornamenti. Tale era la richiesta
della materia prima che proprio durante il regno di Giustiniano
il Prefetto Pietro Barsime impose il monopolio di stato
sull'importazione di tessuti.
Il problema dell'importazione della seta, aggravato dal
persistente stato di guerra lungo il confine orientale dell'impero,
venne risolto tra il 5552 e il 554, allorché due monaci greci
sarebbero riusciti a portare con se alcune uova del Baco nascoste un
un fascio di bambù. La coltura del Baco si diffuse quindi rapidamente in Siria e in Grecia, e venne infine introdotta dagli Arabi in Sicilia nel IX secolo.

Il nome di Cosmas, quale autore della “Topographia Christiana” non è assolutamente certo: un solo manoscritto, fra i tre completi ancora esistenti, lo riporta. Tuttavia, una parte del libro V appare riportato al margine di molti commentari ai Salmi e ai Vangeli, come “catena”, ed in questi casi compare regolarmente il nome di “Cosmas Indicopleuste” quale autore.
Egli stesso racconta di essere nativo dell'Egitto,
probabilmente di Alessandria; non avrebbe mai ricevuto
un'educazione completa ma nei primi anni della sua vita
fu un mercante, forse dedito all'importazione delle spezie.
Compì molti viaggi nel corso dei quali visitò la Palestina
il Monte Sinai; di li giunse fino all'isola di Socotra
(a largo del Corno d'Africa). Percorse tutto il
Mediterraneo, il Mar Rosso e il Golfo Persico; passò
il Capo Gardafui (Corno d'Africa) e navigò al largo
della Somalia fino all'Oceano Indiano e all'isola di
Ceylon. Più tardi si stabilì ad Alessandria, dove contrasse
diverse malattie, agli occhi e all'apparato digerente.
Si ritiene che in seguito si sia fatto monaco, dato che uno
dei manoscritti lo chiama Kosmaj monaxoj. Nel Libro
II menziona un altro commerciante, Mas, un suo amico,
che divenne anche egli Monaco.
Nella letteratura è citato spesso come nestoriano. Egli, effettivamente, riferisce di essere stato  allievo di Patricio, Teodoro di Mopsuestia e Diodoro di Tarso, e amico di Tommaso di Edessa, tutti esponenti della chiesa nestoriana.
È interessante notare come faccia spesso riferimento ai Marcioniti e ai Montanisti, nel libro V, il che suggerisce che questi gruppi fossero ancora attivi nella sua sua terra nel corso della prima metà del VI secolo.
Mappa delle rotte commerciali tra il Mediterraneo e l'estremo oriente; le rotte marine più meridionali furono percorse da Cosmas di Alessandria all'inizio del VI secolo d.C.; in giallo chiaro l'estensione approssimativa delle terre conosciute nel VI secolo d.C.
L'estensione del mondo conosciuto in epoca romana, secondo Tolomeo
Pietro Barsime, successore di Teodoto alla carica di Prefetto, una volta abbandonata l’originaria professione di cambiavalute entrò nelle prefettura del pretorio essendosi accattivasto le simpatie della moglie di Giustiniano, Teodora. Sotto Barsime, I’amministrazione avrebbe raggiunto il più basso livello di moralità e di illegalità o arbitrario fiscalismo. Gli illeciti e gli immensi profitti ricavati dallo stesso prefetto - che aveva cominciato ad arricchirsi proprio con il monopolio di stato sull'importazione e lavorazione della seta - sollevarono il malcontento generale. Cosicché, a metà circa del 546, l’imperatore, nonostante le resistenze di Teodora, fu costretto a revocarlo dalla carica.
L'India e l'estremo oriente secondo la Tabula Peutingeriana
La storia personale di Cosmas appare in netta contraddizione rispetto alla sua successiva interpretazione “restrittiva” della geografia; egli, come accennato, fu un mercante e percorse a lungo gran parte del mondo allora conosciuto. Sostiene di avere navigato nel Mar Rosso e nell'Oceano Indiano, ed aver visitato i luoghi di mercato dell'Abissinia, dello Yemen (Socotia), India e Ceylon (molti dei suoi viaggi possono essere seguiti attraverso la dettagliata descrizione che egli fa di queste terre).
Tuttavia al culmine di questa sua esperienza insolitamente vasta e “mondana”, Cosmas abbracciò il cristianesimo, e giunse a farsi monaco per dimostrare la profondità della sua conversione. Si ritiene che abbia composto la sua opera tra gli anni di 535 e 548 d.C. (sotto il regno dell'imperatore d'oriente Giustiniano), nella solitudine di un monastero del Sinai; i suoi scritti comprendevano le memorie di viaggio ed una descrizione dell'universo intitolata “Topographia Christiana”.
Purtroppo il libro dedicato alla descrizione dei paesi visitati dall'autore è andato perso come altre sue opere che egli cita (le Tavole Astronomiche, il Commentario ai salmi, al Cantico dei Cantici e sui Vangeli). Alcune descrizioni geografiche, fortunatamente, vennero trascritte dall'autore nella “Topographia”, come anche diversi frammenti degli scritti di cui sopra.
La “Topographia Christiana”, invece, si conserva in tre copie manoscritte principali, più numerose altre frammentarie: il “Vaticanus Graecus” 699 (manoscritto onciale del IX secolo, redatto forse a Costantinopoli) composto da 10 libri; il n°. 1186 dei manoscritti greci del monastero di Santa Caterina al Sinai (datato all'XI secolo), e il “Laurentianus Plutei” IX.28 (datato al XI secolo) che ne comprendono 12.
Il trattato, completato forse intorno al 547 d.C., rimase praticamente sconosciuto fino al 1706 quando venne pubblicato per la prima volta nella sua interezza (il codex fiorentino fascicolato con quello del Vaticano) dal monaco benedettino, padre Bernard de Montfaucon, (Collectio nova patrum et scriptorum graecorum: Eusebii Caesariensis, Athanasii, & Cosmae Aegyptii).









Obbiettivo primario dell'autore è la "vera dottrina" dell'universo e della terra, in base all'interpretazione delle Scritture, dei padri della Chiesa (libro X), e perfino sulla base di fonti non cristiane (libro XII). Oltre agli autori classici, Cosmas polemizza anche con diversi scrittori cristiani, come San Basilio, Isidoro di Siviglia ed Origene, sostenitori della sfericità della terra in accordo con i maggiori geografi classici. Alcuni di questi autori, poi, dichiaravano la forma della terra apertamente ininfluente, per la fede (si fosse trattato di una sfera, un cilindro o un disco); ma questa sorta di razionalizzazione non era accettabile per Cosmas.
Secondo la sua interpretazione Dio, spiegando a Mosè sul Monte Sinai come doveva essere costruito il Tabernacolo, avrebbe fornito in realtà una precisa e dettagliata immagine della struttura del mondo e dell'universo: una sorta di cofano a base rettangolare, lungo due volte la larghezza, con un tetto a volta semicilindrica, supportata quattro da pilastri angolari.






























































































Con molti argomenti Cosmas si impegna a spiegare in dettaglio il simbolismo di quel Tabernacolo; in particolare egli ritiene che, chiamandolo “terreno”, Paolo volesse indicare proprio una sorta di modello del mondo; il candelabro rappresenterebbe i lumi posti in celo (il sole, la luna, le stelle); la base indicherebbe la terra stessa mentre la manna simboleggia i frutti dal mondo.
La stessa logica, poi, viene applicata da Cosmas alla sua concezione della “forma” del mondo; poiché la scrittura riporta “Fece anche la tavola di legno d’acacia; la sua lunghezza era di due cubiti, la sua larghezza di un cubito, e la sua altezza di un cubito e mezzo" (Esodo XXXVII:10), questo suggerisce a Cosmas che la terra sia in realtà piatta e lunga due volte, da est a ovest, rispetto alla larghezza.
Sempre in base alle varie descrizioni del Tabernacolo e dell'Arca, Cosmas sostiene che i cieli convergono verso il basso, e verso il mondo degli uomini, in quattro pareti che, nella loro parte inferiore, sono saldati ai quattro lati della terra; la porzione superiore della parete settentrionale alla sommità del cielo si incurva fino ad unirsi con il lato superiore della parete meridionale, e va a formare una volta di forma allungata (il “baldacchino” del cielo) che Cosmas paragona alla copertura a volta di un aula termale.
Questa grande volta, poi, è divisa, nella sua altezza, in due firmamenti; dalla terra fino al primo firmamento si trova il regno degli uomini e degli angeli, comprendente i continenti, i mari e gli abitanti del mondo, con gli angeli che si librano vicino al “tetto” con il sole, Luna e le stelle che essi controllano.
Nel secondo livello, dal primo firmamento fino alla volta del secondo cielo, si troverebbe il regno dei benedetti (i santi e gli angeli), e nella parte superiore il trono di Cristo. Da alcuni passaggi nel libro IX si deduce che Cosmas calcola la distanza tra la terra e il primo firmamento doppia rispetto distanza dal firmamento all'estremo vertice del cielo.
"Il sole", sostiene ancora Cosmas, "sorgendo si muove dapprima verso il nord, dove poi tramonta, e di là ritorna al luogo da cui è sorto". La terra, egli sostiene, elevandosi progressivamente da sud verso nord, si estende verso occidente finché culmina in una enorme montagna conica situata in qualche luogo nel nord, lontano e gelido. Dietro questo cono immenso il sole, alla conclusione del giorno, scompare dalla visuale e lascia il mondo abitato nell'oscurità; questo processo porta l'oscurità "anche all'oceano oltre la nostra terra, e di là alla terra sull'altro lato del nostro oceano". Infine, completando il giro intorno alla montagna, il sole riappare ad est per dare origine ad un nuovo giorno.
Questo processo sarebbe provato anche dalle “finiture” del Tabernacolo. Il candelabro, collocato a sud della base simboleggia i corpi celesti che brillano sulla terra, mentre i fregi che Mosè ha intagliato intorno alla base simboleggiano l'oceano che circonda il nostro mondo; infine con la “larga corona di palme” sempre intagliata da Mosè, viene indicato il “mondo prima dei patriarchi” (comprendente il giardino dell'Eden), che si estende al di la dell'oceano, dove l'uomo sarebbe vissuto prima del diluvio.



Per illustrare questa interpretazione della terra e dell'universo, la “Topographia” contiene, in tutta probabilità, le più antiche mappe cristiane giunte fino ad oggi.
Montfaucon, tuttavia, non sembra essere stato a conoscenza del fatto che una breve notizia della “Topographia” è presente nella “Bibliotheka” di Fozio, Patriarca di Costantinopoli (eletto nel 858 d.C.); questi afferma che l'opera aveva per titolo Xristian wn bibloj, ed era una esposizione in otto libri. Egli non fornisce il nome dell'autore, ma afferma che operò sotto il regno dell'imperatore romano Giustino, ed avrebbe dedicato il suo lavoro ad un certo Pamphilus. Egli critica aspramente il testo per la mediocrità dello stile e i difetti nella sintassi; al tempo stesso pone in questione la serietà dell'autore, affermando che imbastisce storie del tutto incredibili, e che può essere considerato come un narratore di favole, piuttosto che di fatti. 

Per giungere a questa conclusione Cosmas utilizza anche un noto passo di Paolo (ebrei IX:1 - 2): “Certo, anche la prima alleanza aveva norme per il culto e un santuario terreno. Fu costruita infatti una Tenda: la prima, nella quale vi erano il candelabro, la tavola e i pani dell'offerta: essa veniva chiamata il Santo. Dietro il secondo velo poi c'era una Tenda, detta Santo dei Santi, con l'altare d'oro per i profumi e l'arca dell'alleanza tutta ricoperta d'oro, nella quale si trovavano un'urna d'oro contenente la manna, la verga di Aronne che aveva fiorito e le tavole dell'alleanza. E sopra l'arca stavano i cherubini della gloria, che facevano ombra al luogo dell'espiazione. Di tutte queste cose non è necessario ora parlare nei particolari”.

Secondo il racconto della Bibbia, il tabernacolo era costituito originariamente da una recinzione fatta da teli; all'interno della recinzione vi era una tenda realizzata con pelle di capra, di foca e di montone dipinta di rosso che facevano da copertura a tutta la struttura. La tenda nel suo interno era divisa in due da un telo dove erano raffigurati due cherubini. Questo telo creava cosi due spazi: il primo era detto Luogo Santo; in esso sia i leviti che i sacerdoti potevano accedere per i vari servizi ad essi dedicati. Il secondo spazio era chiamato Luogo Santissimo; ad esso poteva accedere solo il Sacerdote prescelto una volta all'anno. Nel Luogo Santissimo vi era l'Arca dell'alleanza che era fatta in legno, era ricoperta d'oro e al suo interno custodiva i dieci comandamenti dati a Mosè, la verga di Aronne fiorita e la Manna. Il coperchio dell'arca era costituito da un basamento sul quale ai due estremi erano poste due statue di cherubini rivolti uno contro l'altro con il viso volto verso l'interno dell'arca. Secondo la fede ebraica in questo tabernacolo, così costruito, si manifestava la presenza di Dio.

Esodo 26-27

“26,1 Quanto alla Dimora, la farai con dieci teli di bisso ritorto, di porpora viola, di
porpora rossa e di scarlatto. Vi farai figure di cherubini, lavoro d'artista. 2 Lunghezza
di un telo: ventotto cubiti; larghezza: quattro cubiti per un telo; la stessa dimensione per
tutti i teli. 3 Cinque teli saranno uniti l'uno all'altro e anche gli altri cinque saranno
uniti l'uno all'altro. 4 Farai cordoni di porpora viola sull'orlo del primo telo all'estremità
della sutura; così farai sull'orlo del telo estremo nella seconda sutura. 5 Farai cinquanta
cordoni al primo telo e farai cinquanta cordoni all'estremità della seconda sutura: i
cordoni corrisponderanno l'uno all'altro. 6 Farai cinquanta fibbie d'oro e unirai i teli
l'uno all'altro mediante le fibbie, così il tutto formerà una sola Dimora. 7 Farai poi teli
di pelo di capra per costituire la tenda al di sopra della Dimora. Ne farai undici teli.
8 Lunghezza di un telo: trenta cubiti; larghezza: quattro cubiti per un telo. La stessa
dimensione per gli undici teli. 9 Unirai insieme cinque teli a parte e sei teli a parte.
Piegherai indietro il sesto telo raddoppiandolo sulla parte anteriore della tenda.
10 Farai cinquanta cordoni sull'orlo del primo telo, che è all'estremità della sutura, e
cinquanta cordoni sull'orlo del telo della seconda sutura. 11 Farai cinquanta fibbie di
rame, introdurrai le fibbie nei cordoni e unirai insieme la tenda; così essa formerà un
tutto unico. 12 La parte che pende in eccedenza nei teli della tenda, la metà cioè di un
telo che sopravanza, penderà sulla parte posteriore della Dimora. 13 Il cubito in eccedenza
da una parte, come il cubito in eccedenza dall'altra parte, nel senso della lunghezza dei
teli della tenda, ricadranno sui due lati della Dimora per coprirla da una parte e dall'altra.
14 Farai poi per la tenda una copertura di pelli di montone tinte di rosso e al di sopra
una copertura di pelli di tasso.
15 Poi farai per la Dimora le assi di legno di acacia, da porsi verticali. 16 Dieci cubiti la
lunghezza di un'asse e un cubito e mezzo la larghezza. 17 Ogni asse avrà due sostegni,
congiunti l'uno all'altro da un rinforzo. Così farai per tutte le assi della Dimora. 18 Farai
dunque le assi per la Dimora: venti assi sul lato verso il mezzogiorno, a sud. 19 Farai anche
quaranta basi d'argento sotto le venti assi, due basi sotto un'asse, per i suoi due sostegni e
due basi sotto l'altra asse per i suoi sostegni. 20 Per il secondo lato della Dimora, verso il
settentrione, venti assi, 21 come anche le loro quaranta basi d'argento, due basi sotto
un'asse e due basi sotto l'altra asse. 22 Per la parte posteriore della Dimora, verso occidente,
farai sei assi. 23 Farai inoltre due assi per gli angoli della Dimora sulla parte posteriore.
24 Esse saranno formate ciascuna da due pezzi uguali abbinati e perfettamente congiunti dal
basso fino alla cima, all'altezza del primo anello. Così sarà per ambedue: esse formeranno i due angoli. 25 Vi saranno dunque otto assi con le loro basi d'argento: sedici basi, due basi sotto un'asse e due basi sotto l'altra asse. 26 Farai inoltre traverse di legno di acacia: cinque per le assi di un lato della Dimora 27 e cinque traverse per le assi dell'altro lato della Dimora e cinque traverse per le assi della parte posteriore, verso occidente. 28 La traversa mediana, a mezza altezza delle assi, le attraverserà da una estremità all'altra. 29 Rivestirai d'oro le assi, farai in oro i loro anelli, che serviranno per inserire le traverse, e rivestirai d'oro anche le traverse. 30 Costruirai la Dimora nel modo che ti è stato mostrato sul monte.
31 Farai il velo di porpora viola, di porpora rossa, di scarlatto e di bisso ritorto. Lo si farà con figure di cherubini, lavoro di disegnatore. 32 Lo appenderai a quattro colonne di acacia, rivestite d'oro, con uncini d'oro e poggiate su quattro basi d'argento.
33 Collocherai il velo sotto le fibbie e là, nell'interno oltre il velo, introdurrai l'arca della Testimonianza. Il velo sarà per voi la separazione tra il Santo e il Santo dei santi. 34 Porrai il coperchio sull'arca della Testimonianza nel Santo dei santi.
35 Collocherai la tavola fuori del velo e il candelabro di fronte alla tavola sul lato meridionale della Dimora; collocherai la tavola sul lato settentrionale. 36 Poi farai una cortina all'ingresso della tenda, di porpora viola e di porpora rossa, di scarlatto e di bisso ritorto, lavoro di ricamatore. 37 Farai per la cortina cinque colonne di acacia e le rivestirai d'oro. I loro uncini saranno d'oro e fonderai per esse cinque basi di rame.

27,1 Farai l'altare di legno di acacia: avrà cinque cubiti di lunghezza e cinque cubiti di larghezza. L'altare sarà quadrato e avrà l'altezza di tre cubiti. 2 Farai ai suoi quattro angoli quattro corni e saranno tutti di un pezzo. Lo rivestirai di rame. 3 Farai i suoi recipienti per raccogliere le ceneri, le sue pale, i suoi vasi per la aspersione, le sue forchette e i suoi bracieri. Farai di rame tutti questi accessori. 4 Farai per esso una graticola di rame alle sue quattro estremità. 5 La porrai sotto la cornice dell'altare, in basso: la rete arriverà a metà dell'altezza dell'altare. 6 Farai anche stanghe per l'altare: saranno stanghe di legno di acacia e le rivestirai di rame. 7 Si introdurranno queste stanghe negli anelli e le stanghe saranno sui due lati dell'altare quando lo si trasporta. 8 Lo farai di tavole, vuoto nell'interno: lo si farà come ti fu mostrato sul monte.
9 Farai poi il recinto della Dimora. Sul lato meridionale, verso sud, il recinto avrà tendaggi di bisso ritorto, per la lunghezza di cento cubiti sullo stesso lato. 10 Vi saranno venti colonne con venti basi di rame. Gli uncini delle colonne e le loro aste trasversali saranno d'argento. 11 Allo stesso modo sul lato rivolto a settentrione: tendaggi per cento cubiti di lunghezza, le relative venti colonne con le venti basi di rame, gli uncini delle colonne e le aste trasversali d'argento. 12 La larghezza del recinto verso occidente avrà cinquanta cubiti di tendaggi, con le relative dieci colonne e le dieci basi. 13 La larghezza del recinto sul lato orientale verso levante sarà di cinquanta cubiti: 14 quindici cubiti di tendaggi con le relative tre colonne e le tre basi alla prima ala; 15 all'altra ala quindici cubiti di tendaggi, con le tre colonne e le tre basi. 16 Alla porta del recinto vi sarà una cortina di venti cubiti, lavoro di ricamatore, di porpora viola, porpora rossa, scarlatto e bisso ritorto, con le relative quattro colonne e le quattro basi. 17 Tutte le colonne intorno al recinto saranno fornite di aste trasversali d'argento: i loro uncini saranno d'argento e le loro basi di rame. 18 La lunghezza del recinto sarà di cento cubiti, la larghezza di cinquanta, l'altezza di cinque cubiti; di bisso ritorto, con le basi di rame. 19 Tutti gli arredi della Dimora per tutti i suoi servizi e tutti i picchetti come anche i picchetti del recinto saranno di rame.
20 Tu ordinerai agli Israeliti che ti procurino olio puro di olive schiacciate per il candelabro, per tener sempre accesa una lampada. 21 Nella tenda del convegno, al di fuori del velo che sta davanti alla Testimonianza, Aronne e i suoi figli la prepareranno, perché dalla sera alla mattina essa sia davanti al Signore: rito perenne presso gli Israeliti di generazione in generazione“
A sinistra tre delle "tavole" facenti parte dei manoscritti Vaticano e Laurenziano, raffiguranti la struttura generale del "Tabernacolo" e la "mappa" del mondo, secondo la concezione di Cosmas
Una delle tavole "autografe" di Cosmas nella riproduzione di Bernard de Montfaucon
Particolare della mappa della terra santa nel mosaico pavimentale di Madaba (Giordania); documento cartografico contemporaneo al lavoro di Cosmas
È stato ipotizzato, infatti, che i numerosi bozzetti - raffiguranti il mondo, della montagna del Nord, gli Antipodi e tutto il resto - che si trovano nel manoscritto Vaticano, siano stati realmente disegnati da Cosmas stesso (o sotto la sua direzione) nella prima metà del VI secolo; e che siano, quindi, contemporanei alla la mappa del mosaico pavimentale di Madaba, e precedenti di
almeno due secoli la mappa merovingia di Albi e il disegno originale del Monaco
spagnolo Beatus di Liébana (c. 730 - c. 800).
Il mondo, così come viene rappresentato da Cosmas su una delle sue mappe, è
naturalmente rettangolare, piatto e diviso in due parti: quella presente e quella
“antidiluviana”.
La parte centrale dell'area rettangolare (il presente) è circondata da un oceano non
navigabile,  ugualmente rettangolare, che, a sua volta è circondato da un'altra terra,
o confine “Ultra Oceanum”, in cui si trovava il paradiso di Adamo e "dove gli
uomini vissero prima del diluvio
". Nella porzione orientale di questa “terra
antidiluviana” o Paradiso, si trova un grande lago rettangolare da cui fluiscono i
“quattro fiumi sacri”, che poi in qualche modo, passando attraverso o sotto l'oceano,
giungono al mondo presente abitato dagli uomini.
Di questi fiumi il Pheisôn [Pison] è il fiume dell'India, che scorre verso il sud dalle
regioni nell'interno e si getta, attraverso molte foci, nel mare indiano; esso reca una
gran quantità di ricchezze, così come il Nilo (“dai coccodrilli ai fiori di loto”). Il
Geôn [Ghihon o Nilo] allo stesso modo sorge da qualche parte dell'Etiopia o
dell'Egitto e si getta, a nord, nelle sue acque nel “Nostro Golfo” (il mare Mediterraneo)
attraverso diverse foci, mentre il Tigri e l'Eufrate, che hanno la loro origine nella regione
della “Parsarmenia”, fluiscono verso il Golfo Persico.
La mappa di Cosmas presenta i quattro grandi mari allora conosciuti, interpretati,
tuttavia, come altrettanti golfi: il Mediterraneo, il Golfo Persiano, il Mare Arabo e il
Mar Caspio; insieme con altri riferimenti grafici per indicare il Mar Nero e il Mare
Adriatico. Il Mediterraneo si restringe nettamente (a forma di cono) verso Occidente
prima di sfociare nell'oceano, mentre il Mar Caspio viene allungato verso nord, e
rappresentato come un altro golfo dell'oceano settentrionale.
Secondo Cosmas i quattro “angoli”, o estremi del mondo, sarebbero occupati da quattro nazioni,

o razze umane. “Gli indiani abitano le terre dell'est, nei pressi dell'alba, mentre gli etiopi dimorano la terra presso il meridiano, i Celti in Occidente presso il tramonto e gli Sciti  più a nord verso le terre fredde. Queste divisioni, tuttavia, non sono di uguali dimensioni; la Scizia e l'Etiopia sono molto più estese, mentre l'India e la terra dei Celti più piccole. Le due nazioni più grandi, tuttavia, sono di dimensioni simili, e così lo sono le due più piccole. Per quanto riguarda gli Indiani, essi sono situati tra l'alba dell'estate e quella dell'inverno, mentre i Celti occupano le regioni fra il tramonto dell'estate e quelle del tramonto invernale. Le due distanze sono uguali, nonché quasi opposte. Gli Sciti, ancora, abitano quelle regioni che il sole percorre, quasi senza essere visto, nel corso della sua rivoluzione. Essi si trovano all'opposto rispetto alla nazione degli etiopi, che sembra estendersi dall'alba invernale al tramonto più breve”.

Sempre riguardo alla forma e alle dimensioni del mondo Cosmas prosegue:
"... per via dei loro miserevoli commerci, gli uomini ora tentano di
giungere fino al Seres, anche se sarebbero piuttosto felici di poter
andare ben oltre; sarebbero capaci di allontanarsi fino a giungere
alla regione del Paradiso, se non vi fosse alcuna possibilità di
giungervi ?
" Il Seric o la terra della seta, secondo le informazioni riportate
da Cosmas, si estende oltre i recessi più lontani dell'India, ben oltre il
Golfo Persico e anche oltre l'isola di Ceylon. Era anche chiamata Sina
[Malaya?], e proprio come la Barbaria o Terra dei Somali aveva l'oceano
sulla sua destra, così questo paese remoto era lambito dall'oceano sulla
sinistra (est).
I luoghi di commercio più importanti in India sono i seguenti: Sindu,
Orrhotha, Calliana, Sibor, e quindi i cinque Mercati di Male che
esportano pepe: Parto, Mangarouth, Salopatana, Nalopatana, e
Poudopatana. Quindi più lontano nell'oceano, alla distanza di circa
cinque giorni e notti dal continente, si trova a Sielediba, che è
Taprobanê. E poi di nuovo sul continente è Marallo, un mercato che
esporta conchiglie, quindi Caber che esporta marmo alabandino;
ancora più lontano, è il paese dei chiodi di garofano, e quindi Tzinista
che produce la seta. Al di là di questo non vi è nessun altro paese per
via dell'oceano lo circonda verso est. Lo stesso Sielediba, come viene
chiamato, è al centro delle Indie che possiedono il Giacinto, e riceve le
importazioni da tutti gli altri luoghi di commercio, e a sua volta esporta
verso di loro, e così è esso stesso una grande sede di commerci
o”.
Cosmas inoltre riferisce che, al suo tempo, i filosofi Brahmini dichiaravano che se si fosse distesa una corda dal Sina, attraverso la Persia, fino all'Impero Romano, si sarebbe tagliato esattamente il mondo a metà.
Inoltre, poiché più in là del Sina, ad Oriente, e ad ovest di Cadice, non vi è alcuna possibilità di navigare, è tra questi due punti che noi possiamo meglio misurare la lunghezza del nostro mondo ... così come dalla terra degli 'Hyperboreani' che vivono oltre il vento del Nord, e dal Mar Caspio, che scorre dalle acque artiche dell'Oceano Antartico alle coste estreme dell'Etiopia, se ne può stimare l'ampiezza”.
“Dapprima arriveremo a misurare circa 400 fasi (giornate); In seguito circa 200. Per quanto riguarda  l'ampiezza, dall'oceano del Nord a Bisanzio, 50 fasi; da Bisanzio a Alessandria altre 50 fasi; da qui per le cataratte, 30 stadi; da qui all'area denominata Axum altri 30 stadi; e da qui alla Costa dell'Incenso di Barberia, un paese chiamato Sasou, circa 50 stadi. Per quanto riguarda la lunghezza  dal Sina alla Persia, avremo 150 fasi; da qui all'Impero Romano, a Nisbis, 80 fasi; da qui a Seleucia, 13 fasi; e fino a Cadice, più di 150 fasi
”.

Cosmas, come tutti i geografi e gli autori cristiani, rifiuta nettamente l'idea di una regione del mondo abitata, posta agli Antipodi e separata dalla cristianità da una cintura di oceano lungo l'equatore. La teoria dell'esistenza di tale regione, che si trovava in alcuni scritti dei geografi greci e successivamente di autori del calibro di Macrobio, Isidoro e altri, era inaccettabile, secondo Cosmas, per due motivi.
In primo luogo, in questa regione, se effettivamente fosse esistita, la terra sarebbe inabitabile a causa del fortissimo calore. In secondo luogo, i suoi abitanti non potrebbero discendere da Adamo, poiché l'Arca di Noè trasportò esclusivamente i sopravvissuti al diluvio universale. Il concetto di Antipodi e la possibilità che vi fossero abitanti in quella regione, divenne quindi un'importante questione teologica, animatamente discussa a partire da Isidoro di Siviglia, nel VI secolo. Duecento anni più tardi Virgilio di Salisburgo (Irlanda ca 700 - Salisburgo 27 novembre 784; astronomo e vescovo della diocesi di Salisburgo), in accordo con Basilio e Ambrogio, concludeva che, anche se si trattava di un argomento delicato, non era necessariamente precluso alla Chiesa.
Cosmas tuttavia fu più radicale sulla questione. “I pagani”, egli afferma, "non arrossiscono nel ritenere che vi siano persone che vivono sotto la superficie della terra... ma chi desidera esaminare in maniera più approfondita la questione degli Antipodes, concluderebbe facilmente che si tratta favole da vecchiette. Infatti se due uomini, su lati opposti, pongono le piante dei loro piedi le une contro le altre, anche se decidono di posare su terra, acqua, aria, fuoco o qualsiasi altro tipo di corpo, come potrebbero, entrambi, dirsi in posizione verticale ? Uno di loro si troverebbe costantemente in posizione verticale naturale mentre l'altro, contrariamente alla natura, con la testa verso il basso. Tali concetti sono contrari alla ragione ed estranei alla nostra natura e condizione”. Ed ancora: "come potrebbe, anche la pioggia essere descritto come 'cadente' o 'discendente' in regioni dove si potrebbe solo considerare il concetto di 'salire' ?".

Nel complesso, l'influenza di Cosmas sul pensiero geografico medievale è rintracciabile solo marginalmente e occasionalmente; l'autore, infatti, ha esposto la sua teoria piuttosto come una personale dichiarazione di fede. Le sottigliezze espositive di Cosmas sarebbero state gradite, forse, ai greci; ma dai geografi occidentali, che generalmente si limitavano a riaffermare i dogmi dei Padri latini, non è mai giunta nessuna grande conferma al modello cosmico del "Tabernacolo" teorizzato dal mercante egiziano.

J.W. McCrindle, The Christian Topography of Cosmas, an Egyptian monk, Hakluyt Society, Series I, vol . 98, 1897.

W. Wolska-Conus, La topographie chrétienne de Cosmas Indicopleustes: théologie et sciences au VIe siècle, Vol. 3, Bibliothèque byzantine. Paris: Presses Universitaires de France 1962

E. O. Winstedt, The Christian Topography of Cosmas Indicopleustes, The University Press Jeffrey Barton Russell 1997

Cosmas Indicopleustes, ed. J.W. McCrindle, The Christian Topography of Cosmas Indicopleustes, Hakluyt Society 1897, Reissued by Cambridge University Press 2010


La mappa di epoca merovingia di Albi è, ad oggi, l'unico documento cartografico noto che potrebbe risentire della concezione del mondo espressa da Cosmas di Alessandria
Una delle tavole facenti parte del codice Vaticano, disegnata forse da Cosmas stesso, avente come scopo quello di dimostrare, ironicamente, l'insostenibilità del concetto di Antipodi
Gli Antipodi e le fasce climatiche della terra  in un planisfero altomedievale ispirato a quello descritto da Macrobio nel V secolo d.C.