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I più antichi documenti cartografici europei; V - X secolo

Non è semplice, al giorno d'oggi, farsi un idea dell'immagine del mondo che ebbero gli uomini dell'alto medioevo; nonostante venga dato per certo il fatto che la conoscenza delle opere dei grandi geografi greci dell'antichità non sia mai venuta meno, le rappresentazioni cartografiche giunte fino ad oggi (in originale o in copia), o in qualche modo ricostruibili, mostrano una visione del mondo in gran parte divergente.
Quello che sembra essersi perduto in quest'epoca sono le basi teoriche della geografia matematica e l'utilizzo delle coordinate (in Tolomeo sono presenti le coordinate di ben 8000 diverse località). 
La prima parte della Geografia Tolemaica comprendeva, infatti, una discussione dei dati e dei metodi metodi cartografici che gli avevano permesso di disegnare sia la mappa dell'intero mondo abitato (oikoumenè), che le carte delle singole province romane.
Una delle innovazioni del grande geografo greco fu proprio l'utilizzo della latitudine e della longitudine per l'identificazione dei luoghi sulla superficie terrestre. Il suo oikoumenè si estendeva per 180 gradi in longitudine, dalle Isole Canarie alla Cina, e per circa 80 gradi in latitudine, dal Mare artico all'India e all'Africa.
Mentre la latitudine era misurata a partire dall'equatore, per il calcolo della longitudine Tolomeo posizionò il “meridiano zero” in corrispondenza della località più ad occidente di cui fosse a conoscenza, le Isole Fortunate, identificabili con le attuali isole Canarie.
I valori riportati da Tolomeo comprendono, tuttavia, molti errori, soprattutto per quanto riguarda le località più lontane dall'impero romano; ma in particolar modo egli sottostimò la circonferenza della Terra. Mentre Eratostene aveva fissato un grado di meridiano pari a 700 stadi, Tolomeo impose un valore di 500 stadi per grado (si ritiene che entrambi utilizzassero uno stadio di circa 157 metri).
Se anche esistettero rappresentazioni cartografiche del mondo conosciuto realizzate grazie alle basi teoriche elaborate nel passato, queste non hanno minimamente influenzato la cartografia altomedievale, nelle forme in cui è oggi ricostruibile.
L'irruzione degli elementi derivanti dalla geografia biblica, se ha rappresentato un elemento di novità, ha tuttavia i suoi precedenti nei numerosi rimandi storici e mitologici presenti nelle descrizioni e rappresentazioni geografiche classiche. Si pensi, ad esempio, alle testimonianze delle conquiste di Alessandro Magno (vere o presunte) regolarmente inserite dai geografi classici e presenti anche nelle rare testimonianze cartografiche oggi note.

L'unico documento cartografico tardo antico giunto per intero fino ad oggi
(anche se in copia) è la c.d.
Tabula Peutingeriana, convenzionalmente
datata al IV secolo; come è noto Tabula (nella sua unica copia databile
al XII secolo) è composta da 11 porzioni in pergamena riunite in una
striscia di 680 x 33 centimetri. Il suo compilatore intendeva mostrare i
tracciati delle principali strade (oltre 200.000 km secondo quanto è stato
calcolato) e la relativa posizione di città, mari, fiumi, foreste e catene
montuose. Non si tratta di una proiezione cartografica e per tanto non
riporta una rappresentazione realistica delle terre allora conosciute né delle
distanze. La carta va piuttosto considerata come una rappresentazione
simbolica che permetteva di muoversi facilmente da un punto ad un altro e
di conoscere le distanze fra le varie tappe di un determinato percorso.
Si ritiene che all'origine del documento vi sia una mappa delle vie militari
dell'impero databile in epoca augustea; è certo tuttavia che la
rappresentazione sia stata via via aggiornata nel corso dei secoli. La
versione oggi nota sembra essere stata realizzata per coloro che
viaggiavano via terra per scopi commerciali; solo così si spiega il suo
prolungamento comprendente gran parte dell'Asia, fino alle foci del
Gange, l'esclusione di terre allora note ma non percorribili, come l'Arabia
e le terre a nord del Mar Nero e la mancata indicazione di molte note città
portuali lungo le rive dell'Oceano Indiano, che pure erano frequentate da
secoli da coloro che viaggiavano per mare.
Nella Tabula Peutingeriana compare, per la prima volta, la proiezione
rettangolare delle terre emerse, anche se fortemente deformata nel senso
della longitudine, allo scopo di far entrare l'intera raffigurazione in una
striscia di pergamena che potesse essere arrotolata.
Il fatto che l'autore non abbia tenuto in conto le acquisizioni teoriche della
cartografia è alla base dei numerosi grossolani errori presenti, come la
deformazione della costa dell'Asia e la rappresentazione del Mar Caspio
come un golfo aperto verso l'oceano del nord.
Nel complesso la Tabula è una rappresentazione di tutte quelle terre che i
mercanti romani potevano percorrere in maniera agevole, con i relativi
itinerari, e che coincidono grosso modo con l'espansione delle conquiste di
Alessandro Magno verso est.
Proprio nella parte orientale dell'India sono delineati due altari (?) con la
legenda "Hic Alexander responsum accepit. Usque quo Alexander ?" a
memoria dell'impresa di Alessandro Magno e dell'avvertimento, allora
ricevuto, di aver ormai toccato il limite ultimo della terra, oltre il quale
si apriva l'Ignoto. Sempre in India, ma nella parte meridionale, nelle
vicinanze del Lacus Muziris, è indicata una località con la scritta "Templum
Augusti", probabile testimonianza della presenza sul luogo di una colonia
romana.
L'indicazione “Sera Maior”, in prossimità dell'oceano orientale e poco al
di sopra della foce del Gange, sta forse a simboleggiare la vaga percezione,
propria anche di altri autori dell'epoca, dell'esistenza di una lontana terra
inaccessibile (la Cina) da cui provenivano le pregiate stoffe in seta.
Infine la rappresentazione vaga e schematica delle terre del settentrione
europeo e asiatico e dell'Africa centrale, dove si riteneva risiedessero i
feroci Sarmati, i misteriosi Etiopi ed popoli leggendari e fantastici,
presuppone la mancanza di vie di comunicazione, e quindi di rapporti con
il mondo “civile”.

Una delle migliori espressioni della cartografia dell'epoca, questa volta al
servizio di quella che doveva essere una rappresentazione al tempo stesso
devozionale e “didattica”, è la c.d. “
Mappa di Madaba”, un enorme tappeto
musivo realizzato intorno alla metà del VI secolo nella chiesa di San Giorgio a
Madaba, in Giordania.
L'intera rappresentazione, che in origine misurava 21 x 7
metri (coprendo una metà circa dell'aula di culto),
comprendeva la mappa della terra santa e dei territori
circostanti: dal Libano, a nord, fino al delta del Nilo, e
dalla costa del Mediterraneo, ad ovest, fino alle propaggini
del deserto arabo. La parte centrale del mosaico, unica
sopravvissuta, misura 12 x 5 metri e comprende la regione
intorno a Gerusalemme, il Mar Morto, il Sinai e parte del
delta del Nilo.
Sul piano strettamente grafico la “Mappa” è una
rielaborazione di modelli cartografici “didascalici”
riconducibili alla Tabula Peutingeriana e ad altri “itineraria”,
sicuramente molto diffusi nell'antichità. Rispetto alla
“Tabula” dalla Mappa di Madaba sono stati eliminati tutti
i tracciati viari ma si sono moltiplicate le indicazioni
geografiche e topografiche, sia in forma di legende
(in greco), sia in forma di rappresentazioni schematiche
ma efficaci, riferite a città e altri luoghi rilevanti.
L'elemento di maggiore interesse dell'intera
rappresentazione è la visione “a volo d'uccello”
della città di Gerusalemme, che costituiva il centro della mappa stessa; vi sono delineati chiaramente molti elementi della città in epoca tardo antica: le Porte di Damasco, dei Leoni, di Zion e la Porta Aurea; le basiliche del Santo Sepolcro e la Chiesa Nuova della  Theotokos, la via principale, colonnata, e altre strade secondarie del centro antico, ed infine la Torre di David.
L'accuratezza e affidabilità della rappresentazione è stata dimostrata in più di un'occasione a seguito di scoperte archeologiche, soprattutto nell'area della città vecchia di Gerusalemme. Sembra, tuttavia, che anche altre importanti città della regione siano state raffigurate in forma di piccole e dettagliate planimetrie, come Ashkelon (Askal[an]) e Gaza.
La frammentarietà dell'area musiva oggi visibile non consente di apprezzare interamente la rappresentazione; è certo, tuttavia, che vi sia una forte distorsione nel tracciamento della linea di costa del tutto analogo a quello presente nella Tabula Peutingeriana, dove fra il delta del Nilo e la città di Antiochia la costa procede ininterrottamente da ovest ad est senza alcuna variazione di orientamento. In rapporto con l'andamento delle legende e delle brevi epigrafi esplicative, l'intera mappa è orientata con il sud verso l'alto, a riprova del fatto che, probabilmente, allora non esisteva in tal senso alcuna convenzione rappresentativa. Se vuole ipotizzare un “modello” rappresentativo, a cui i mosaicisti potrebbero essersi ispirati, questo va probabilmente ricercato in una rappresentazione cartografica relativa alla provincia romana di Siria, o alla più tarda Diocesi di Oriente, sviluppata in senso orizzontale e in forma rettangolare.

Al di la dei due più noti documenti cartografici della tarda
antichità, la concezione (e rappresentazione) del mondo si
è dunque concretizzata, anche sulla base di concezioni
religiose dei singoli autori, in soluzioni grafiche estremamente
diversificate, spesso apparentemente incompatibili tra loro.
Va precisato, tuttavia, che proprio tale difformità presuppone
l'impossibilità di evidenziare una visione comune, da parte
di autori che, per lo più, compilarono descrizioni geografiche
collazionando testi classici o tardo antichi (già di per se a
carattere compilatorio), filtrandoli attraverso le proprie
convinzioni filosofiche e religiose, e riproponendoli in maniera
divulgativa con immagini ricche di soluzioni altamente simboliche.
Due autori, praticamente contemporanei tra loro,
rappresentano al meglio questa contraddizione: Cosmas di
Alessandria (o Indicopleuste - VI secolo), e Isidoro di
Siviglia (Cartagena, 560 circa – Siviglia, 4 aprile 636).
Entrambi rappresentanti di una visione condizionata da rigide
convinzioni religiose, vissuti alle opposte estremità del
Mediterraneo ed autori di opere di carattere geografico, per
le quali esiste la possibilità di apprezzare anche l'apparato
grafico.
Tuttavia mentre le miniature allegate alla copia Vaticana della
Topografia Cristiana di Cosmas  Indicopleuste (di cui si è
ampiamente parlato alla pagina
http://badwila.net/cosma
/index.html
) sono ritenute opera originale dello stesso autore,
è impossibile stabilire con certezza se debba farsi risalire ad Isidoro la prima realizzazione
grafica dei cosiddetti mappamondi del tipo “T - O”, acronimo di “orbis terrarum“, ma
anche riferimento esplicito alla forma imposta alla rappresentazione, ovvero una
T maiuscola iscritta in un perimetro circolare.
La T rappresenta l'unione del Mediterraneo con i fiumi Nilo e Thanais (Don), e divide tra
loro i tre blocchi continentali noti, mentre la O sta a simboleggiare la massa dell'oceano
che circonda le terre abitate. La rappresentazione viene generalmente proposta in maniera
tale da porre Gerusalemme come centro della mappa, posta al vertice superiore della T,
quasi a costituire la terminazione superiore di una croce.
Sebbene Isidoro spieghi chiaramente nel XIV° capitolo delle Etymologiae che la Terra
è "rotonda", questa sua breve esposizione è stata utilizzata per ipotizzare che l'autore
volesse descrivere una Terra in forma di disco piatto. Tuttavia, altri passi dello stesso
capitolo chiariscono in maniera inequivocabile che egli riteneva la Terra una sfera.
Piuttosto Isidoro, in altri brani dello stesso capitolo, sembra seguire la visione di Aristotele,
che aveva diviso sfera terrestre in zone “climatiche”, caratterizzate da clima gelido ai poli,
clima mortalmente torrido presso l'equatore, e una fascia climatica mite e temperata tra
le prime due, che è l'unica zona ritenuta abitabile.

Il vasto successo di questa schematica rappresentazione del mondo conosciuto,
documentato anche da esemplari contenuti in manoscritti di VIII - IX secolo, si spiega
facilmente, da un lato per il forte simbolismo cristiano in essa contenuto, ma anche con
la facilità con cui poteva essere delineata e, d'altro canto, l'impossibilità di verificare o
aggiornare in qualche modo gli scarni dati contenuti.
Negli esemplari tardo medievali, tuttavia, lo schema base è stato variamente rielaborato
e spesso aggiornato sulla base delle nuove scoperte geografiche; in questi esemplari più tardi,
inoltre, viene regolarmente indicato il sito del Giardino dell'Eden al sommo del continente
asiatico, in coincidenza con il punto del sorgere del sole. È il caso del celebre mappamondo
del monastero di Ebstorf, presso Illzen nel Lüneburg Heath, li rinvenuto nel 1830 ed
originariamente dipinto su 30 fogli di pergamena, per una estensione
complessiva di 3.58 x 3.56 m, andato distrutto nel 1943 durante il
bombardamento di Hanover, nel corso della II guerra mondiale.
Attualmente ne rimane una riproduzione fotografica in bianco e nero,
dalla quale sono state tratte varie copie e ricostruzioni policromate. Il suo
autore è stato identificato nella figura di Gervaso di Tilbury, insegnante
inglese di diritto canonico a Bologna, che negli anni 1223-1234 venne
inviato dai Guelfi della città come preposto, proprio ad Ebstorf.

A ben vedere le due rappresentazioni del mondo conosciuto (quella di
Cosmas e quella di Isidoro), così come vengono espresse dagli autori,
sono meno incompatibili tra loro di quanto non si ritenga; al di la della
veste grafica data alla rappresentazione, ricca di elementi simbolici, le
nozioni geografiche espresse da Cosmas e da Isidoro sono le medesime
(anche se Cosmas inserisce in esse particolari derivanti dalla sua
esperienza di mercante e viaggiatore). È possibile che lo stesso Isidoro,
per primo, abbia delineato un'immagine del mondo conosciuto in forma
di “logo  T - O” ma è difficile ritenere che con tale immagine egli volesse
dare una rappresentazione realistica; piuttosto il vero pensiero dell'autore
scaturisce dalla descrizione, anche essa didascalica ed “enciclopedica”,
ma perfettamente in linea con le nozioni geografiche circolanti all'epoca,
limitate a parte delle terre emerse (quelle percorribili) e perfettamente
consapevoli dell'esistenza di una grande estensione di terra “incognita”,
misteriosa, popolata da genti inavvicinabili o addirittura inabitabile, come
le aree gelate, quelle torride e gli antipodi.

Quello che accomuna la visione “teologica” di Cosmas ai documenti
cartografici tardo antichi noti (Tabula Peutingeriana e Mappa di Madaba)
è lo sviluppo orizzontale conferito alla rappresentazione, l'assenza di
qualsiasi tentativo di proiezione che desse l'idea della sfericità della
superficie terrestre (che del resto in Cosmas viene decisamente negata), e la
conseguente rappresentazione del mondo conosciuto in forma più o meno marcatamente
rettangolare; caratteristica imposta, per altro, anche dalla forma dei supporti impiegati
per tracciare le mappe stesse (si tratti di un rotolo di pergamena o la pagina di un codex).
Queste caratteristiche si ritrovano anche in altri due documenti cartografici, molto meno
conosciuti, che vengono fatti risalire all'VIII e X secolo: la
mappa “merovingia” di Albi,
nel sud della Francia datata al 750 c.a., e la c.d.
Cottoniana o mappa “anglosassone”
datata intorno al 995 d.C.
Anche se di piccole dimensioni appaiono entrambe come degli unicum fra tutti i
mappamondi medievali; nella rappresentazione del mondo in forma rettangolare, vi è
forse un compromesso tra la prospettiva limitata e simmetrica presente nella maggior
parte delle mappe del periodo (ad esempio i disegni del tipo “T - O”) ed una certa
conoscenza e comprensione scientifica, derivante da prototipi antichi (?), propria degli
ignoti autori.
Vengono rappresentate, nettamente distinte tra loro e con relativa accuratezza, varie
località, regioni, ed elementi della topografia omessi o fraintesi nella cartografia coeva e
più tarda. Ad esempio non vi è quasi nessuna mappa dal Medioevo, prima della
comparsa dei portolani, che possa essere  confrontata con la Cottoniana nella descrizione
“dettagliata” delle linee di costa.

La c.d. mappa merovingia è conservata nella biblioteca di Albi, in Languedoc, incluso in un manoscritto dell'VIII secolo (Albi, Bibliotheque Municipale: “Miscellanea scilicet Dictionarium Glosae in Evangelia” 29 X 23 cm); viene considerata il più antico “mappamondo” sopravvissuto dall'alto medioevo ed è stata disegnata per illustrare le cosmografie di Julius Honorius ed Orosius; analogamente ai mappamondi “T - O” appare piuttosto come un semplice schizzo del mondo allora conosciuto.
Il mondo abitato vi è delineato come un rettangolo, arrotondato negli angoli e circondato dall'oceano; l'intera mappa è limitata, genericamente, alle terre intorno al Mediterraneo, o area degli "antichi imperi", mentre l'Asia è ridotta ad una frangia di terra nell'estremo oriente. La rappresentazione è ancora, nonostante tutto, strettamente “romana” nell'impostazione, come nei difetti.
L'Italia, anche se in maniera rozza, è la parte maggiormente caratterizzata.
L'India, la Media e Babylonia appaiono unite in un unico blocco lungo il
limite orientale della mappa, dove sono indicati il Tigri e il Phison [Gange]
(ma non vi è alcuna indicazione esplicita del Paradiso terrestre). Il Nilo
collega il Mar Rosso ed il Mediterraneo; il Monte Sinai è delineato come
un enorme triangolo, e tutte le popolazioni dell'Europa del nord sono
indicate con l'unica definizione di Gothia.
Alcuni dei travisamenti più ovvi, nonché diffusi, includono la Judea posta
al sud del Mediterraneo, Antiochia a sud-est di Gerusalemme, Creta a
nord di Cipro, la Sardegna a nord della Corsica ed il Gange nel sud
dell'Africa. Inoltre, lo zefiro [il vento dell'ovest] posto al sud, il Mar Caspio
è delineato come un'insenatura che ha origine dall'Oceano settentrionale,
la Sicilia è di forma nettamente quadrangolare e la Gran Bretagna, ridotta
alla misura della Corsica, viene posizionata presso la costa nord-ovest
della Spagna. La Spagna e la Francia, insieme, formano infine un unico
blocco diterre.
Il Mar Rosso, il Golfo Persico, il Mar Nero e il Mar Caspio sono posti
in parallelo tra loro, con una inclinazione generale dal nord al sud; il Mar
Rosso ed il Golfo Persico sono posti esattamente di fronte all'Euxino [Mar Nero] e al Mar Caspio.
Anche se carente dal punto di vista scientifico, la mappa di Albi, nella sua forma attuale, potrebbe essere opera dell'epoca di Beda e Carlo Martello (ca. 730 d.C.); in quanto unico esemplare conservato è impossibile risalire all'ambito, certamente monastico, in cui venne realizzata. Alcuni dei travisamenti riscontrati (la costa del Mediterraneo, il perimetro del Caspio, l'approssimazione rappresentativa dell'oriente) la accostano in maniera significativa alla cartografia di epoca tardo romana, quale è oggi conosciuta; tuttavia la toponomastica appare in parte “aggiornata”. Tutti i toponimi del Nord Africa, ad esempio - Mauritania, Numidia, Ifrica e Libia - si sono diffusi solo in un periodo successivo all'occupazione araba.

La mappa cosiddetta “Cottoniana” è contenuta in una copia del Periegesis
di Prisciano,  un manuale di geografia del V secolo basato sui grandi
trattati più antichi; il codice che la contiene (British Library, Cotton MS.
Tiberius B.V., fol. 56v.) è composto di vari manoscritti, raccolti da Sir
Robert Cotton nel 1598. La mappa è sul folio 56, ed è immediatamente
seguita dalla copia del “De situ terrae Prisciani Grammatici, quem di
priscorum dictis exerpsit Ormistarum
”, trascritta dalla stessa mano che
ha redatto la mappa.
Questa tuttavia sembra non essere in alcun rapporto con il testo che
dovrebbe illustrare; al contrario delle 146 leggende di cui è composta, ben
75 ricorrono nella Historiarum adversus paganos libri VII di Paolo
Orosio, ed anzi questo autore sembra costituire la base testuale
dell'intera mappa e di tutti toponimi, con poche eccezioni.
Presenta altre assonanze con la Chorographia [la Cosmografia] di
Pomponius Mela, del 40 d.C., con Isidoro di Siviglia e le opere
geografiche di San Girolamo, ma mostra anche indicazioni che possono
risalire solo ad un epoca posteriore, come l'età della migrazione degli
uomini del nord tra i secoli VIII e X.
Altre corrispondenze sono state ravvisate con le descrizioni geografiche
presenti nel Gesta Hammaburgensis Ecclesiae Pontificum di  Adam di
Bremen, e suggeriscono la possibilità che  un  eventuale prototipo sia
stato copiato, almeno in parte, dagli stessi originali utilizzati grande
annalista nordico; infine alcuni dei toponimi, come quelli delle Isole
britanniche, della Gallia, dell'Estremo oriente e del nord est dell'Europa,
suggeriscono una datazione al X secolo; datazione che la maggior parte
degli studiosi sono inclini ad accettare.
Nella presentazione complessiva del mondo conosciuto, anche questa
mappa adotta una forma approssimativamente rettangolare, delle
dimensioni di 21 x 17 cm. Per quanto riguarda l'impostazione generale,
è una delle poche mappe medievali non incentrata su Gerusalemme, come la
maggior parte di quelle dell'epoca, tutte di carattere spiccatamente teocratico. Il limite orientale è rappresentato dal Golfo Persico e dal Mar Rosso. L'Asia è raffigurata come un'area ad angolo retto legata alla costa dell'Africa, una rappresentazione molto scadente se posta al confronto con le conoscenze geografiche di altri autori più antichi.
Nell'ambito dell'Africa sono riportati i “laghi dell'est”, il Lacus Salinarum ad ovest vicino alla costa nord e la Brigantia (dove sorgeva il famoso Faro, oggi La Coruña) nel nord-ovest della penisola Iberica. Il Mons Clinax [Climax] nel mezzo della costa Sudafricana, è forse un vago riferimento al "Carro degli Dei", descritto da Hannone e dai geografi greci e latini che si ispirarono a lui; mentre le due piccole isole senza nome, ad ovest del Monte Atlante, sono da intendersi probabilmente perle  Insulae Fortunatae.
Per quanto riguarda la geografia interna non vi è molto
nella regione europea: le regioni degli Unni, la Dalmazia,
la Dardania, l'istria e la Tracia, ruotano tutte intorno
alla Pannonia. Ciò che dovrebbe essere la Russia
Europea appare ridotto ad una semplice striscia di terra.
Il Mar Caspio è aperto verso l'Oceano del nord
secondo una consuetudine esistente nella cartografia
antica fin dal IV secolo almeno, ma è delineato con
una forma insolita.
Comunque questa è, apparentemente, la più antica
mappa che sembra attingere alle conoscenze tramandate
dagli autori classici, come Tolomeo, per ciò che
riguarda il nord ovest dell'Europa. L'Inghilterra, la
Scozia, l'Irlanda, la Danimarca (Neronorweci o
Neronorroen), e la Francia sono delineate molto meglio
sulla Cottoniana rispetto a qualunque altra mappa
medievale. La Britannia è invece sproporzionata rispetto
all'Irlanda, ed orientata da est ad ovest, anziché
nord-sud. La Scozia, infine, è ripiegata stranamente verso
ovest invece che ad est, come in Tolomeo.
Vi è un tentativo di rendere in maniera realistica le terre
degli “Scrito-Finns” e la “Insula”, identificabili con l'unica
parte allora nota della Scandinavia. La Sicilia è delineata
in forma triangolare e la costa del nord dell'Asia minore,
ugualmente, appare ben caratterizzata.
D'altra parte, il Mediterraneo occidentale risulta piuttosto
grezzo e molto approssimato; la Francia è schiacciata
tra la Spagna e l'Italia, al punto che la sua costa sud quasi
scompare, eccetto per il golfo di Lione, appena delineato.
Nella regione greca il nome della Macedonia sembra
essere stato scritto sopra alla Morea, mentre Atene e
l'Attica sono troppo separate tra loro.
In Asia, al contrario, vi sono molte più indicazioni
geografiche, principalmente connesse con la storia delle
Dodici Tribù e la storia Biblica in generale. All'ovest del
Mar Caspio sono  indicate Gog e Magog, confinanti
con i Turchi, i  Bulgari sono situati tra il Danubio e
l'Oceano artico ed infine Taprobane occupa il luogo
solitamente riservato al Paradiso Terrestre.
Per delineare le suddivisioni geopolitiche, chiaramente
marcate in Asia Minore, Europa Centrale e
orientale, e nell'Africa del Nord, potrebbe essere
stata utilizzata una antica mappa delle provincie
romane questa volta senza introdurre alcun
“aggiornamento” alla situazione geopolitica dell'epoca. Riferimenti Biblici,
infine, sono  rintracciabili in molti toponimi ed anche in alcuni aspetti del
progetto generale.
Appare ovvio che la redazione della pianta non fu semplicemente
influenzata dalle scritture, come appare chiaro quasi tutte le mappe
medievali, ma forse fu anche pensata per dar corpo ad una sorta di
“lezione biblica”, come risulta dall'indicazione delle località relative
alle Dodici Tribù di Israele. Gli altri collegamenti con la Bibbia,
rintracciabili soprattutto nella parte centrale della mappa, includono
(direttamente o indirettamente) non solo le Dodici Tribù e Gerusalemme,
ma anche Betlemme, Babilonia, Tarsus, Caesarea Philippi, e l'Arca di
Noè (fra le vignette).
Gran parte degli stessi toponimi Biblici si trovano anche nelle più tarde
mappe di  Hereford, Lambert, Henry di Mainz, nel Salterio e nella
mappa di Ebstorf; e in molti casi sembrano presi a prestito direttamente
da questo antico planisfero anglosassone.
Vi sono, infine, toponimi e caratteristiche che mostrano l'indipendenza
da qualunque altra mappa conosciuta dell'alto medioevo. Fra questi vi
sono i cinque toponimi della Gran Bretagna: i Camri o Cambria, ed il
Marinus-portus
nel nord-ovest; Kent, Londra, e Winchester sulla riva
meridionale; Arma o Armagh in Irlanda; i South Bretons [bretoni
del sud] nella Gallia del nord; la Montagna Dorata dell'Estremo oriente,
i Boreani e gli “abbondanti leoni” (“Hic abundant leones”) del
nord-est dell'Asia.
L'elevata qualità della Cottoniana è forse dovuta al fatto di essere stata
redatta da un monaco studioso irlandese vissuto nella cerchia dei dotti
che viaggiarono con Sigerico Arcivescovo di Canterbury (950 - 994), il
cui itinerario, da Roma fino al canale della Manica, mostra diversi
toponimi in comune con la mappa in esame.
Nell'isola britannica, nel periodo pre-normanno, non esisteva nessuna
scuola d'arte o scienza paragonabile a quella che era sorta in seno
alla chiesa irlandese all'epoca di Patrizio, Colomba e Ardan; l'inserimento del nome di Armagh (Árd Macha, nell'Irlanda del Nord), estremamente raro nelle mappe medievali, rafforza la possibilità che possa trattarsi dell'opera di uno studente che istruito nelle scuole irlandesi, o derivante dalle conoscenze di uomini che furono li istruiti.

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Etymologiae, XIV. II:  DE ORBE. Orbis a rotunditate circuli dictus, quia sicut rota est; unde brevis etiam rotella orbiculus appellatur. Vndique enim Oceanus circumfluens eius in circulo ambit fines. Divisus est autem trifarie: e quibus una pars Asia, altera Europa, tertia Africa nuncupatur. Quas tres partes orbis veteres non aequaliter diviserunt. Nam Asia a meridie per orientem usque ad septentrionem pervenit; Europa vero a septentrione usque ad occidentem; atque inde Africa ab occidente usque ad meridiem. Vnde evidenter orbem dimidium duae tenent, Europa et Africa, alium vero dimidium sola Asia ...

“La massa [abitata] delle terre solide la chiameremo “ruota” ad immagine della rotondità di un cerchio, perché è effettivamente come una ruota [...] Per questo motivo, l'Oceano che scorre attorno ad essa la contiene come un limite circolare, ed essa è suddivisa in tre parti, una parte chiamata Asia, la seconda Europa, e la terza Africa. Tuttavia queste tre parti del mondo non sono divise in maniera eguale tra loro. Infatti l'Asia si estende dal meridione, passando per l'oriente, e giunge fino al settentrione; l'Europa, invece, va dal settentrione fino all'occidente; ed infine l'Africa dall'occidente fino al meridione. Da questo risulta chiaro come il mondo in realtà sia diviso in sole due parti, una delle quali è occupata dall'Europa e dall'Africa insieme, mentre l'altra metà, per intero, è occupata dall'Asia ... ”.
La classica rappresentazione di un mappamondo “T - O” nella più antica versione realizzata a stampa (Günther Zainer, Augsburg, 1472), per illustrare la prima pagine del capitolo XIV delle  Etymologiae di Isidoro; vi vengono mostrati i tre continenti secondo la denominazione biblica data dai figli di Noe: Sem (Shem), Iafeth (Japheth) e Cham (Ham).
Mappamondo “T - O” contenuto in una edizione delle Etymologies di Isidoro risalente al XII secolo; The British Library; Record Number - c5933-06; Shelfmark - Royal 12 F. IV; Page Folio Number - f.135v.
Rappresentazione della penisola araba secondo il mappamondo di Ebstorf.
Particolare della mappa merovingia di Albi con la rappresentazione dell'Italia e delle isole di Sicilia, Sardegna e Corsica.
Il bacino del Mediterraneo come è raffigurato nella mappa Cottoniana o Anglosassone
L'opera più nota di Adam di Bremen è il Gesta Hammaburgensis Ecclesiae Pontificum (Le gesta dei Vescovi della Chiesa di Amburgo), che inizia dopo la morte dell'Arcivescovo Adalbert. L'opera è composta di quattro volumi comprendenti la storia dell'arcivescovado di Amburgo-Brema e delle isole del nord. I primi tre volumi contengono principalmente la parte storica, mentre l'ultimo è un trattato geografico. Adam basa il suo lavoro principalmente sulle indicazioni di Einhard, Cassiodorus e altri storici antichi, dal momento che ebbe a sua disposizione l'intera biblioteca della chiesa di Brema.
La prima edizione venne completata nel 1075/1076, ma venne riveduta ed aggiornata fino alla morte dell'autore intorno al 1080.
Il primo libro narra la storia della Chiesa di Amburgo-Brema, a partire dal 788, e le missioni cristiane nelle terre del Nord. Questa capitolo rappresenta la fonte principale per la conoscenza dell'Europa del nord, fino al tredicesimo secolo. Il secondo libro continua la storia e riporta anche collegamenti con la storia tedesca tra il 940 e il 1045. Il terzo libro riguarda le gesta dell'Arcivescovo Adalbert ed è considerato una pietra miliare nella letteratura biografica medievale.
Il quarto libro, Descriptio insularum Aquilonis, completato approssimativamente nel 1075, riguarda la geografia, le popolazioni e i confini della Scandinavia, come pure l'aggiornamento sui progressi dei missionari cristiani in quella terra.
Adam sosteneva infatti la necessità di convertire le persone del nord; poiché la Scandinavia solo recentemente era stata parzialmente esplorata dai missionari, il quarto libro è stato forse redatto per ispirare e guidare i missionari nel futuro. Le sue descrizioni dettagliate ne fanno una delle fonti principali per la conoscenza della regione in epoca precristiana. È anche la prima fonte europea (nel capitolo 38) che menziona la terra di Vinland Island (Winland insula), che secoli dopo verranno identificate come Terranova, Canada e America del Nord.
Con i toponimi Gog e Magog si indicavano delle popolazioni leggendarie dell'Asia centrale, presenti anche nelle tradizioni biblica e coranica, quali genti selvagge e sanguinarie, fonte di incombente minaccia per i popoli civilizzati.
Nel corso del tempo sono stati identificati con gli sciti, i goti, i mongoli, i tartari, gli ungari e i khazari. Anche la loro collocazione territoriale è stata variamente definita nelle molte opere cartografiche dell'antichità, come le mappe di Ebstorf e di Hereford. Essi vengono presentati come uomini, esseri soprannaturali, giganti o demoni, gruppi etnici ma anche entità territoriali.
La prima citazione di "Magog", figlio di Jafet, nella Bibbia ebraica, è nella tavola delle Nazioni in Genesi 10, dove Magog è il capostipite di un popolo o di una nazione, ma può anche essere il nome della nazione stessa.
L'Europa del nord e le isole britanniche secondo la mappa Anglosassone o Cottoniana