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"Tenements for bondmen", contadini e servi della gleba nel diritto feudale inglese alla fine del XIV secolo

All'inizio del periodo medioevale, la maggior parte della popolazione rurale dell'Inghilterra era legata alla terra e ai feudatari, attraverso "contratti" detenuti dal re e dai nobili. Gli "inquilini" (Tenants) hanno condotto e lavorato le terre dei nobili ottenendo in cambio del loro lavoro parte dei prodotti, e la protezione del signore.
Essi godevano di pochissimi diritti oltre quelli, imposti, del loro signore e delle elite regnanti (aristocrazia e clero), le quali erano, ovviamente, determinati a mantenere intatti i propri privilegi.
Questa parte della popolazione, o 'bondmen (che si può tradurre come servi o villani) è stata sovente considerata alla stregua di una merce e, poiché in quanto tale gli era conferito un valore, faceva in tutto parte della proprietà "materiale" del signore.

Questa struttura sociale ha fornito per secoli funzionari e servi alle famiglie nobili e feudali, alle corti e ai loro latifondi. Gli inquilini e i servi del signore erano inoltre il suo esercito privato in tempo di guerra. Molti degli arcieri  inglesi che si guadagnarono una terribile reputazione durante la guerra dei cento anni - nelle battaglie di Crécy (1346), Poitiers (1356) ed Agincourt (1415) - erano stati reclutati nelle proprietà dei cavalieri, che erano i capitani dell'esercito inglese.
La guerra con la Francia ha contribuito a diffondere un maggiore senso di unità nazionale fra la popolazione rurale (particolarmente durante momenti di successo militare quale il regno di Enrico V), ma le difficoltà, le malattie ed il continuo pericolo della morte sopportati durante le guerre hanno contribuito poco a migliorare la condizione sociale degli uomini che costituivano la parte maggiore dell'esercito.

La peste nera, infine, ha distrutta forse un terzo della popolazione inglese fra il 1348 e il 1350, e le epidemie successive alla peste (come quella del 1361), hanno comportato un ulteriore un tributo dal punto di vista demografico.
Tuttavia, il sistema del lavoro legato alla terra è stato mantenuto anche nel XV secolo - e perfino all'inizio del XVI secolo. L'aristocrazia, il clero, ed alcuni membri principali del ceto latifondista, hanno imposto leggi destinate per calmierare i prezzi del lavoro ai livelli di prima della peste, e a limitare il movimento della manodopera. Ma il calo drastico e veloce della popolazione in Inghilterra ha dato per la prima volta ai contadini sopravviventi un reale potere economico. La possibilità di disporre di un embrionale potere di contrattazione, nei confronti dell'aristocrazia e del latifondo, è diventato così un passo importante verso la conquista di diritti personali.

Le grandi rivolte popolari del XIV secolo, in Francia e in Inghilterra, a volte spontanee, a volte ispirate da abili "predicatori" trovarono il loro humus nelle condizioni sociali descritte.
Il documento che segue si data al 1391, diversi anni dopo lo scoppio e la repressione delle rivolte contadine, e testimonia di come lo stato delle cose non fosse stato minimamente intaccato da quei sanguinosi avvenimenti: i lavoratori della terra sono ancora considerati merce, o strumenti di cui il latifondo non può in alcun modo privarsi, al punto di impedire loro, non tanto una qualsiasi mobilità "sociale", ma anche la semplice possibilità di movimento, di cambiare residenza o luogo di lavoro.
Il documento che segue, Conservato nell'archivio di stato di Londra (Rif: SC 6/973/12 6 giugno 1391), è allegato ad un contratto di assunzione di manodopera per il maniero di Odecombe, in Somerset, e riporta come il 6 giugno 1391 il consiglio di Roger Mortimer, quarto Conte della Marca, decise che le terre condotte da servi dovessero essere trasmesse soltanto ad altri servi, per garantire il cd "pool of labour" (disponibilità di manodopera) nel latifondo. L'amministratore inoltre afferma che ai servi non dovrebbe essere permesso lasciare il maniero a meno che altri inquilini, dello stesso stato servile, li sostituiscano. Ciò avrebbe dovuto garantire che il Conte non sarebbe mai stato privato della propria manodopera, permettendo ai servi di lasciare la proprietà.

La famiglia Mortimer fu nel Medio Evo una potente casata delle Marche Gallesi, che aveva il proprio centro nel castello e nella tenuta di Wingmore, nell'Herefordshire, e i cui membri ebbero il titolo di Earl (Capitani o Conti) a partire dal XIV secolo.
Grazie ad una accorta politica matrimoniale, la famiglia si trovò ad essere molto vicina al trono inglese al tempo di Riccardo II d'Inghilterra. Ma quando quest'ultimo fu deposto nel 1399, le rivendicazioni dei Mortimer furono ignorate e il potere andò a Enrico di Lancaster. Queste pretese furono poi trasmesse (1425) alla casata di York e da tutto ciò, alla fine, sarebbe scaturita la Guerra delle Due Rose.

(Traduzione di Badwila)

"Caro e diletto, dal momento che il consiglio del mio Signore della Marca, che mi onoro di servire, ha saputo che Eenry Estbroke, un uomo libero, che ha avuto in uso due abitazioni per i servi del mio Signore in Odecombe, una dei quali è stata costruita (nell'occasione) mentre l'altra non è stata costruita (già esisteva), è diventato così debole a causa della vecchiaia che non può mantenere le abitazioni stesse, e così le ha cedute nelle mani del mio Signore, e che quindi le avete assegnate in seguito a John Conde, anche egli un uomo libero, per un'indennità di undici marks e con l'obbligo, per Henry, di trovare alla fine della sua vita un sostituto, secondo l'abitudine del maniero.
E che c'è un certo William Forlove, un servo di nascita, che appartiene al mio Signore, che non ha casa nella detta città, che desidera dare al mio signore tredici marks per avere quelle abitazioni, facendo qualunque servizio che John Conde debba fare, il consiglio del mio Signore si è raccomandato che i beni affidati ai servi non debbano essere lasciati agli uomini liberi, finchè non si trovi un altro servo di nascita che desideri prenderli.
Come da avviso e ordinanza del consiglio stesso ti prego di informarti e incaricarti fermamente a nome del consiglio e del mio Signore, che è venuto a conoscere la garanzia di William Forlove di pagare i tredici marks suddetti, come è stato acconsentito, e che John Conde debba pagare undici marks, e onorare inoltre ogni servizio a cui anche il detto John è tenuto per le suddette abitazioni, di adoperarvi (dicevo) perché le abitazioni passino al detto William Forlove.

E per quanto riguarda i quaranta scellini dei quali è stato multato William Bronde, servo del mio Signore per una colpa di cui è stato caricato, l'ultima volta che il mio Signore Thomas Mortimer ha risieduto a Odecombe, e per i venti scellini che ora sono imposti su lui, dall'ultimo tribunale che si è tenuto a Odecombe, ti incarico a nome del mio Signore e del suo consiglio, affinché li induca a porli in dilazione senza richiedere alcunché da William Bronde o dai suoi beni, fino alla successiva chiamata del mio Signore Thomas Mortimer o di altri del suo consiglio.

Inoltre ti prego di informarti e incaricarti a nome del mio Signore e del suo consiglio, affinché non sia consentito ad alcun figlio, maschio o femmina, o a qualsiasi altro che sia un servo di nascita, di proprietà del mio Signore e del suo feudo di abbandonare il maniero, fino a che gli altri abitanti nel feudo non siano disposti a sostituirlo nel suo servizio, o in qualsiasi altra forma, in modo che il mio Signore non sia privato della sua manodopera, permettendoli di abbandonare il suo maniero, così come era sul punto di abbandonarlo un certo John Wodehous.

E su tutti questi punti mi faccio garante per te verso il mio Signore ed il suo consiglio con queste mie lettere.

Scritto a Londra il sesto giorno di giugno il quattordicesimo anno del regno del nostro signore re Riccardo II.

William de Forde
"



Copia della lettera di William de Ford al consiglio di Eenry Estbroke, del 6 giugno 1391