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John Ball  e la rivolta dei contadini in Inghilterra nel giugno 1381

Al di la della grande Jacquerie francese del 1358, la Cronaca di Jean Froissart narra con dovizia di particolari ed attenta analisi delle cause
l'altra grande sommossa che solo 20 anni dopo insanguinò le contrade e i
borghi intorno a Londra e la stessa capitale inglese, divampando e spegnendosi nel giro di pochi giorni, anche grazie all'astuzia di Riccardo
II (1377 - 1399), che fece credere alla massa ddi rivoltosi di accettare le richieste che gli erano state fatte, per poi, una volta ripresa in mano la situazione, scatenare una sanguinosa repressione in tutto il regno.
Ancor più della Jacquerie, la rivolta inglese del 1381 nasce nella
situazione di crisi seguita alla prima parte della guerra dei cent'anni,
allorché fu inasprita ulteriormente la condizione sociale delle classi
contadine, legate alla terra e ai nobili latifondisti da veri e propri rapporti di schiavitù, come si evince, ad esempio, dall'obbligo di fornire servizi non retribuiti.








Se l'analisi del cronista era rimasta su dei dati storici generici nel caso della rivolta francese, qui si è fatta puntuale e approfondita, fino quasi a sfiorare
la denuncia sociale, anche nella sua sostanziale brevità: " È abitudine in Inghilterra, come in parecchie altre nazioni, che i nobili abbiano il loro sostentamento a spese del lavoro di altri uomini tenuti in servitù; ciò è considerato giusto, e in base a questa consuetudine, essi devono lavorare
le terre dei nobili, raccogliere i cereali e portarli ai castelli, e porli nei
granai, trebbiare e spulare; falciare il fieno e trasportalo ai castelli, e tutte
tali mansioni sono forzate; tutto questo essi devono, in base al rapporto di
servitù nei confronti dei loro padroni. In Inghilterra vi è un numero molto
più grande, che altrove, di tali uomini che sono obbligati a servire i prelati
ed i nobili. E nelle contee di Kent, di Essex, di Sussex e di Bedford in particolare, ve ne sono più che in tutto del resto dell'Inghilterra".
In realtà ancora una volta Froissart si dimostra un convinto assertore dell'ordine precostituito, e tutto il racconto, è ancora una volta costellato
di riferimenti agli atti efferati compiuti dai rivoltosi, pone l'accento sull'inconsistenza delle richieste di costoro, sul pericolo corso dalla
monarchia e dalla nobiltà inglese e sulla crudeltà dei capi della rivolta,
questa volta bene individuati.
Contrariamente a quanto era successo in Francia venti anni prima, questa volta al centro dell'intera vicenda spicca la figura del re Riccardo II, allora solo quattordicenne, e la fermezza con cui seppe gestire la situazione, in parte consigliato dalla corte e dai familiari. Quello che il cronista rileva, ma non approfondisce, è il fatto che la rivolta si fosse accanita contro la nobiltà (in tutte le sue forme, laica ed ecclesiastica), ma mai contro il re e i suoi simboli; proprio a lui si rivolgono i contadini e i villani ribelli, cercando un alleato contro i nobili e i latifondisti. Se, come riporta Froissart, i ribelli auspicavano la distruzione della nobiltà, in nessun momento hanno desiderato la stessa fine per la monarchia.
Solo la storiografia moderna ha visto, in questa singolare situazione, un momento del conflitto fra la famiglia regnante e le altre famiglie nobili, per il controllo della politica e dell'economia dell'Inghilterra, ed hanno ipotizzato che i capi della ribellione intendessero proprio dividere il re dai nobili e, in qualche modo, portarlo dalla loro parte.
Evidentemente posto di fronte ad una tale alternativa, e vedendo di quali efferatezze si fossero macchiati i rivoltosi (tra le quali l'omicidio dell'Arcivescovo di Canterbury) Riccardo ritenne che solo un'alleanza stretta con la nobiltà e il clero avrebbe salvato il regno dall'anarchia, per non parlare di quanto tale alleanza fosse ritenuta necessaria per ottenere le risorse utili al proseguimento della guerra contro la Francia.
Sempre la storiografia moderna ha cercato le cause della rivolta anche nelle convinzioni maturate a seguito dell'imperversare della Peste Nera, tra il 1348 e il 1349, secondo le quali si attendeva la venuta di un "secondo Cristo", il quale avrebbe eliminato tutte le distinzioni sociali e portato maggiore equità dopo le sofferenze patite per l'epidemia.
Un passo importante in questo senso lo si era fatto con il primo "Statuto dei Lavoratori" promulgato in Francia nel 1351 a seguito del quale i contadini e gli abitanti dei borghi, avevano iniziato a chiedere un aumento dei salari e maggiori garanzie nei loro confronti.
Lo Statuto del 1351, legge confermata dal re su proposta del parlamento, in realtà obbligava le persone a rimanere nei loro villaggi e a lavorare per il salario che deciso dal datore di lavoro. Venne proibito l'accattonaggio e il vagabondaggio fuorché per i vecchi e gli inabili al lavoro. Venne operata, insomma, una distinzione tra il "povero meritevole" (vecchio, disabile, vedova e bambini) e "non meritevole" (adulti abili ma disoccupati). La legge è alla base della nascita delle prime associazioni di braccianti.
Ancora una volta va lodato lo sforzo di Froissart nella descrizione e nell'analisi degli avvenimenti, quando riporta in maniera precisa e quasi testuale le richieste dei contadini in rivolta, abolizione della servitù, diritto ad un salario adeguato alle prestazioni eseguite, diritto al possesso e alla trasmissione in eredità dei beni. Tuttavia in questo caso, come in altri, non si sbilancia in un giudizio "di merito", neanche quando riporta, testualmente, le parole con cui venivano incitate le masse alla rivolta, paventando l'uguaglianza di ogni uomo di fronte a Dio e il fatto che al momento della creazione non vi fossero ne servi, ne padroni.
Ancor più che nel racconto della Jacquerie francese, qui Froissart appare come uno storico di grande obiettività e affidabilità, che si mantiene
distaccato dai fatti che racconta, ne comprende le motivazioni e si astiene
dai giudizi di merito, anche quando traspare, come accennato, la sua
natura di paladino della "legalità" e dell' "ordine" precostituito.
A differenza del racconto della Jacquerie francese, per quanto riguarda la
rivolta inglese del 1381 nella cronaca di Froissart sono bene delineate le figure dei capi e ispiratori del movimento. Quelli individuati sono sostanzialmente tre: Wat Tyler, un lavoratore che Froissart descrive come
"piastrellista di tetti e personaggio malvagio e disgustoso"; Jack Straw,
del quale non si hanno elementi biografici, forse un semplice contadino;
ed infine John Ball, prete scomunicato e predicatore errante sul quale il cronista si dilunga maggiormente.
Tutto quello che si sa della sua vita deriva, ovviamente, da fonti ostili, tra cui lo stesso Jean Froissart, che esasperano il suo radicalismo politico e religioso; probabilmente ha vissuto tra York e Colchester acquisendo fama come predicatore nomade. Altre fonti lo descrivono come: "un prete di barriera" (a "hedge priest") senza una sede e incurante di sottostare ad un ordine religioso; si ritiene che si sia ispirato alle dottrine di John Wycliffe, particolarmente riguardo alla sua insistenza su l'uguaglianza sociale, ma in realtà i due personaggi si trovano su livelli nettamente distinti.
Le sue posizioni lo portarono inevitabilmente al conflitto aperto con l'arcivescovo di Canterbury, in conseguenza del quale in tre occasioni venne incarcerato; inoltre sembra essere stato scomunicato, e nel 1366 si proibì a chiunque di assistere alle sue prediche. Queste misure, tuttavia, non moderarono le sue posizioni, né sminuirono la sua popolarità.
Alcuni cronisti contemporanei sono convinti dell'esistenza di una cospirazione diffusa e radicata alla base della rivolta del 1381 e citano un detto popolare allora in voga: "John il Mugnaio macina a poco, a poco, a poco" e la risposta "il figlio del re dei cieli pagherà per tutti" ("John the Miller grinds small, small, small" "The King's son of heaven shall pay for all"). Ball, tuttavia, si trovava nella prigione dell'Arcivescovo a Maidstone, nel Kent, quando la rivolta esplose e solo allora venne liberato dai ribelli.
In quell'occasione a Blackheath, il luogo di riunione dei rivoltosi presso Greenwich, recitò loro il celebre sermone che includeva le seguenti parole: "Quando Adamo lavorava la terra e Eva impastava il pane, chi erano allora i "gentleman" ? All'inizio tutti gli uomini sono stati creati uguali; la nostra schiavitù e il nostro asservimento sono iniziati per l'ingiusta oppressione da parte di uomini malvagi. Poiché se Dio avesse voluto che esistessero servi e schiavi dall'inizio, avrebbe nominato chi dovesse essere schiavo e chi libero. E quindi vi esorto a considerare che il tempo è venuto, e indicato a noi da Dio, in cui il egli può (se egli lo desidera) liberarsi del giogo della schiavitù e recuperare la Libertà".
La stesso discorso è riportato da Froissart con parole leggermente diverse ed una maggiore articolazione retorica, a testimonianza del fatto che, forse, tali frasi erano state ripetute da Ball, variandole, in più occasioni per far presa sulle folle, e del fatto che
"il prete pazzo del Kent", possedesse il dono
dell'eloquenza ed una dozzinale cultura biblica.
Nella sostanza esprime le istanze di una larga parte
delle classi più basse e scontente della società di
quel tempo, logorate per la pretesa, da parte
dell'aristocrazia, di prestazioni di lavoro non pagate,
e corvée.
Alcune fonti ostili, ad eccezione di Froissart, asseriscono
che egli in prima persona avrebbe esortato i suoi seguaci a
massacrare i nobili, e che fu fra coloro che assaltarono la
Torre di Londra per Rapire l'Arcivescovo di Canterbury Simon di Sudbury. Tuttavia Ball viene citato solo marginalmente nella cronaca di Froissart dopo il discorso di Blackheath e prima della sua cattura a Coventry a rivolta ormai sedata. Alla fine anch'egli fu impiccato e squartato alla presenza di Riccardo II il 15 luglio 1381.

Bibliografia

Jean Froissart, Chroniques, edited by S. Luce and G. Raynaud, Paris, 1869-1897

Ch. Oman, The Great Revolt of 1381, Oxford, 1906

R B Dobson 'The Peasants revolt of 1381' Pitman, Bath, 1970

John Ball's Sermon Theme, Edited by J. M. Dean, Originally Published in: Medieval English Political Writings, Kalamazoo, Michigan: Medieval Institute Publications, 1996


Froissart, dal canto suo, inizia il racconto proprio con la seguente constatazione: "Tutto ciò avvenne a causa dell'abbondanza e della prosperità in cui la gente viveva quando questa ribellione esplose, come nei giorni da poco trascorsi, in cui Jack Goodmans ha imperversato in Francia ed ha commesso molti delitti, e da cui la terra nobile di Francia ha ricevuto la ferita più grande". Perché qualcuno potesse godere di un tale tenore di vita, sembra intendersi, era necessario che la massa dei lavoratori e dei contadini languisse in condizioni di servitù e sfruttamento
Riccardo II; ritratto conservato all'Abbazia di Westminster 1390
Statua di Jean Froissart, Parigi, Museo del Louvre
Stampa popolare raffigurante John Ball
Moneta coniata da Simon di Sudbury, Arcivescovo di Canterbury