This page created with Cool Page.  Click to get your own FREE copy of Cool Page!
Anfore troncoconiche da olive o “Schörgendorfer 558”

A proposito di questi contenitori, la cui esatta provenienza è ancora
oggetto di discussione, esistono oggi una serie di nuovi dati, soprattutto
alla luce di ritrovamenti effettuati negli ultimi venti anni in Cisalpina e nelle
province nord-orientali dell'Italia.
Dal punto di vista tipologico sono state distinte due varianti, caratterizzate
dalla forma a tronco di cono con fondo “a bicchierino” (tipo A), oppure
un corpo più allungato con il profilo dall'andamento concavo (tipo B);
entrambe le varianti sono caratterizzate dall'ampio collo cilindrico con
labbro leggermente estroflesso e le lunghe anse a bastone cilindrico
impostate sulla spalla e sotto l'orlo.
E' stata notevolmente rivista la cronologia accertata negli anni '80, che
ipotizzava una diffusione limitata al I secolo d.C.; si ritiene oggi che,
mentre il tipo A sia limitato all'epoca flavia, il tipo B abbia continuato
ad essere prodotto e commercializzato per buona parte del II secolo;
sono documentati anche casi di circolazione contemporanea dei due tipi,
negli anni 70 – 80 del I secolo. Per entrambe le varianti l'area di diffusione
comprende l'Italia settentrionale, ma sono attestati anche in Norico,
Pannonia, Mesia e Dacia.
Risulta evidente, sulla base delle recenti ricerche, l'esistenza di due rotte
lungo le quali si svolgeva il commercio delle olive nel I secolo d. C., una
“occidentale”con provenienza dalla Betica, caratterizzata dalla prevalente
presenza dei contenitori tipo Haltern 70, e una che coinvolgeva la Gallia
Cisalpina e le province italiche nord-orientali, caratterizzata dalla diffusione delle anfore troncoconiche Schörgendorfer 558 (sulla cui precisa origine non si hanno, tuttavia, ancora certezze).
A seguito dall'abbandono di diverse ipotesi, formulate in passato, circa l'area di produzione
di questi contenitori (tra le quali quella maggiormente accreditata vedeva l'Istria come area di provenienza), ci si concentra oggi sulla regione Picena, celebrata fin dall'antichità per la sua apprezzatissima produzione di olive. In questo caso le vie di diffusione delle anfore troncoconiche avrebbero ricalcato quelle delle Dressel 6B medio-adriatiche (caratterizzate tuttavia da una ben più ampia diffusione, verso il nord Africa e il Mediterraneo orientale).
Recentemente, infatti, sono stati riconosciuti frammenti di Schörgendorfer 558 ad Efeso in livelli del tardo I secolo d.C., come anche in Egitto e a Pergamo (Ad Efeso tra i molti frammenti di Dressel 6A, uno è bollato M. Herennius Picens, ad indicare l'esistenza di una rotta commerciale proveniente dal litorale medio-adriatico).
Nel caso di questa produzione anforica un ruolo rilevante è stato svolto dalla lettura dei Tituli Picti, presenti in una quarantina di esemplari su circa centoventi contenitori noti; questi, tracciati in colore rosso e in lettere capitali corsive, riportano nella prima linea l’indicazione del prodotto trasportato, nella forma abbreviata OL; nelle linee sottostanti compaiono una serie di indicazioni riguardanti la varietà delle stesse, alba o nigra, abbreviate in ALB con nessi diversi o NIG; il tipo di conservazione, ex dulci, abbreviato EXDVL, e la qualità (excellens, abbreviato EXC o EXCEL).
Le olive sono distinte in albae e nigrae, termini che compaiono anche in Columella (12,49-50) per indicare rispettivamente le olive acerbe e quelle giunte a piena maturazione (senza alcuna relazione con le due varianti formali dei contenitori). “Nella parte del trattato di Columella (12,49-50) dedicata alla olivarum conditura compaiono ricette diverse, sia ex muria, cioè in salamoia, sia ex dulci, sia sine dulci. Queste due ultime preparazioni sembrano differenziarsi per l’utilizzo finale nella prima, dopo un trattamento con aromi, sale o aceto e l’eliminazione del liquido formatosi, di una miscela composta, assieme ad aceto, prevalentemente da defrutum o sapa, cui poteva essere aggiunto del miele, nella seconda solo di muria o sale” (Pesavento Mattioli, Buonopane 2001).

B. Bruno, S. Bocchio, Anfore, in Scavi MM3. Ricerche di archeologia urbana a Milano durante la costruzione della linea 3 della metropolitana. 3.1. I reperti, a cura di D. Capogrosso, Milano 1991, pp. 259-298.

M.-B. Carre, Les amphores de la Cisalpine et de l’Adriatique au début de l’Empire, «MEFRA», 97, 1985, pp. 207-245

S. Cipriano, S. Mazzocchin, P. Pastore, Padova. Tre casi in aree a diversa funzionalità, in Bonifiche e drenaggi con anfore in epoca romana: aspetti tecnici e topografici (Atti del Seminario di studi, Padova 1995), a cura di S. Pesavento Mattioli, Modena 1998, pp. 161-174

G. Facchini, M. Leotta, Anfore, in Extra moenia 2. Gli scavi di via Benzi. I reperti, «Rivista archeologica dell’antica provincia e diocesi di Como», 187 2005, pp. 147-176

G. Muffatti Musselli, Diffusione dell’anfora tronco-conica da olive nel I sec. d.C., «Rivista archeologica dell’antica provincia e diocesi di Como», 168 1986, pp. 185-209

S. Pesavento Mattioli, A. Buonopane, Alcuni tituli picti su anfore di produzione betica rinvenute nel porto di Pisa, in L’Africa romana. Lo spazio marittimo del Mediterraneo occidentale: geografia, storia ed economia (Atti del XIV convegno di studio, Sassari 7-10 dicembre 2000), a cura di M. Khanoussi, P. Ruggeri, C. Vismara, Roma 2001, pp. 789-793.