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Anfore Dressel 20 "Similes" o Dressel 20
"Parva Tarraconense"


Gruppo di contenitori di medie dimensioni apparentemente
diffusi nella zona di Tarragona e Barcellona, ma oggetto
di commercio nel Mediterraneo occidentale; quelli prodotti
dell'area di Barcellona presentano un argilla di colore
rosso crema o arancio, molto depurata e liscia, dura e
spigolosa in frattura, leggermente quarzosa, calcarea e
micacea, in alcuni casi dalla consistenza leggermente
sabbiosa. Da alcuni frammenti presenti nei musei di
Barcellona, che conservano quasi per intero il profilo del
contenitore risulta che questo doveva avere un'altezza
complessiva di 60 - 63 cm. e il diametro massimo di 47
cm., dimensioni inferiori a quelle di una comune Dressel 20
betica. Il labbro è di sezione semicircolare, leggermente
svasato, il collo si salda alla spalla, alta e sfuggente; le anse
dall'andamento semicircolare e sezione irregolare,
presentano un caratteristico schiacciamento all'attacco
superiore.
La prima notizia circa la presenza di imitazioni locali della
Dressel 20 proviene dallo studio del materiale anforico
dalle ricognizioni del 1985 - 1990 del territorio di Tarragona., ancche se le presenze accertate, in percentuale, risultano assai scarse. L'orlo di questi contenitori si caratterizza per il profilo in forma di coppa, piano nella parte alta, con una leggera inclinazione del labbro verso l'interno, dove presenta una marcata carenatura. Le caratteristiche mineralogiche dell'argilla impiegata confermerebbero la
provenienza dal territorio dell'antica Tarraco. Lo stesso
tipo di argilla caratterizza, per altro, altri frammenti anforici
raccolti nel corso delle medesime prospezioni, relativi a
contenitori che imitavano le forme Greco Italica, Dressel
1 A e C, Pasqual 1, Dressel 2-4 e Beltran I - II B, queste
ultime cronologicamente vicine alla Dressel 20.
E' stata proposta l'esistenza di un altro centro di
produzione di anfore imitanti la Dressel 20 nella zona di
Barcellona, e precisamente nella collina di Montjuic dove
nel 1929 venne rinvenuto un complesso monumentale
oggi identificato come un impianto per la produzione di
ceramiche comprendente un forno e degli scarichi di scarti
di cottura. Il materiale anforico identificato comprende
contenitori del tipo Pasqual 1, Dressel 2-4 e Dressel 20,
contenitori che circolavano contemporaneamente nel I
secolo d.C. Diversi contenitori imitanti la Dressel 20, poi,
si trovano nei musei di Barcellona ma anche in questo
caso si tratta di una produzione assai minoritaria rispetto
a quella betica.
Tra questi un esemplare, quasi integro, del Museo de la
Ciuidad di Barcellona presenta un piccolo bollo ovoidale
contenente una lettera P impresso sul labbro; un tipo di
marchiatura che non ricorre mai nelle anfore Dressel 20
betiche. Lo stesso piccolo bollo comparirebbe tra i
frammenti anforici, di tipo indeterminato, della villa di Sant
Boi, Baix Llobregat presso Barcellona, e in altri siti della
stessa zona, anche su contenitori di forma diversa, ma comunque databili in epoca giulio claudia.
La presenza di Dressel 20 "parvae" è attestata anche fuori dalla catalogna, ad esempio nel relitto romano di Port-Vendres II, in associazione con altri contenitori della medesima forma, ma di dimensioni normali; questo tuttavia non autorizza ancora ad ipotizzare un regolare commercio parallelo delle due produzioni. I frammenti del relitto francese presentano caratteristiche che fanno pensare ad un terzo centro di produzione; la superficie esterna del contenitore si presenta di colore beige con ingubbio più chiaro, un particolare della lavorazione destinato forse a conferire al prodotto un colore più simile a quello delle anfore etiche.
La presenza frequente, nelle città catalana, di anfore vinaria italiche e galliche, o di anfore olearie italiane, etiche, africane, in una regione tradizionalmente autosufficiente, non sta a dimostrare come l'economia tarraconense appare il riflesso di un mercato abbondante e polivalente, integrato nell'economia dell'impero.
In Catalogna, tuttavia, parlare di una produzione locale di anfore ha sempre portato ad una serie di inconvenienti. Da un lato gli autori classici hanno solo accennato ai vini prodotti localmente; l'olio della regione risulta, poi, escluso dalle comparazioni qualitative frequenti tra i prodotti delle varie province dell'impero.
Le ricerche archeologiche, al contrario, indicano come la maggior parte dei depositi con materiale di coltivazione dell'olivo o del processo di fabbricazione dell'olio, permettano di datare questa attività a partire dalla fine del II secolo d.C. In precedenza questi impianti sembrano essere stati dedicati alla produzione del vino.

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