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Keay XXXV

Contenitore tipo Keay 1984, type XXXV - "Contenitori
cilindrici tardo antichi di grandi dimensioni"; Argilla molto
compatta, di colore variabile dall'arancio al rosso
intenso, ruvida o grossolana in frattura, porosa,
normalmente con alta concentrazione di inclusi calcarei.
Contenitore cilindrico con corto collo cilindrico o
troncoconico, orlo a fascia molto aggettante a volte
ricurva verso il basso, piccole anse ad anello dalla
sezione ellittica applicate sotto l'orlo e alla base del collo;
corpo largo, di grandi dimensioni, terminante con un
corto e grosso puntale, conico o cilindrico; sopra il collo,
normalmente, compaiono incisioni "a pettine" o singole,
orizzontali o ondulate (Remolà Vallverdù 2000, figg.
36-38); sulla base dei dati morfologici il Keay propone
tre varianti (Keay 1984, pp. 233-240), distinguibili
soprattutto per i diversi profili dl bordo e del labbro.
Compreso nella serie dei "contenitori cilindrici di grandi
dimensioni", prodotti forse in Tunisia per l'esportazione
dell'olio; la maggior parte dei ritrovamenti in territorio
africano si localizza  lungo la fascia costiera del Sael, indicando la probabile presenza di centri di produzione in area tunisina (Peacock, Bejaoui, Ben Lazreg 1989 e 1990); l'estrema somigliansa nelle argille utilizzate potrebbe indicare la provenienza da uno o più centri di produzione situati nella stessa zona.
Come nel caso di altri contenitori africani noti, il contenuto trasportato non è conosciuto con certezza e si ipotizza l'olio, sulla base della vocazione produttiva della zona, o altre sostanze come conserve e salse di pesce (Bonifay, Pierì 1995, pag. 98; Santamaria 1995, pp. 42 e 122). Attualmente è appurato come questo sia il contenitore maggiormente caratteristico, in africa e in occidente, a partire dalla metà del V secolo; a proposito si ipotizza una sua sopravvivenza fino alla fine del VI (Keay 1984, pag. 240; Panella 1982, pag. 184).
Altre ipotesi vogliono la presenza della Keay XXXV dalla fine del IV secolo; a questo proposito a Tarragona una delle varianti (35 B) è documentata in livelli di fine IV, in associazione con contenitori Keay IV, XXIII, XXIV e XXV, ma la presenza maggiore si ha a partire dal secolo successivo (Freed 1995, pag. 170, Stevens et alii, 1993, pag. 87); altri elementi cronologici provengono da limitati rinvenimenti a Luni e nella Schola Paeconum a Roma, in contesti datati  intorno alla metà del V secolo( Schola Praeconum 1982, pag. 76, fig. 10, 133, 138, 134, 12, 172l'eventuale presenza in contesti più tardi può essere dovuta a residualità (Remolà Valverdù, 2000, pp. 145-149).

Bibliografia

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J.A. Remolà, Las anforas tardo-antiguas en Tarraco (Hispania Tarraconensis), Barcelona 2000, pp. 145-146, figg. 15.7, 36-39, 48.2-6 e 8-9;

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D.P.S. Peacock, F. Bejaoui, N. Ben Lazreg, Roman pottery production in central Tunisia, Journal of Roman Archaeology, 3, 1990, pp. 58-84;

J Freed, The late series of tunisian cylindrical  amphoras en Carthage, Journal of Roman Archaeology, 8, 1995, pp. 155-191;

S. Stevens et alii, A late-roman urban  population  in a cemetery of vandalic date  at Carthage, Journal of Roman Archaeology, 8 1993, pp. 263-270

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