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Anfore di Brindisi

La produzione anforaria tipologicamente più antica fra
quelle finora attestate nel Brindisino è legata al nome della
famiglia degli Aninii sulla base dell’alta percentuale di
anse bollate che restituisce questo gentilizio. I bolli più
attestati sono quelli con il nome di Caius Aninius, nelle
varianti linguistiche greca e latina. Inferiore è il numero di
esemplari che documentano Lucius Aninius, testimoniato
solo in latino.
I contenitori presentano il corpo dal profilo ovoidale allungato e
terminante con un puntale cilindrico talvolta sagomato a bottone. Il
collo è alto e svasato alla base con orlo a fascia, a profilo triangolare,
le anse sono lunghe e a nastro o a bastoncello di sezione circolare,
impostate al di sotto dell’orlo e poggianti sulla spalla, la cui continuità
con il resto del corpo è interrotta da una solcatura molto netta e ben
evidenziata.
La morfologia dell’anfora suggerisce una destinazione vinaria. Sotto il
profilo morfologico le uniche variazioni riguardano la fattura degli orli in
alcuni casi più alti e pendenti, in altri più bassi e spessi, in altri ancora
evidenziati da un gradino alla base. Le circonferenze degli orli non
risultano spesso regolari, così come quelle dei colli non sono sempre
perfettamente cilindriche. Le anse, a nastro, hanno solitamente una
lievissima scanalatura longitudinale e sono segnate alla base da una o
più impressioni digitali.
I siti produttori individuati sono ad Apani e Giancola, lungo il litorale a
nord di Brindisi, Marmorelle nell’entroterra e La Rosa nella zona portuale, alla
periferia sud della città. Tutti questi siti presentano una conformazione ed una
localizzazione geografica adatta all’impianto di officine per la produzione ceramica:
vale a dire disponibilità in loco di cave di argilla, presenza di un corso d’acqua e
di un facile approdo, vicinanza di un’arteria viaria.  Il sito di Apani, in particolare,
rappresenta uno dei maggiori centri produttori di anfore brindisine individuati. Il sito
è dislocato lungo il litorale, pochi chilometri a nord della città, nei pressi del
canale omonimo e sul percorso di un antico asse viario, che più tardi diventerà la
via Traiana.
Sulla base delle caratteristiche tipologiche e dei confronti con esemplari rinvenuti in
contesti databili, è proponibile per le anfore di questa produzione una cronologia
orientativa alla seconda metà del II sec. a.C. Sono evidenti le affinità morfologiche
con l’anfora vinaria genericamente definita "greco-italica" tarda, di
produzione centro-tirrenica, la cui diffusione è collocata "tra la
seconda metà del III e la prima metà del II secolo a.C." (Manacorda
1989, pp. 443-444, nota 2), o anche anticipata a partire dalla metà
del III sec. a.C. (Van Der Mersch 1994, pp. 59-92).
I principali rinvenimenti di anfore brindisine si registrano in Puglia, ad
Ascoli Satriano, in associazione con anfore rodie databili all’ultimo
terzo del II sec. a.C. ; ad Adria, in Veneto, in contesti funerari (Ca’
Garzoni 1966, 1969) databili alla seconda metà del II a.C.;
inoltre, ancora ad Adria, nel contesto funerario di Ca’ Cima,
scavato nel 1995, e databile, sulla base delle associazioni con i
corredi, alla seconda metà del II sec. a.C. Lungo la costa tirrenica
assieme a contenitori di tipo Dressel 1 e Lamboglia 2, durante lo
scavo del relitto di una nave romana naufragata nei pressi dell’isola
di Ponza tra la fine del II e gli inizi del I sec. a.C. (cfr. Galli 1993,
pp. 123-124, fig. 5, tav. II D). Di grande rilevanza infine il
rinvenimento, in situ, in Israele, a Marissa, nell’ultima fase di
occupazione, databile all’ultimo terzo del II sec. a.C. (Finkielsztejn
2000, p. 213).

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