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Contenitori Mid Roman 1 e Keay LII - Africa o Sicilia

Mi è capitato di imbattermi in frammenti di contenitori anforici, i quali nella forma ricordano una delle molte varianti del tipo Keay LII, ma sono poi caratterizzati da argilla e ingubbio di chiara provenienza nord africana.
Mi sono poi reso conto che il problema è stato affrontato, ma non ancora risolto, da illustri studiosi che si sono occupati del commercio tra l'Africa e l'Italia in epoca tardo antica.
Il problema si complica quando si va ad analizzare l'argilla impiegata in queste produzioni, dal momento che, nonostante la somiglianza "macroscopica" con le argille africane, questa viene classificata di provenienza siciliana.
Non ho trovato traccia di contenitori simili a questi nel recente poderoso volume di M. Bonifay sulla ceramica africana, uscito nel 2005 nella collana British International Reports. Tuttavia questo autore mette in luce una problematica che può definirsi affine, e che riguarda la produzione detta Mid Roman 1 (nella classificazione di J.A. Riley) o Agorà M 254.
Questo piccolo contenitore biansato (Ostia II 522 e Ostia III 464 per la variante più antica; Ostia I 453 - 454 per la variante più tardiva) è stato lungamente considerato come una produzione della Tripolitania (anche per la sua abbondanza nei depositi di Lepcis Magna); da qui il suo appellativo di "piccola tripolitana", sebbene l'argilla impiegata non sia confrontabile con quella delle anfore della Tripolitania orientale (si aggiunge il fatto che la variante più antica di queste anfore è rappresentata su un mosaico di Dougga).
Il problema delle "piccole Tripolitane" si estende
anche ad altri piccoli contenitori di incerta origine
presenti da tempo nei depositi di Ostia Antica o rinvenuti
a Roma, caratterizzati da anse dalla sezione "a fiorellino" e orlo angolato, non tutti riconducibili ad un unica tipologia.
Ma l'ipotesi che prende piede attualmente, alla luce di recenti analisi petrografiche (inedite) è che queste anfore possano essere di origine siciliana.
Per tanto i numerosi esemplari presenti in vari depositi tunisini non rappresentano un problema a parte la difficoltà di distinguere gli impasti di Naxos e gli impasti africani, e si profila così la possibilità che si siano avute produzioni di anfore del tutto simili nelle due province.
Insomma la soluzione non c'è, o almeno non ancora; vale comunque la pena di ricordare che, in epoca imperiale, il fenomeno della produzione di forme anforiche simili anche in centri di produzione molto distanti tra loro, è cosa ben nota. Basti ricordare la "fortuna" ben documentata della forma Dressel 2 - 4, le cui "imitazioni" sono presenti in Spagna, oriente, e nella stessa Africa.

BIBLIOGRAFIA

C. Panella, Le Anfore, in Ostia III, Roma 1973, pag. 471

D. Manacorda, Le Anfore, in Ostia IV, Roma 1977, pag. 232

P. Galliou, Afrique et Armorique. A propos d'une amphore d'Afrique du nord mise a jour a Rennes, Ant. Afr., 26, 1990, pp. 223 - 229

F. Villedieu, Turris Libisonis. Fouille d'un site romain tardif a Porto Torres, Sardaigne, Oxford 1984, pag. 180

M. Yacoub, Le Musée du Bardo (Departements Antique), Tunis 1996, fig. 100 

R.J.A. Wilson, Sicily under the roman empire. The archaeology of a roman province (36 bC - aD 535), Warminster, Aris and Philipp 1990, pag. 264 e fig. 224

R.J.A. Wilson, Rural settlementin hellenistic and roman Sicily: excavations at Campanaio (AG). 1994 - 98, Papers of British School at Romee, LXVIII 2000, pp. 361 - 363 e fig. 20

M. Bonifay, Etudes sur la céramique romaine tardive d'Afrique, British Archaeological Reports, International Series, 1301, Oxford 2004, pp. 147 - 148





















 
Contenitori assimilabili al tipo Keay LII da recenti scavi nell'area del Foro di Traiano a Roma
Contenitori assimilabili al tipo Keay LII da recenti scavi nell'area di S. Sebastiano a Roma
Contenitore Mid Roman I - Agorà M 254 (da Riley 1977)
Contenitore ostiense inv. 14874
Contenitore ostiense inv. 16528