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Keay XXVI g - Spatheia di piccole
dimensioni


Contenitori di piccole dimensioni solo in parte
assimilabili al tipo Keay XXVI, o "Spatheia di
piccole dimensioni"; caratterizzati dal corpo
fusiforme, allungato (contenitori cilindrici della
lunghezza di 40-45 cm. circa, il diametro
dell'orlo varia tra 4 e 8 cm.), collo ci8lindrico,
orlo semplicemente ingrossato o realizzato ad
imitazione di altri contenitori, come Keay XXV
o tripolitane, fondo con piccolo puntale, piccole
anse a maniglia (a volte mancanti) impostate sul
collo; il Keay li considera una variante del tipo
XXVI.  Generalmente si ammette un origine
africana per questi contenitori (Tunisia
settentrionale, Nabeul, Utica), anche se solo in
alcuni casi l'impasto si identifica sicuramente
come africano; le poche evidenze note non
consentono di identificare il contenuto.
L'argilla è di colore variabile dal rosso arancio
al giallo paglia, micacea, compatta e ruvida in
frattura, spesso ricca di inclusi; I contenitori
sono presenti in misura rilevante in diversi
contesti italiani e delmediterraneo occidentale
in associazione con contenitori di sicura
provenienza africana; allo stato attuale non è
possibile individuare eventuali produzioni
"locali" oltre a quelle nord africane accertate
(ma l'eventualità e stata in passato ipotizzata).
A partire dal materiale rinvenuto nel Castrum di S. Antonio di Perti (Genova) S stata proposta una articolata classificazione delle forme con ben otto varianti, molte delle quali al di fuori della tipologia del Keay (Murialdo 1995, pag. 444, fig. 5). Le dimensioni estremamente ridotte dei contenitori lasciano supporre che potessero trasportare merci di alto pregio come profumi o salse pregiate. La cronologia accertata va dal VI alla fine del VII secolo, in tutti i siti di provenienza del materiale noto, quali Marsiglia (Bonifay, Pierì 1995, pag. 97), la Crypta Balbi (Saguì 1998, pag. 312), a Vibo Valenzia (Arthur, Peduto 1986 e Arthur 1989, pp. 82-83); a Tarragona i materiali rinvenuti provengono da sepolture datate tra la fine del VI e il VII secolo (Remolà Vallverdù 2000, pp. 144-145).

Bibliografia

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Circa l'utilizzo di questi piccoli contenitori e i loro rapporti con le produzioni africani, v. L. Saguì, Il deposito della Crypta Balbi: una testimonianza imprevedibile sulla Roma del VII secolo, in Ceramica in Italia VI-VII secolo, Atti del convegno in onore di John W. Hayes, Roma, 11-13 Maggio 1995, a cura di L. Saguì, Roma 1998, pp. 313-314 (V-VII secolo d.C.);

L. Saguì, Roma, i centri privilegiati e la lunga durata della tarda antichità. Dati archeologici dal deposito di VII secolo nell'esedra della Crypta Balbi, Archeologia medievale, XXIX, 2002, pp. 14-14-17, figg. 5, n. 1; 7-8;

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