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Pelichet 47 - Gauloise 4

Anfora dal corpo piriforme, rastremato in basso, ampia spalla
arrotondata, corpo dal profilo a trottola, breve collo con orlo
ad anello arrotondato, ingrossato o a fascia, piccole anse a
nastro bifido impostate sotto l'orlo e sulla spalla, dall'andamento
semicircolare, piede ad anello (H 60-65 cm. ca); l'argilla è
solitamente di colore beige o gialla con ingabbiatura più chiara.
Prodotta nella Francia meridionale e diffusa in tutto il bacino
del Mediterraneo e nell'Europa interna, regione renana e
Inghilterra per il commercio del vino; probabilmente non giunge
mai in Africa; a Roma risulta assente nel deposito di Castro
Pretorio (I sec. d.C.) e tra i materiali di Pompei, per cui
dovrebbe essere stata importata non prima della metà del I
secolo d.C.
Fra i rinvenimenti di maggiore entità si segnala quello dell'Isola
del Giglio (Cala Cupa), risalente agli anni '70, all'interno del
quale la quasi totalità delle anfore appartenevano al tipo
Pelichet 47 - Gauloise 4, alcune delle quali recanti bolli impressi,
in parte già attestati in relitti lungo la costa  francese (Relitti di
Storia pp. 95-96).
L'anfora tipo Pelichet 47 rappresenta il punto d'arrivo
nell'evoluzione dei contenitori di produzione gallica di epoca augustea (c.d. marsigliesi), e giunge alla sua massima affermazione nel corso del II secolo d.C. in concomitanza con la diffusione del vino di produzione gallica che soppianta su tutti i mercati quello italico.
Tale stato di cose è testimoniato da numerosi altri relitti, lungo le coste italiane e francesi, molti dei quali solo parzialmente noti. Una particolare concentrazione si ha lungo le
coste toscane, con i relitti recentemente individuati all'Isola d'Elba,
all'Isola di Montecristo e all'Isola del Giglio (Zecchini 1982,
pag. 160 ss.; Bound 1988, pp. 58 ss. e Id 1992). La
destinazione vinaria del contenitore viene comunemente
ipotizzata, anche sulla base dalle frequenti tracce di resina
presenti nell'interno degli esemplari rinvenuti.
Circa l'utilizzo di queste piccole anfore, un dato utile è quello
relativo relitto di II secolo rinvenuto a metà degli anni '70, in
località Cala Lupa all'Isola del Giglio; tra la mole di materiale
anforico presente sul sito, tutto frammentario a causa di una
frana abbattutasi in seguito sul relitto stesso, venne rinvenuta
una Gauloise 4 integra e tappata (v. il disegno quì accanto
apparso sul catalogo "Relitti di Storia" - 1991), che conteneva
un piccolo carico di grano (Galasso et alii 1983, e gradita
comunicazione personale dello stesso Autore). In considerazione
della frammentarietà dell'intero carico non è stato possibile
risalire al carico della nave (vino, olio o altro); non è quindi da
escludere che l'anfora con il grano potesse far parte di uno
stoccaggio di provviste ad uso dell'equipaggio della nave.

Bibliografia

Archeologia Subacquea 1, Suppl al Bollettino d'Arte, 4, 1982,
pag. 24, fig. 42

Archeologia Subacquea 3, Suppl al Bollettino d'Arte, 37-38,
1987, pag. 148, fig. 20, pag. 169, fig. 14, pag. 200, fig. 18.51

A. Caravale, I. Toffoletti, Anfore Antiche. Conoscerle e
identificarle, Atripalda 1997, pag. 115

F. Laubenheimer, La production des amphores en Gaule
Narbonnaise, Besançon 1985, pag. 275, fig. 137, s;

D. Arobba et all., Studio Pluridisciplinare  di un carico
del I-III sec. d.C., in: "Forma maris Antiqui", 11-12,
pag. 117 ss.;

M. Zecchini, Relitti romani dell'Isola d'Elba, Lucca 1982,
tav. XLVII;

S.J. Keay, Amphorae, in A.S. Anderson, J.S. Wacher, A.P. Fitzpatrick et alii, The Roman British "Small Town" at Wanborough, Wiltshaire, Britannia Monograph Series, n. 9, London  2001, pag. 217, fig. 76, n° 38;

Relitti di Storia. Archeologia Subacquea in Maremma, a cura di M.G. Celuzza e P. Rendini, Siena 1991, pp. 96-99, figg. 68-72;

M. Galasso et alii, Studio pluridisciplinare del materiale proveniente da un carico navale del I-III secolo scoperto sui fondali dell'Isola del Giglio (Grosseto - Italia), in Forma Maris Antiqui XI-XII - 1975-1981 -, Ist. Int. di Studi Liguri, Bordighera 1983, pp.117-144.

Ostia III, pp. 538-551, tav. XXIII, n. 121, XXIV, n. 153, XXVI, n. 151, XXIX, n. 193, XXXVI, n. 264, LIX-LX, nn. 525-528;

Ostia IV, Le Terme del Nuotatore, Scavo dell'ambiente XVI e dell'area XXV, Studi Miscellanei 23, Roma 1977, pag. 122 e pp. 145-149;

A roman villa and a late roman infant cemetery. Excavation at Poggio Granignano, Lugnano in Teverina, edited by D. and N. Soren, Roma 1999 (L'Erma di Bretschneider), Pelichet 47 - Gauloise 4, pp. 345-346;

M.F. Meylan Krause, Domus Tiberiana. Analyses stratigraphigues et céramologiques, British Archaeological Reports, International Series, 1058, Oxford 2002, pag. 125.

M. Bound, A Roman Amphorfa Wreck (Pelichet 47) off the Island of Montecristo, Italy - Preliminary Report, The International Journal of Nautical Archaeology (1992), 21, 4, pp. 329 - 336

M. Bound, The Giglio wrek, in "Enalia", suppl. 1, Atene 1991, pag. 1 ss

M. Bound, Il relitto fantasma, Archeologia Viva, n.s., 7, 2, 1988, pp. 58 ss.

R. Delage, L'ecrit en "représentation". Les marques de grand format au sein des décors sur sigillée du centre de la Gaule, in "GALLIA". Archéologie de la France Antique. 61, 2004






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