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Capitolo XV. - Flaviano e Evagrio, Vescovi di Antiochia. Gli eventi di Alessandria e la distruzione del tempio di Dionysus. Il Serapeo e gli altri templi degli idoli che vennero distrutti.

Paolino, vescovo di Antiochia, morì in questo periodo [376], e tutti coloro che si erano riuniti [nella chiesa] con lui persistettero nella loro avversione a Flaviano [vescovo nestoriano della città], anche se i suoi sentimenti religiosi erano esattamente i loro stessi, poiché aveva violato il giuramento che precedentemente aveva fatto a Meletio. Quindi, scelsero Evagrio come loro vescovo [381 – 384]; Evagrio non è sopravvissuto lungamente  a questo appuntamento ed anche se Flaviano volle impedire l'elezione di un altro vescovo, coloro che si erano separati dalla comunione con lui, continuano ancora a tenere le loro assemblee separatamente.
Circa questo periodo, il vescovo di Alessandria [Pietro II ?], al quale su propria richiesta era stato concesso dall'imperatore il tempio di Dionysus, volle convertire quell’edificio in chiesa. Le statue vennero rimosse, [...] e, per lanciare un esorcismo sui misteri pagani, si fece fare una processione per l'esposizione pubblica di quegli oggetti; il phallus e qualunque l'altro oggetto era stato celato nel  santuario che era, o sembrava essere ridicolo, venne mostrato in pubblico. I pagani, indignati per questa esposizione ingiuriosa, non rimasero a soffrire in silenzio, ma insieme cospirarono per attaccare i cristiani. Nei moti che ne seguirono vennero uccisi molti cristiani, altri vennero feriti; [i pagani] si asserragliarono quindi nel Serapèion, un tempio maestoso per bellezza e per le dimensioni [...].
L'edificio venne convertito in cittadella provvisoria; vi vennero condotti con la forza molti cristiani, messi alla tortura e obbligati ad offrire il sacrificio. Coloro che rifiutavano vennero crocefissi, o gli vennero tagliati i piedi, o vennero messi a morte in altri modi crudeli.
Quando la sedizione durava ormai da tempo, giunsero i soldati per imporre loro il rispetto delle leggi, perché consegnassero le armi e liberassero il Serapèion. Giunse allora Romanus, il generale delle legioni militari in Egitto, ed Evagrio che era prefetto di Alessandria; poiché tutti gli sforzi,  per ricondurre la gente alla calma erano assolutamente vani, si fece in modo che i fatti venissero comunicati all'imperatore.
Coloro che si erano chiusi nel Serapèion si prepararono allora per una resistenza più tenace, per il timore della punizione che sapevano avrebbero subito a causa delle loro azioni audaci, ed ancor più vennero istigati alla ribellione dai discorsi infiammati di un uomo chiamato Olympius, che vestiva gli indumenti di un filosofo e che diceva loro che sarebbero dovuti morire piuttosto che abbandonare gli dei loro padri.
Temendo che gli assedianti avessero intenzione di distruggere tutte le statue degli idoli, lui li rassicuro sostenendo che una tale circostanza non doveva condurre necessariamente alla rinuncia della loro religione; poiché le statue sono composte di materiali corruttibili, erano pure  immagini e quindi potevano anche scomparire; ma i poteri che dimoravano nel loro interno, sarebbero volati in cielo. Tramite tali argomentazioni, egli riuscì a tenere un gran numero di persone asserragliate con lui nel Serapèion.
Quando l'imperatore venne informato di quanto stava avvenendo ad Alessandria, dichiarò che i cristiani che erano stati torturati sarebbero stati benedetti, poiché erano stati ammessi all'onore di martirio ed avévano sofferto in difesa della fede. Inoltre offrì il perdono e la libertà a coloro che avevano perpetrato quelle azioni, sperando che da questo atto di clemenza molti di loro avrebbero in seguito abbracciato la religione cristiana; ma ordinò anche la demolizione di tutti i templi ad Alessandria, poiché in questi era stata la causa della sedizione popolare.
Quando questo editto imperiale venne reso pubblico, i cristiani iniziarono a gridare dalla gioia [...]. La gente che era asserragliata nel Serapèion era tuttavia ancor più terrorizzata nel sentire queste grida, e cresceva in loro la paura; i cristiani immediatamente ottennero il possesso dell'area del tempio, che da allora hanno mantenuto.
Sono stato io stesso informato, sulla notte che precedette questo avvenimento; Olympius sentiva la voce di un hallelujah cantato nel Serapèion; le porte quindi vennero tutte chiuse [...]; ma poiché non si vedeva nessuno in giro, ma si poteva sentire soltanto la voce di colui che cantava, immediatamente egli intuì che cosa significasse quel segno, e una volta compreso ciò immediatamente abbandonò il Serapèion e si è imbarcò per l'Italia.

Si racconta anche che mentre si stava  demolendo il tempio, vennero rinvenute alcune pietre, su cui erano incisi dei caratteri detti "hieroglyfici" sotto forma d'una croce, ed una volta sottoposti alla visione da parte di esperti, vennero interpretati come significato della vita che viene. Questo fatto portò alla conversione di molti pagani; come similarmente altre iscrizioni trovate nello stesso luogo, che contenevano le previsioni sulla distruzione del tempio.
E fu così che il Serapèion venne preso e, poco tempo dopo, convertito in chiesa ha ricevuto il nome dell'imperatore Arcadio.
Vi erano ancora pagani in molte città, che si misuravano tra loro nel fervore per i loro santuari; per esempio, gli abitanti di Petraea e di Areopolis, in Arabia; di Raphi e di Gaza, in Palestina; di Heriopolis nella Phoenicia; e di Apamea, sul fiume Axius, in Siria.
Sono stato informato io stesso che gli abitanti della città più antiche spesso arruolarono gli uomini della Galilea ed i contadini del Libano in difesa dei loro templi pagani; e addirittura portarono la loro audacia ad un tale livello, da aggredire un vescovo chiamato Marcello. Questo vescovo aveva ordinato la demolizione di tutti i templi nelle città e nei villaggi, ritenendo che contrariamente le persone non avrebbero abbandonato la loro precedente religione. Sentendo che vi era un tempio molto grande ad Aulon, un distretto di Apamea, vi si recò egli stesso con un corpo di soldati e gladiatori.
Si dispose ad una certa distanza dalla scena del conflitto, oltre la portata delle frecce; ma nonostante questo venne ferito e non poteva quindi combattere o fuggire. Mentre i soldati e i gladiatori erano impegnati nell'assalto contro il tempio, alcuni pagani, accortisi che il vescovo era solo, accorsero sul posto in cui si era riparato lontano dal combattimento; gli si avventarono addosso improvvisamente, lo catturarono e bruciarono vivo.
Gli esecutori di questo delitto da allora erano rimasti sconosciuti, ma, nel corso di tempo, vennero identificati ed i figli di Marcello chiesero che venissero a loro volta messi a morte. Il consiglio della provincia, tuttavia, vietò l'esecuzione di questo disegno e dichiarò non lecito che i parenti o gli amici di Marcello cercassero di vendicare la sua morte; piuttosto avrebbero dovuto ringraziare  Dio di aver permesso a Marcello di morire per una tal causa.

Capitolo XX. - Diffusione delle nostre dottrine e demolizione completa dei templi dell'idolatria. Inondazione del Nilo.

Mentre gli eretici continuavano a disputare fra loro stessi, la chiesa cattolica cresceva sempre più grazie alle tante conversioni dall'eresia, a causa dei molti dissensi che vi erano tra loro e particolarmente per il gran numero di pagani [convertiti].
L'imperatore aveva osservato che la pratica dell'idolatria era facilitata notevolmente dalla facilità con cui si poteva entrare ed uscire dai templi pagani, ed ordinò così che tutti i templi stessi venissero definitivamente chiusi; e infine decretò la demolizione di molti di questi edifici. Quando molti pagani si trovarono privati delle loro case della preghiera, cominciarono a frequentare le nostre chiese; inoltre non hanno osato continuare ad offrire i sacrifici alla maniera pagana nel segreto, dato che ciò comportava un gran pericolo, poiché il sacrificio era punito con la pena della morte e della confisca delle proprietà.
Si disse allora che il grande fiume dell'Egitto non era esondato dal suo alveo in quell’anno nella stagione adeguata; e che gli Egiziani avevano attribuito sdegnosamente questa circostanza alla proibizione dei sacrifici ad esso, secondo la legge ancestrale. Il governatore della provincia, temeva che il generale malcontento potesse sfociare in una sedizione e trasmise un messaggio all'imperatore sull'argomento.
Ma l'imperatore, lontano dall'attribuire maggiore importanza alla fertilità provvisoria prodotta dal Nilo, che alla fedeltà dovuta a Dio ed agli interessi della religione, rispose come segue: "Lasciate che il fiume cessi di scorrere, se tali incantesimi sono richiesti per assicurare la regolarità del suo corso; o se ci si diletta nei sacrifici, o se l'anima deve essere mescolata con acque che derivano la loro fonte dal paradiso di Dio".
Quasi subito, il Nilo esondò dal suo alveo con tale violenza, che le più alte colline vennero sommerse; ed anche quando raggiunse il limite più lontano ed ebbe quasi raggiunto la misura più completa, il livello dell'acqua non cessava di crescere, di modo che gli Egiziani guardavano con terrore a tale fenomeno.
La preoccupazione maggiore era che perfino la città di Alessandria e la zona della Libia potessero essere sommerse. I pagani di Alessandria, irritati per questo avvenimento inatteso, si diedero alla derisione nei teatri pubblici, affermando che il fiume non può moderare le sue azioni come un uomo anziano o uno sciocco. Molti egiziani quindi sono stati indotti ad abbandonare le superstizioni dei loro antenati ed abbracciano la Cristianità. Questi avvenimenti così li ho narrati poiché [così] li ho appresi di persona.