This page created with Cool Page.  Click to get your own FREE copy of Cool Page!

Capitolo 13. Il conflitto fra gli ebrei e i cristiani ad Alessandria, e fra il vescovo Cyril ed il prefetto Oreste.

Circa in questo stesso periodo accadde che gli ebrei vennero cacciati da Alessandria dal vescovo Cyril per i seguenti motivi. Il popolo di Alessandria, si diletta nel creare tumulti, più che qualunque altra gente; e se in qualsiasi momento trova un pretesto, è capace di darsi agli eccessi più intollerabili. Per esso inoltre sembra impensabile darsi a tali efferate azioni senza giungere ad un massacro.
Accadde, così in questa occasione, che scoppiasse un dissidio fra la popolazione, non a causa di qualcosa di realmente importante, ma da un vizio che è diventato molto popolare in quasi tutte le città, cioè la passione per gli spettacoli di danza.
A causa degli ebrei, che nel giorno che chiamano Sabbath si dinteressano delle loro attività commerciali, e trascorrono il loro tempo, non ad ascoltare i precetti della legge ma nei divertimenti teatrali, i ballerini raccolgono solitamente grandi folle in quel giorno, ed è quasi inevitabile che scoppino disordini.
Ed anche se tutto questo era, in qualche modo controllato dal governatore di Alessandria, tuttavia gli ebrei continuavano ad opporsi a queste misure di sicurezza. Ed anche se sono sempre stati ostili verso i cristiani, ancor più la loro rabbia si è accresciuta proprio per il pretesto di questi futili motivi.
Quando quindi il prefetto Oreste pubblicò un editto - in questo modo i romani chiamano gli avvisi pubblici - nel teatro, per imporre delle regole agli spettacoli, alcuni esponenti del partito del vescovo Cyril erano presenti per conoscere la natura dell’editto appena pubblicato. Tra loro vi era un uomo chiamato Hierax, che insegnava i rudimenti della letteratura ed era solito ascoltare con entusiasmo i sermoni del vescovo, applaudendo con entusiasmo.
Quando gli ebrei notarono la presenza di questa persona nel teatro, immediatamente presero a gridare che costui era venuto là per nessuno altro scopo che incitare la gente alla sedizione.
Oreste aveva considerato lungamente e con preoccupazione il potere crescente dei vescovi, poiché costoro avevano la tendenza ad invadere la giurisdizione delle autorità nominate dall'imperatore; in particolare Cyril era solito disporre di informatori che gli comunicavano la natura degli atti pubblici; quindi ordinò che Hierax venisse arrestato e punito pubblicamente nel teatro. Cyril, una volta informato di questo, si rivolse ai capi della comunità ebraica e minacciò loro severissime ritorsioni a meno che non avessero cessato le loro molestie verso i cristiani.
La popolazione ebraica udite queste minacce, invece di abbandonare le violenze, accrebbe la sua rabbia e si lasciò istigare ad una vera e propria cospirazione contro i cristiani; uno di costoro per il suo carattere esacerbato, divenne poi la causa della loro completa espulsione da Alessandria; questo è ciò che ora descriverò. Dal momento che ognuno di loro usava portare un anello al dito, realizzato con la corteccia dei rami di palma e che serviva per riconoscersi reciprocamente, progettarono di scatenare un attacco notturno contro i cristiani.
Costui inviò molte persone per le vie affinché diffondessero una falsa notizia gridando: "La chiesa dell'apostolico Athanasius è in fiamme: corrano al soccorso tutti i cristiani". Così molti cristiani udendo questo corsero fuori dalle loro case, correndo in tutte le direzioni, per la grande ansia di salvare la loro chiesa.
Gli ebrei immediatamente si gettarono su di loro, distinguendosi per gli anelli che portavano. All'alba gli autori di questo affronto non poterono più nascondersi, e Cyril, accompagnato da una immensa folla di gente, si recò alle sinagoghe, così sono chiamate le loro casa di preghiera, le occuparono e trascinarono fuori gli ebrei per le vie della città, consentendo alla folla di saccheggiare i loro averi.
Così gli ebrei che risiedevano nella città a partire dall’epoca di Alessandro il Macedone vennero cacciati via, spoliati di tutto ciò che possedevano e fuggirono via chi in una direzione, chi nell’altra.
Un di loro, un medico di nome Adamantio, si reco dal vescovo di Costantinopoli Attico, e, fingendosi cristiano, per un certo tempo riuscì a rientrare ad Alessandria e riprendere li la sua residenza.
Oreste il governatore di Alessandria, si indignò fortemente per quanto era accaduto, ed era anche enormemente addolorato per il fatto che che una città di tale grandezza dovesse perdere una gran parte della sua popolazione; quindi comunicò immediatamente l’intera vicenda all'imperatore. Ma anche Cyril si rivolse  all’imperatore per iscritto, descrivendo il comportamento ingiurioso degli ebrei; vennero inoltre inviati dei funzionari, da Oreste, perché mediassero per una riconciliazione: molta gente lo aveva pregato di fare questo.
Quando Oreste rifiutò di dare ascolto ai propositi amichevoli di Cyril, questi sollevò verso lui il libro dei vangeli, sperando che il rispetto per la religione lo convincesse a porre da parte il suo rancore. Ma dal momento che, persino questo non ebbe l’effetto di indurlo ad una pacificazione, ma al contrario persistette nella sua implacabile ostilità verso il vescovo, accaddero le cose che di seguito vado a narrare.

Capitolo 14. Giungono i monaci di Nitria e sollevano una sedizione contro il prefetto di Alessandria.

E' risaputo che molti dei monaci che abitano nelle montagne di Nitria, sono di carattere molto ardente, come un certo Theophilo che tempo prima a causa di una ingiustizia subita si era levato contro Dioscorus ed i suoi fratelli, e di nuovo si lasciò trasportare dallo zelo ardente nell’azione a favore di Cyril.
Circa cinquecento di loro quindi lasciarono i loro monasteri, ed entrarono in città; incontrato il prefetto mentre questi si trovava sul suo trasporto, iniziarono ad apostrofarlo “idolatra pagano” e gli lanciarono molti altri epiteti offensivi. Costui, avendo compreso che si trattava di una trappola tesagli da Cyril, rispose subito di essere un cristiano e di essere stato battezzato da Attico il vescovo di Costantinopoli.
Ma costoro non diedero ascolto alle sue solenni affermazioni e il più determinato di loro, chiamato Ammonio, scagliò una pietra contro Oreste che lo colpì sulla testa, e subito fu coperto dal sangue fuoriuscito dalla ferita; tutti i soldati del seguito, con poche eccezioni, fuggirono in ogni direzione, e scomparvero nella folla, temendo di essere lapidati a morte.
Nel frattempo il popolo di Alessandria accorse in soccorso al governatore e riuscì a mettere in fuga i monaci; ma riuscirono a catturare Ammonio lo trascinarono dal prefetto. Immediatamente fu messo pubblicamente alla tortura, che venne inflitta con tale severità questi ne morì poco dopo per le conseguenze.
Subito dopo venne fatto un resoconto agli imperatori su ciò che era avvenuto. Anche Cyril trasmise un suo resoconto dei fatti all'imperatore, e dopo aver preteso che il corpo di Ammonio fosse depositato in una chiesa, gli impose il nuovo nome di Thaumasius, ordinò che fosse iscritto fra i martiri, ed elogiò la sua magnanimità verso la chiesa, come quella di colui che fosse caduto nella difesa della fede.
Ma anche il più assennato tra i cittadini di Alessandria, anche se cristiano, non volle accettare il giudizio pregiudiziale dato da Cyril, dato che tutti sapevano bene che [Ammonio] aveva avuto la giusta punizione per l’atto compiuto, e che non aveva perso la vita a seguito delle torture per aver negato Cristo. Cyril stesso, cosciente di questo, fece in modo in seguito di cancellare lentamente il ricordo dei fatti. Ma l'animosità fra Cyril e Oreste a questo punto non si era per nulla sopita, ma venne accesa di nuovo da un avvenimento simile al precedente.

Capitolo 15. Hypatia la donna filosofo.

Ad Alessandria vi era una donna chiamata Ipazia, la figlia del filosofo Teone, che ottenne tali risultati nella letteratura e nella scienza da superare di molto tutti i più grandi filosofi del suo tempo. Essa proveniva dalla scuola di Platone e Plotino, ed esponeva i principi della filosofia ai suoi uditori, molti dei quali venivano da lontano per ascoltare le sue parole.
Grazie alla padronanza di sé e alla nobiltà dell’agire che aveva acquisito di pari passo con la sua grande cultura, spesso appariva in pubblico davanti ai magistrati, e nessuno si sentiva offeso per il fatto che si trovasse in una riunione di uomini. Tutti anzi, per via della sua straordinaria dignità e delle sue virtù, l'ammiravano maggiormente.
Così anche lei fu vittima della gelosia politica che imperava a quel tempo, poiché era solita incontrarsi con Oreste; questa circostanza fu male interpretata dal popolino cristiano, che la accusò di essere lei ad impedire una riconciliazione tra Oreste ed il vescovo Cyril.
Alcuni di loro, perciò, spinti da uno zelo feroce e bigotto, il cui istigatore fu un lettore di nome Pietro, la catturarono mentre ritornava a casa, la trascinarono fuori dalla sua carrozza e la portarono in una chiesa chiamata Caesareum; li la spogliarono completamente e la uccisero colpendola con delle tegole. Dopo avere fatto a pezzi il suo corpo, ne portarono i resti in un luogo chiamato Cinaron, e là li bruciarono.
Questa circostanza non causò la minima riprovazione a Cyryl, e neanche a tutta la chiesa di Alessandria.
Ed è certo che nulla è più lontano dallo spirito cristiano che permettere che avvengano tali massacri, violenze, ed azioni di quel genere.
Questo accadde nel mese di marzo, nel corso della quaresima, il quarto anno dell'episcopato di Cyryl, il decimo consolato di Onorio ed il sesto di Teodosio.