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La Storia Ecclesiastica di Sozomeno e Socrate Scolastico:
la distruzione dei templi di Alessandria e i moti anti
ebraici del 414


Le notizie storiche su Salminius Hermias Sozomenus sono limitate
agli accenni autobiografici che egli stesso fa, quando afferma di essere
nato [forse intorno al 400 d.C.] in una città chianata Beyelia, nei pressi
di Gaza; e ai rapporti che intrattenne in gioventù con Zenone, vescovo
di Majuma, il quartiere marittimo della città. Lo stesso autore racconta
che la sua famiglia si convertì al cristianesimo [probabilmente nel corso
della seconda metà del IV secolo], ed il nonno divenne un celebre
lettore e interprete delle sacre scritture.
Sembra che Sozomeno abbia seguito contemporaneamente gli studi
di letteratura greca e legge, e che abbia esercitato a Costantinopoli la
professione di avvocato; proprio durante il soggiorno nella capitale,
concepì e scrisse la sua "Storia Ecclesiastica" in due parti; la prima
parte dall'età apostolica per giungere alla battaglia di Crisopoli (323),
che portò alla sconfitta di Licinio e all'affermazione di Costantino
come unico imperatore; la seconda doveva coprire il periodo seguente
fino al 439, ma arriva in realtà al 425.
L'opera reca la dedica all'imperatore Teodosio II (408 - 450), e dovette
essere quindi completata sotto il suo regno. Non è nota la data di
morte dello storico.
Della "Storia Ecclesiastica" di Sozomeno rimane unicamente la seconda parte, in 9 libri, che giunge alla morte di Onorio (423) e alla successione da parte di Valentiniano III (425 - 455). Il cap. XVII del 9° libro tratta della scoperta delle reliquie del profeta
Zaccaria e del protomartire Stefano.
Anche la figura di Socrate [definito                    in alcune versioni della
sua Storia Ecclesiastica] è nota unicamente per le poche notizie da lui
stesso riportate. Visse probabilmente a Costantinopoli tra il 380 e il 440.;
nella capitale esercitò l’avvocatura, e tra i suoi maestri cita Elladio e
Ammonio Grammatico, fuggiti nel 391 in quanto pagani.
Anche la compilazione della "Storia Ecclesiastica" di Socrate si pone nel
periodo del regno di Teodosio II (408 - 450), al quale si fa spesso
riferimento in quanto vivente.
La "Storia" di Socrate si propone come una continuazione dell’omonima
opera di Eusebio di Cesarea, della quale vengono trascritti alcuni
passi relativi agli avvenimenti dell’epoca di Costantino; ovviamente la
parte che riveste un maggiore interesse dal punto di vista storico è
quella relativa agli avvenimenti contemporanei all’autore, vale a dire
la prima metà del V secolo. 
Entrambi gli autori, di fede cristiana, sono stati spettatori dei fatti accaduti
ad Alessandria d’Egitto a cavallo tra la fine del IV e l’inizio del V secolo, anche se nessuno dei due ne fu testimone diretto.
Dalla lettura di due passi tratti da ciascuna delle due “Storie”, risulta molto bene la differenza  di approccio degli autori. Fervente antipagano Sozomeno, sostenitore dell’operato dei vescovi egiziani tendente al completo sradicamento del paganesimo. Più critico e imparziale Socrate, il quale non manca di mettere in risalto i lati oscuri della politica del vescovo Cirillo, e gli sforzi del prefetto urbano Oreste per il mantenimento della pace e della legalità.

Nel
libro VII, cap. 15, Sozomeno narra le vicende che portarono alla
distruzione dei maggiori templi di Alessandria, il tempio di Dioniso e il
Serapeo, mentre nel cap. 20 dello stesso libro, riferisce della grande
inondazione del Nilo, dell’anno 391, verificatasi in ritardo e con una
violenza maggiore del previsto, presa a pretesto da pagani e cristiani
per lanciarsi accuse reciproche, e del singolare intervento dell’imperatore
Teodosio.
Socrate Scolastico, invece, narra dei moti anti ebraici e del conflitto tra
Cirillo e Oreste nei
capitoli 13 – 15 del VII libro, partendo da diverse
constatazioni degne di nota, quali il carattere irruento della popolazione
di Alessandria, l’abitudine degli ebrei della città di trascorrere lo
Sabbath al teatro, assistendo a spettacoli di dubbio gusto, anziché
dedicarsi allo studio delle sacre scritture, come previsto dalla loro
religione, la condotta dei monaci di Nitria che costituivano una vera
e propria milizia al comando del vescovo, la constatazione del fatto che,
tutto sommato, la maggioranza della popolazione di Alessandria sosteneva l’operato del prefetto Oreste in favore della pace e della legalità.
Per quanto riguarda la vicenda dell’uccisione di Spazia, l’autore pur non accusando direttamente il vescovo, da per scontato che l’azione sia nata all’interno della chiesa di Alessandria, e che Cirillo né tentò di scongiurarla, né mostrò riprovazione all’indomani del fatto. È certo che una visione maggiormente obbiettiva di tali avvenimenti sarebbe impossibile senza il racconto ampio e documentato di Socrate.
È interessante notare come tutti gli storici e i cronisti bizantini successivi dipendano, più o meno direttamente, dalla “Storia Ecclesiastica” di Socrate, per quanto riguarda la narrazione dei fatti, mentre in alcuni casi se ne distaccano sul piano dei giudizi storici.
Una delle opere storiche minori del VII secolo, la Cronaca di
Giovanni vescovo di Nikiu, riporta infatti fedelmente il testo di Socrate, anche se riassunto, con una notazione originale alla fine, la cui provenienza non è specificata, ma che sembra attribuire, in maniera velata, la responsabilità dell’uccisione di Spazia proprio al vescovo Cirillo.
Il conflitto tra quest'ultimo e il prefetto urbano Oreste, come ben delineato da Socrate, è null'altro che un conflitto di poteri; non si hanno ulteriori notizie storiche a proposito di questo sfortunato funzionario dell'impero, la cui unica colpa fu quella di applicare la legge, ma è certo che, come ben puntualizza lo storico, il fatto narrato non dovette essere l'unico accaduto nella turbolenta metropoli egiziana.
In un periodo in cui, come hanno sottolineato molti storici contemporanei, riesplodono in maniera virulenta veri e propri conflitti "di classe" o "etnici" in seno ad alcune province dell'impero (tra cui l'Egitto), è interessante notare il profondo contrasto tra l'egiziano (di nascita) Cirillo e il funzionario ndello stato dal nome di origine greca; anche se nessun autore antico ha messo in evidenza questo aspetto (che a loro del resto doveva apparire insignificante), è abbastabza chiaro come i conflitti, anche violenti, ammantati di motivazioni religiose, mostrano tutto il loro carattere di scontri tra "egiziani" e "romani" (o "elleni"); nonché scontri tra un potere che rappresenta lo stato romano (lontano ed esoso dal punto di vista fiscale, certamente odiato dalla popolazione urbana e rurale) ed un'altro, arrogante e a tratti violento, che si sente investito direttamente da Dio; la chiesa oltre ad espletare la sua missione "salvifica", si avvia a diventare una istituzione dotata di eccezionale potenza economica, e, al di la del tenore di vita dei suoi ministri, la utilizza anche e soprattutto per fini "sociali", assistenza e conforto ai molti indigenti.
A questo proposito è interessante quanto narrano diversi autori proprio a proposito del grande centro monastico di Nitria, alle porte di Alessandria. Tra questi Rufino di Aquileia (345 - 410) nella Historia Monachorum in Aegypto (c. XXII), e Palladio di Galazia (363 - 420) nella "Storia Lausiaca" (c. LXIX), i quali accennano anche alla funzione di istituzione assistenziale e ad una sorta di diritto di asilo esercitato dal cenobio.
Dopo la cristianizzazione dell'impero, che alla fine del IV secolo era tuttavia ben lungi dall'essere completa, le diverse "nazionalità", siriaca, copta o berbera, trovarono forme di espressione anche radicali proprio nelle comunità monastiche, e in gruppi caratterizzati da forme di radicalismo estremo (che spessoesplodevano in forme di brigantaggio), quali i Donatisti e i "Ciecumcellioni" in Africa.


Per un quadro complessivo delle tematiche relative al monto tardo antico e alla crisi dell'impero romano dal III al V secolo, è ancora estremamente valido ed attuale il libro di Santo Mazzarino "La fine del mondo antico" (Milano 1959). per volere dell'autore il testo, anche se ristampato dalla casa editrice SuperBur Saggi fino al 1999, non ha avuto fino ad oggi nessun aggiornamento per quanto riguarda i contenuti e la bibliografia.

I testi degli autori classici riportati sono selezionati e tradotti da Badwila





Ritratto di Teodosio (379 - 395), sul missorio conservato a  Madrid, Real Academia de la Historia
Busto in marmo di Arcadio (395 - 408) presso l'Altes Museum di Berlino
Busto di Teodosio II (408 - 450), Parigi, Louvre